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	<title>Redazione &#187; bici</title>
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	<description>Blog a cura dei redattori del giornale online www.abitarearoma.net</description>
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		<title>Una pedalata allunga la vita</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 09:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tifi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Come risparmiare]]></category>
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		<description><![CDATA[E pur si muove! Instancabile il nostro pianeta un po&#8217; malandato non smette di girare, cammina sempre, ma senza zampe per grattarsi via le pulci. Giorno e notte ci ricorda la bellezza del dinamismo: forse è proprio nel non stare mai fermi il segreto dell&#8217;armonia. E non vale barare: non sono le cose che devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/10/cm08_4_bis.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-78" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/10/cm08_4_bis-150x150.jpg" alt="Un momento della Ciemmona 2008" width="150" height="150" /></a>E pur si muove! Instancabile il nostro pianeta un po&#8217; malandato non smette di girare, cammina sempre, ma senza zampe per grattarsi via le pulci. Giorno e notte ci ricorda la bellezza del dinamismo: forse è proprio nel non stare mai fermi il segreto dell&#8217;armonia. E non vale barare: non sono le cose che devono gravitare attorno a noi, trasportarci o renderci felici. Bisogna trovare da soli il proprio asse di <span id="more-77"></span>rotazione e&#8230; pedalare! Beh, non vedo altro modo per far circolare le gambe.</p>
<p>I geocentrici li riconosci subito: credono che tutto ruoti attorno a loro e che vada pure tutto storto (certo, l&#8217;asse è inclinato!). Ma proprio nel bel mezzo del fitto bosco dei geocentrici esiste un nutrito sottobosco di eliocentrici. Dinamici, creativi, decisamente alternativi, si fanno chiamare &#8220;il popolo dei ciclisti&#8221;. Dagli ipertecnici che svettano sulla cima d&#8217;infinite salite ai troglociclisti che a fine giornata fanno braciolate sui cerchioni, li puoi trovare un po&#8217; ovunque, dal fornaio sotto casa, nella strada che percorri tutte le mattine o nel sottoscala del tuo palazzo mentre si sbaciucchiano la fidanzatina del momento. Una volta al mese disseppelliscono l&#8217;ascia di guerra, allora è meglio inforcare una bicicletta o non farsi trovare in giro. Chiamano la loro quotidiana guerra al traffico, all&#8217;indifferenza e alla bestialità umana Critical Mass: si ammucchiano ogni ultimo venerdì del mese alle 1830 a piazzale della masse critiche, Piramide. Sono così tanti che non è facile ignorarli, sfrecciare come indemoniati o tagliar loro la strada. Qualcuno li ascolta, si lascia quasi convincere che la terra giri intorno al sole, ma poi smog e polveri sottili riprendono ad ottenebrargli il cervello.</p>
<p>Qualche impavido si spinge fino ai loro punti di ritrovo, le cicloffine, dove, più simili a primitivi delle caverne che a individui civilizzati, li vede trascorrere ore e ore coperti di stracci, grasso e polvere a costruire nuovi orizzonti. Le leggende narrano che girino per discariche e cassonetti e prelevino carcasse di biciclette arrugginite, badando di arrivare prima della concorrenza. Poi il buon Dio li premia rendendo le ciclofficine luoghi magichi: i ciclomeccanici sanno trasformare cumuli di ferraccio in bici belle e funzionanti da regalare agli avventori senza spennargli il portafoglio.</p>
<p>Piccoli e grandi vi entrano con bici vecchie, rotte o con qualche pezzo in meno svanito nella notte,   il pretesto funziona sempre: vi trascorrono un po&#8217; di tempo, imparano qualche nozione di meccanica, apprezzano la disponibilità, la voglia di condividere le conoscenze e di risolvere i problemi insieme ed ecco compiersi un incantesimo: con un sorriso nuovo se ne volano in sella alla loro bici pronti a colorare il grigio devastante che li circonda. Ma ahimè una terribile maledizione grava su chi entra in una ciclofficina. Quando il ciclista novello si ritrova con le mani su una pompa di benzina ecco che comincia a sentire delle voci. Non è il frusciare dell&#8217;oro nero, né il pianto del portafoglio sempre più spennato; si guarda attorno, ma nel nero di una solitudine ipertecnologica, non vede nessuno, solo fantasmi. Inizia a chiedersi se siano le voci delle vittime delle guerre in medioriente, civili inermi e bombardati per poter vendere armi e petrolio, se sia il gemito della Terra stanca di essere depredata, sfruttata e inquinata o se, peggio ancora, sia la sua anima che dall&#8217;abisso in cui è stata ricacciata chiede giustizia e forse vendetta. Potere, petrolio, guerre, inquinamento, il male ha mille volti; comprare, consumare, buttare, ricomprare, la schiavitù ha un solo volto.</p>
