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	<title>Redazione &#187; sesso</title>
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	<description>Blog a cura dei redattori del giornale online www.abitarearoma.net</description>
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		<title>Il Trombamico</title>
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		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/il-trombamico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 04 Nov 2008 14:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Non è una figura mitologica ma un nuovo modo di intendere i rapporti occasionali con un, più o meno, amico/a. Anche su Facebook, il più famoso social network dei nostri giorni, è presente il gruppo del &#8220;Trombamico&#8221;. Prende il nome dalla serie televisiva Sex and the City e si sta diffondendo a tal punto da diventare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non è una figura mitologica ma un nuovo modo di intendere i rapporti occasionali con un, più o meno, amico/a.<br />
Anche su Facebook, il più famoso social network dei nostri giorni, è presente il gruppo del &#8220;Trombamico&#8221;. Prende il nome dalla serie televisiva Sex and the City e si sta diffondendo a tal punto<span id="more-88"></span> da diventare una vera e propria moda. Persino Repubblica ha dedicato un articolo al fenomeno del <a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/studio-amici-sesso/studio-amici-sesso/studio-amici-sesso.html" target="_blank">sesso tra amici</a>.</p>
<p>In realtà questo tipo di rapporto non è affatto nuovo, ma nuovo è il modo in cui le moderne generazioni approcciano al fenomeno, parlardone senza alcuna riserva o tabù ma, quasi, come fosse un &#8220;accessorio&#8221; da aggiungere alla collezione di esperienze.</p>
<p>A stupire di più sono proprio le donne che, quando si ritrovano tra loro, parlano del sesso tra amici con estrema naturalezza e si interrogano: &#8220;Anche tu hai o hai avuto un Trombamico?&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/fenomeno-facebook/">Il fenomeno inarrestabile di Facebook</a></p>
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Anche su Facebook, il più famoso social network dei nostri giorni, è presente il gruppo del &#8220;Trombamico&#8221;. Prende il nome dalla serie televisiva Sex and the City e si sta diffondendo a tal punto da diventare una vera e propria moda. Persino Repubblica ha dedicato un articolo al fenomeno del sesso tra amici.
In realtà questo tipo di rapporto non è affatto nuovo, ma nuovo è il modo in cui le moderne generazioni approcciano al fenomeno, parlardone senza alcuna riserva o tabù ma, quasi, come fosse un &#8220;accessorio&#8221; da aggiungere alla collezione di esperienze.
A stupire di più sono proprio le donne che, quando si ritrovano tra loro, parlano del sesso tra amici con estrema naturalezza e si interrogano: &#8220;Anche tu hai o hai avuto un Trombamico?&#8221;.
Il fenomeno inarrestabile di Facebook
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		<title>Sesso, Sangue, Soldi&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Aug 2008 20:12:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Costantino</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[scrivere]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230; sono le tre &#8220;esse&#8221; del giornalismo italiano. In questo modo si capisce se vale la pena pubblicare una notizia o no. Almeno in Italia, almeno così mi è stato detto nel corso di questo anno e mezzo di pratica giornalistica. E pensare che quando ho cominciato pensavo che bastasse scrivere un articolo usando solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="justify;">&#8230; sono le tre &#8220;esse&#8221; del giornalismo italiano.</p>
<p style="justify;">In questo modo si capisce se vale la pena pubblicare una notizia o no. Almeno in Italia, almeno così mi è stato detto nel corso di questo anno e mezzo di pratica giornalistica. E pensare che quando ho cominciato pensavo che bastasse scrivere un articolo usando solo le &#8220;cinque doppievù&#8221;, come insegna il mondo anglosassone.</p>
