Una settimana… è questo lo spazio temporale che potevo concedermi con la mia famiglia in questo mese di luglio.

Dopo mesi di lavoro e responsabilità che attanagliano il nostro iter quotidiano, finalmente una breve pausa vacanziera. Mia figlia non ha dubbi: ”Scegliamo un villaggio!”. Quest’anno la nostra meta geografica è la Puglia ed il villaggio che ci incuriosisce è nei pressi di Ostuni, in provincia di Brindisi.

Arriviamo in aereo, in poche ore da quando abbiamo chiuso l’uscio di casa siamo nella piazzetta del nostro villaggio, immerso nella natura con il bel mare del Salento protagonista.

Solite pratiche del check-in per avere la stanza e mi guardo intorno: ragazzi e ragazze con la maglietta dello stesso colore ci accolgono in ogni angolo del villaggio con un bel sorriso ed un “Ciao”.

Sono davvero molto giovani… penso… 18-20 anni. Hanno gli accenti di tutta Italia, così come i colori dei capelli, degli occhi e della loro pelle abbronzata nelle diverse gradazioni. Sinceramente osservo questi giovani con un occhio professionale anche se sono in vacanza e dovrei rilassarmi… sono un pedagogista clinico e docente: spesso lavoro con le persone e per le persone, in ambito di interventi educativi.

Durante tutta la settimana, sono stati loro , i ragazzi dell’equipe i nostri tutor della vacanza, ma soprattutto una gran parte di loro è stata impegnata ad occuparsi dei nostri figli da zero a sedici anni: senza forzature né obblighi ma con l’entusiasmo di volersi avvicinare ai bambini e ragazzi per conoscerli e farsi conoscere, per stabilire una relazione ludico-sportiva ma non solo: educativa soprattutto.

Ho visto mia figlia di 10 anni e tanti altri bambini e ragazzi, circa trecento, alzarsi presto la mattina per andare a giocare a tennis con i compagni, poi scendere in spiaggia per la lezione di vela ma anche giocare con gli animatori e genitori tutti insieme e proseguire nel pomeriggio con altre attività sportive ma anche di musica ed arte per creare spettacoli serali di grande effetto coreografico e partecipazione emotiva da dedicare alle proprie famiglie.

Dopo due giorni, ho intercettato il capovillaggio, Andrea Asti, un Indiana Jones lombardo, in perenne movimento, patito della polenta, con due occhi da gatto spalancati sul mondo: “Stai svolgendo un lavoro splendido” gli ho detto ed ho aggiunto: ”Tutto ciò è possibile perché ci sei tu a motivare questi ragazzi del tuo staff… sono giovanissimi: hanno bisogno di una spalla per essere così responsabili ed attenti soprattutto verso i piccoli”.

Mi ha ringraziata: ”Se tu hai capito tutto ciò che c’è dietro alla nostra organizzazione, io sono contento perché vuol dire che questa è la strada verso cui si deve procedere… Tu sei in vacanza, tua figlia è in vacanza e noi lavoriamo in gruppo per questo obiettivo”. Mi saluta con una pacca sulle spalle: sale su una specie di jeep scoperta, strombazzando, diretto in spiaggia a portare frutta e menta fresca ai bagnanti.

E’ inutile dire che mia figlia ha pianto l’ultima sera della nostra vacanza. L’ho abbracciata a me, commossa per lei, di vederla viva di emozioni, anche se in quel momento tristi, tuttavia costruttive per la sua esperienza di persona in crescita. Ed ho ringraziato questi ragazzi davvero in gamba: il bullismo, l’apatia, gli eccessi non hanno accesso in questa struttura. Ci sono regole e disciplina ma tutto condiviso… ed è questo che rende questi ragazzi-animatori sorridenti, nonostante la stanchezza ed il poco sonno… Complimenti!

Io sono rientrata in città ma grazie a tutti voi mi sento ancora in vacanza… .!

di Eleonora Volpe

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