<p>Se non ti senti un criminale, se questo stato di cose non ti fa comodo, se sei stanco di sentire le voci, inizia a pedalare e non fermarti: qualcosa si muove ancora in mezzo a tutto sto traffico!</p>
<p>Le ciclofficine esistono davvero e proliferano come funghi, a Roma e dintorni sono diventate otto:<br />
Ciclofficina Don Chisciotte, via prenestina 173, quartiere Pigneto, <a href="http://ciclofficna.homelinux.org/" target="_blank">http://ciclofficna.homelinux.org</a>;<br />
Ciclofficina Centrale, via Baccina 36/38, mercato rionale di Monti, <a href="http://www.ciclonauti.org/" target="_blank">www.ciclonauti.org</a><br />
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<p>Ciclofficina Macchia Rossa, via Pieve Fosciana 56/82, quartiere Magliana, <a href="http://www.inventati.org/macchiarossa/" target="_blank">http://www.inventati.org/macchiarossa</a><br />
Ciclofficina del Gazometro, via del gametro 14, quartiere Ostiense.<br />
Ciclofficina del Forte, via Federico Delfino c/o Forte Prenestino, quartiere Centocelle, <a href="http://www.forteprenestino.net/" target="_blank">http://www.forteprenestino.net/</a><br />
Ciclofficina ex Lavanderia, piazza St Maria della Pietà, padiglione 31, quartiere Monte Mario, <a href="http://www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm" target="_blank">www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm</a><br />
Ciclofficina Sans papiers, viale Carlo Felice 69b, quartiere San Giovanni <a href="http://sanspapiers.oziosi.org/" target="_blank">http://sanspapiers.oziosi.org/</a><br />
Ciclofficina Colleferro, Colleferro, Roma, <a href="http://www.ciclocolle.altervista.org/" target="_blank">www.ciclocolle.altervista.org</a><a href="http://www.ciclocolle.altervista.or/"><br />
</a></p>
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I geocentrici li riconosci subito: credono che tutto ruoti attorno a loro e che vada pure tutto storto (certo, l&#8217;asse è inclinato!). Ma proprio nel bel mezzo del fitto bosco dei geocentrici esiste un nutrito sottobosco di eliocentrici. Dinamici, creativi, decisamente alternativi, si fanno chiamare &#8220;il popolo dei ciclisti&#8221;. Dagli ipertecnici che svettano sulla cima d&#8217;infinite salite ai troglociclisti che a fine giornata fanno braciolate sui cerchioni, li puoi trovare un po&#8217; ovunque, dal fornaio sotto casa, nella strada che percorri tutte le mattine o nel sottoscala del tuo palazzo mentre si sbaciucchiano la fidanzatina del momento. Una volta al mese disseppelliscono l&#8217;ascia di guerra, allora è meglio inforcare una bicicletta o non farsi trovare in giro. Chiamano la loro quotidiana guerra al traffico, all&#8217;indifferenza e alla bestialità umana Critical Mass: si ammucchiano ogni ultimo venerdì del mese alle 1830 a piazzale della masse critiche, Piramide. Sono così tanti che non è facile ignorarli, sfrecciare come indemoniati o tagliar loro la strada. Qualcuno li ascolta, si lascia quasi convincere che la terra giri intorno al sole, ma poi smog e polveri sottili riprendono ad ottenebrargli il cervello.
Qualche impavido si spinge fino ai loro punti di ritrovo, le cicloffine, dove, più simili a primitivi delle caverne che a individui civilizzati, li vede trascorrere ore e ore coperti di stracci, grasso e polvere a costruire nuovi orizzonti. Le leggende narrano che girino per discariche e cassonetti e prelevino carcasse di biciclette arrugginite, badando di arrivare prima della concorrenza. Poi il buon Dio li premia rendendo le ciclofficine luoghi magichi: i ciclomeccanici sanno trasformare cumuli di ferraccio in bici belle e funzionanti da regalare agli avventori senza spennargli il portafoglio.