<p style="justify;">Quando scrivo, la prima cosa che faccio è mettermi nei panni del lettore. Rispetto a lui/lei io ho la fortuna di poter assistere a un evento, gustarlo, odorarlo, ascoltarne i <span id="more-36"></span>suoni e i rumori, vederne tutti i colori e le sfumature. Arrivata a casa mi chiedo, davanti al foglio bianco di word: se fossi io domani a leggere di questa notizia, cosa vorrei sapere? Subito scrivo di getto le prime righe, quelle veramente essenziali, la notizia insomma. E lì seguo la regola delle cinque doppievù. Ho imparato poi a spiegare i retroscena dell&#8217;evento, qualche volta ne faccio anche la cronistoria. E, ma solo verso la fine, metto la dichiarazione del politico di turno che, chissà perchè, sempre in Italia, sembra essere necessaria. E di cui io non vedo l&#8217;utilità, dato che le dichiarazioni a volte fatte di corsa a un cellulare non contengono quasi mai alcun fatto concreto&#8230;</p>
<p style="justify;">La mattina dopo, qualche volta mi è capitato, non trovo il mio articolo: non è stato pubblicato. La redazione ha cambiato idea. Oppure se l&#8217;articolo c&#8217;è, è stato cambiato, tanto che non mi riesco a riconoscere nelle lettere stampate con vicino il mio nome. &#8220;Il tuo pezzo è stato PASSATO, si usa così&#8221;: mi dicono che qualcuno, il redattore, l&#8217;ha letto e &#8220;rivisto o rivisitato&#8221; per renderlo conforme alla linea editoriale o tagliando qua e là pezzi che (secondo lui) risultavano superflui. Spesso mi è stata cambiata l&#8217;intera costruzione della frase.</p>
<p style="justify;">E io allora mi chiedo:<br />
&#8220;Forse che a un medico, dopo che ha operato, qualcuno gli riapre il paziente e gli rimescola gli organi? Forse che a un avvocato, dopo che ha relazionato in tribunale, qualcuno va davanti al giudice e gli ripete la solita manfrina? O, meglio ancora, forse che a un architetto, dopo che ha costruito un palazzo, qualcuno glielo butta giù e glielo rimonta su due piedi?&#8221; Al giornalista questo a volte accade.</p>
<p style="justify;">Insomma, dopo tanto penare, oggi conosco la linea editoriale del quotidiano per cui lavoro, ormai scrivo un pezzo a occhi chiusi&#8230; e mi viene costantemente pubblicato il giorno dopo. Peccato che per il momento il mio lavoro vale una media di 5 euro lordi ad articolo&#8230;.</p>
<p style="justify;">Ma non è finita qui. è la redazione che si occupa dei titoli e, spesso carica di lavoro, non riesce a leggere con attenzione gli articoli che mando. Ecco che se il consiglio del Municipio XII ha approvato una discarica sulla Laurentina, il titolo recita: &#8220;Secco No ai rifiuti&#8221;. E il giorno dopo mi tocca discutere con il politico di turno&#8230;.</p>
<p style="justify;">Eppure questo mestiere mi affascina. Lo adoro, mi entra dentro fin sotto la pelle e più giù, nelle mie cellule, molecole, atomi&#8230;. lì dove posso vedere tante piccole me che scrivono di me e della mia vita e rimandano le informazioni ai miei atomi, alle molecole, cellule, fino alla mia pelle e oltre il mio corpo&#8230; fino al mondo che mi circonda e oltre, fino alla galassia. Perchè si, adesso lo so: io sono nata per scrivere e le mie parole rimarranno nei secoli a venire. Questo è il mio obiettivo: scrivere di pace.</p>
<p style="justify;">E allora ecco che i miei pezzi maciullati, non pubblicati, &#8220;passati&#8221;, e pagati pochi spiccioli mi fanno sorridere: è il cammino che ho scelto perchè le mie parole raggiungano te, e da te passare all&#8217;altro che ti è più vicino, per collegare tutto il mondo in un&#8217;unica catena di pace.</p>
<p style="justify;">Perchè la quarta &#8220;esse&#8221; del giornalismo che voglio portare avanti io sta per &#8220;Speranza&#8221;. Buona lettura.</p>
<p style="justify;">
<p style="justify;">
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In questo modo si capisce se vale la pena pubblicare una notizia o no. Almeno in Italia, almeno così mi è stato detto nel corso di questo anno e mezzo di pratica giornalistica. E pensare che quando ho cominciato pensavo che bastasse scrivere un articolo usando solo le &#8220;cinque doppievù&#8221;, come insegna il mondo anglosassone.
Quando scrivo, la prima cosa che faccio è mettermi nei panni del lettore. Rispetto a lui/lei io ho la fortuna di poter assistere a un evento, gustarlo, odorarlo, ascoltarne i suoni e i rumori, vederne tutti i colori e le sfumature. Arrivata a casa mi chiedo, davanti al foglio bianco di word: se fossi io domani a leggere di questa notizia, cosa vorrei sapere? Subito scrivo di getto le prime righe, quelle veramente essenziali, la notizia insomma. E lì seguo la regola delle cinque doppievù. Ho imparato poi a spiegare i retroscena dell&#8217;evento, qualche volta ne faccio anche la cronistoria. E, ma solo verso la fine, metto la dichiarazione del politico di turno che, chissà perchè, sempre in Italia, sembra essere necessaria. E di cui io non vedo l&#8217;utilità, dato che le dichiarazioni a volte fatte di corsa a un cellulare non contengono quasi mai alcun fatto concreto&#8230;
La mattina dopo, qualche volta mi è capitato, non trovo il mio articolo: non è stato pubblicato. La redazione ha cambiato idea. Oppure se l&#8217;articolo c&#8217;è, è stato cambiato, tanto che non mi riesco a riconoscere nelle lettere stampate con vicino il mio nome. &#8220;Il tuo pezzo è stato PASSATO, si usa così&#8221;: mi dicono che qualcuno, il redattore, l&#8217;ha letto e &#8220;rivisto o rivisitato&#8221; per renderlo conforme alla linea editoriale o tagliando qua e là pezzi che (secondo lui) risultavano superflui. Spesso mi è stata cambiata l&#8217;intera costruzione della frase.
E io allora mi chiedo:
&#8220;Forse che a un medico, dopo che ha operato, qualcuno gli riapre il paziente e gli rimescola gli organi? Forse che a un avvocato, dopo che ha relazionato in tribunale, qualcuno va davanti al giudice e gli ripete la solita manfrina? O, meglio ancora, forse che a un architetto, dopo che ha costruito un palazzo, qualcuno glielo butta giù e glielo rimonta su due piedi?&#8221; Al giornalista questo a volte accade.
Insomma, dopo tanto penare, oggi conosco la linea editoriale del quotidiano per cui lavoro, ormai scrivo un pezzo a occhi chiusi&#8230; e mi viene costantemente pubblicato il giorno dopo. Peccato che per il momento il mio lavoro vale una media di 5 euro lordi ad articolo&#8230;.
Ma non è finita qui. è la redazione che si occupa dei titoli e, spesso carica di lavoro, non riesce a leggere con attenzione gli articoli che mando. Ecco che se il consiglio del Municipio XII ha approvato una discarica sulla Laurentina, il titolo recita: &#8220;Secco No ai rifiuti&#8221;. E il giorno dopo mi tocca discutere con il politico di turno&#8230;.
Eppure questo mestiere mi affascina. Lo adoro, mi entra dentro fin sotto la pelle e più giù, nelle mie cellule, molecole, atomi&#8230;. lì dove posso vedere tante piccole me che scrivono di me e della mia vita e rimandano le informazioni ai miei atomi, alle molecole, cellule, fino alla mia pelle e oltre il mio corpo&#8230; fino al mondo che mi circonda e oltre, fino alla galassia. Perchè si, adesso lo so: io sono nata per scrivere e le mie parole rimarranno nei secoli a venire. Questo è il mio obiettivo: scrivere di pace.