Piccoli e grandi vi entrano con bici vecchie, rotte o con qualche pezzo in meno svanito nella notte,   il pretesto funziona sempre: vi trascorrono un po&#8217; di tempo, imparano qualche nozione di meccanica, apprezzano la disponibilità, la voglia di condividere le conoscenze e di risolvere i problemi insieme ed ecco compiersi un incantesimo: con un sorriso nuovo se ne volano in sella alla loro bici pronti a colorare il grigio devastante che li circonda. Ma ahimè una terribile maledizione grava su chi entra in una ciclofficina. Quando il ciclista novello si ritrova con le mani su una pompa di benzina ecco che comincia a sentire delle voci. Non è il frusciare dell&#8217;oro nero, né il pianto del portafoglio sempre più spennato; si guarda attorno, ma nel nero di una solitudine ipertecnologica, non vede nessuno, solo fantasmi. Inizia a chiedersi se siano le voci delle vittime delle guerre in medioriente, civili inermi e bombardati per poter vendere armi e petrolio, se sia il gemito della Terra stanca di essere depredata, sfruttata e inquinata o se, peggio ancora, sia la sua anima che dall&#8217;abisso in cui è stata ricacciata chiede giustizia e forse vendetta. Potere, petrolio, guerre, inquinamento, il male ha mille volti; comprare, consumare, buttare, ricomprare, la schiavitù ha un solo volto.
Se non ti senti un criminale, se questo stato di cose non ti fa comodo, se sei stanco di sentire le voci, inizia a pedalare e non fermarti: qualcosa si muove ancora in mezzo a tutto sto traffico!
Le ciclofficine esistono davvero e proliferano come funghi, a Roma e dintorni sono diventate otto:
Ciclofficina Don Chisciotte, via prenestina 173, quartiere Pigneto, http://ciclofficna.homelinux.org;
Ciclofficina Centrale, via Baccina 36/38, mercato rionale di Monti, www.ciclonauti.org
 
Ciclofficina Macchia Rossa, via Pieve Fosciana 56/82, quartiere Magliana, http://www.inventati.org/macchiarossa
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Ciclofficina ex Lavanderia, piazza St Maria della Pietà, padiglione 31, quartiere Monte Mario, www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm
Ciclofficina Sans papiers, viale Carlo Felice 69b, quartiere San Giovanni http://sanspapiers.oziosi.org/
Ciclofficina Colleferro, Colleferro, Roma, www.ciclocolle.altervista.org

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		<title>A lavoro in bicicletta</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 09:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bici]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovedi scorso ho fatto un gesto per me storico: sono andato a lavoro, tragitto Pietralata Tor Tre Teste di circa 7 kilometri, in bicicletta (elettrica). Partito con qualche dubbio, dopo 25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/enzo_in_bici.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-29" style="float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="enzo_in_bici" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/enzo_in_bici-300x228.jpg" alt="Enzo Luciani alla sua prima uscita in bicicletta per andare a lavoro" width="97" height="73" /></a>Giovedi scorso ho fatto un gesto per me storico: sono andato a lavoro, tragitto Pietralata Tor Tre Teste di circa 7 kilometri, in bicicletta (elettrica).</p>
<p>Partito con qualche dubbio, dopo <span id="more-28"></span>25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente avrei sudato.</p>
<p>Purtroppo il mio tragitto non è molto trafficato quindi il confronto con la macchina (15 minuti abbondanti) non è esaltante (anche se oggi, al secondo tentativo su due ruote ho impiegato solo 21 minuti).<br />
Però mentre legavo la bicicletta al palo riflettevo: ci ho messo 5/10 minuti in più, ma quanto sono rilassato?</p>
<p>Sarà per il vento tra i capelli, a no quelli non li ho più, per il vento sulla faccia, l&#8217;aria aperta, il riuscire a vedere i pedoni in volto, l&#8217;andare a neanche 20 km/h, non so bene perché ma oggi (come anche giovedi scorso) la giornata lavorativa mi parte con una marcia in più!</p>
<p>W la bici! Provare per credere.</p>
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Partito con qualche dubbio, dopo 25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente avrei sudato.
Purtroppo il mio tragitto non è molto trafficato quindi il confronto con la macchina (15 minuti abbondanti) non è esaltante (anche se oggi, al secondo tentativo su due ruote ho impiegato solo 21 minuti).
Però mentre legavo la bicicletta al palo riflettevo: ci ho messo 5/10 minuti in più, ma quanto sono rilassato?
Sarà per il vento tra i capelli, a no quelli non li ho più, per il vento sulla faccia, l&#8217;aria aperta, il riuscire a vedere i pedoni in volto, l&#8217;andare a neanche 20 km/h, non so bene perché ma oggi (come anche giovedi scorso) la giornata lavorativa mi parte con una marcia in più!
W la bici! Provare per credere.
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