E allora ecco che i miei pezzi maciullati, non pubblicati, &#8220;passati&#8221;, e pagati pochi spiccioli mi fanno sorridere: è il cammino che ho scelto perchè le mie parole raggiungano te, e da te passare all&#8217;altro che ti è più vicino, per collegare tutto il mondo in un&#8217;unica catena di pace.
Perchè la quarta &#8220;esse&#8221; del giornalismo che voglio portare avanti io sta per &#8220;Speranza&#8221;. Buona lettura.


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		<title>&#8220;Pene&#8221; e conseguenze</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Jul 2008 06:24:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Pernarella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[dimensioni]]></category>
		<category><![CDATA[sesso]]></category>

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		<description><![CDATA[Fantastica notizia proveniente dalla fredda e lontana Russia che ha come protagonisti due coniugi, felicemente sposati (prima del fattaccio) e giunti ad un inevitabile divorzio per un, chiamiamolo così, incidente di percorso. Lui si chiama Grigory Toporov, ha 47 anni e qualche problemino di &#8220;dimensioni&#8221;. Per questo motivo ha deciso di rivogersi ad un noto specialista di Voronezh, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fantastica notizia proveniente dalla fredda e lontana Russia che ha come protagonisti due coniugi, felicemente sposati (prima del fattaccio) e giunti ad un inevitabile divorzio per un, chiamiamolo così, incidente di percorso. Lui si chiama Grigory Toporov, ha 47 anni e qualche problemino di &#8220;dimensioni&#8221;. <span id="more-35"></span> Per questo motivo ha deciso di rivogersi ad un noto specialista di Voronezh, nel sud della Russia. Il fine dell&#8217;uomo, è semplicissimo: soddisfare la vogliosa mogliettina sotto le lenzuola. Una protesi, costruita ad hoc, per non dover mai più udire, in vita sua, &#8220;Dio mio quanto è piccolo&#8221;.</p>
<p>Soddisfatto e felice, dopo l&#8217;operazione, Grigory decide di testare insieme alla Signora Toporov la qualità della protesi, convinto di soddisfare se stesso, la mogliettina, e di trascorrere, finalmente, una vera notte di sesso.</p>
<p>Sul più bello, si odono, delle grida femminili. Di piacere? Di soddisfazione? D&#8217;amore? Macchè, di rabbia! Durante l&#8217;amplesso, infatti, la protesi del povero Grigory, si rompe. Si stacca. &#8220;Le ho detto che me ne sarei fatta montare un&#8217;altra più resistente &#8211; ha detto Toporov a un giornale locale &#8211; ma lei non ne ha voluto più sapere e ha chiesto il divorzio&#8221;.</p>
<p>Da apprezzare, senza ombra di dubbio, l&#8217;onestà della Signora Toporov che, anzichè tradire il maritino, ha preferito chiedere, direttamente, il divorzio. Povero Grigory.</p>
<p>Ma le dimensioni contano davvero così tanto ? ? ? ?</p>
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Soddisfatto e felice, dopo l&#8217;operazione, Grigory decide di testare insieme alla Signora Toporov la qualità della protesi, convinto di soddisfare se stesso, la mogliettina, e di trascorrere, finalmente, una vera notte di sesso.
Sul più bello, si odono, delle grida femminili. Di piacere? Di soddisfazione? D&#8217;amore? Macchè, di rabbia! Durante l&#8217;amplesso, infatti, la protesi del povero Grigory, si rompe. Si stacca. &#8220;Le ho detto che me ne sarei fatta montare un&#8217;altra più resistente &#8211; ha detto Toporov a un giornale locale &#8211; ma lei non ne ha voluto più sapere e ha chiesto il divorzio&#8221;.
Da apprezzare, senza ombra di dubbio, l&#8217;onestà della Signora Toporov che, anzichè tradire il maritino, ha preferito chiedere, direttamente, il divorzio. Povero Grigory.
Ma le dimensioni contano davvero così tanto ? ? ? ?
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