Per la sicurezza sociale fatti concreti e non terrore
Cronaca, Politica, Varie, tags: carcere, giustizia, indulto, sicurezza, terroreIn tutto il paese, si seguita a sentire parlare, talvolta alzando addirittura la voce, di giustizia e sicurezza sociale con un’incompetenza allarmante, anche perché la tendenza generale è seminare terrore per evitare la richiesta di affrontare il particolare e di offrire soluzioni. È necessario, invece, mettere mano al problema, indicando soluzioni concrete da realizzare in tempi, brevi, medi e lunghi. Serve, soprattutto, che sia ascoltato chi ha conoscenza del problema e sa parlare su dati documentati: servono fatti concreti.
Mentre le carceri sono prossime al collasso, vicine ai numeri del “periodo preindulto”, è costante – quanto sterile – la denuncia della presunta mancanza di certezza della pena, che – al momento – ha avuto l’unico frutto di convincere gli extracomunitari a venire in massa a delinquere in Italia, ove si ritrovano …a restare a lungo in cella. Oggi sono 20.458 su un totale di 54.794 reclusi (capienza regolamentare 42.950): il 37,34%. Per il loro mantenimento, come del resto per i “nazionali”, lo Stato spende delle cifre assurde, che non producono nulla.
In assenza di dati ufficiali, accettando quanto sostenuto dai sindacati di polizia penitenziaria, lo Stato spenderebbe 250,00 euro al giorno per ogni detenuto. Il vice direttore dell’amministrazione penitenziaria, Sebastiano Ardita, circa un anno fa indicò tale spesa nella misura di 150,00, in ogni modo sempre elevata. Considerando una media di 55.000 ospiti del carcere, si giunge a una somma compresa tra i 13.750.000 e gli 8.250.000 euro al giorno, che diventa 5.018.750.000 – 3.011.250.000 euro all’anno!!! A questa cifra sono d’aggiungere i costi dell’amministrazione della giustizia per celebrare i processi. Il frutto di questa ingente spesa è un aumento della commissione dei reati e, quel che è peggio, della costanza della recidiva.
Lo Stato, oggi, si trova a spendere una gigantesca somma, non solo per punire, ma anche e soprattutto per rieducare i cittadini che infrangono le leggi, senza ottenere il risultato di restituirli alla società civile nelle condizioni di non commettere più reati. Per di più, si trova a “rieducare” degli extracomunitari, i quali – a fine pena – saranno espulsi verso i loro paesi. Non è nemmeno da trascurare che sono numerosi i “piccoli delinquenti”, i quali – in virtù della scuola del “non rieducativo” carcere – compiono progressivamente un’escalation criminale.
Di questo nessuno ne parla e si lasciano il carcere e la sua gestione nelle condizioni di cinquant’anni or sono (e forse più!), trascurando che prime soluzioni sono a portata di mano.
È evidente che una rieducazione reale e concreta si può attuare più facilmente quanto minore è il numero dei “rieducandi” e quanto è maggiore quello dei rieducatori.
Serve una nuova e definitiva legge per la reale rieducazione del condannato, della quale i punti fondamentali sono:
1. rivisitazione funzioni direttori, operatori penitenziari e Polizia penitenziaria con uniformità nei vari carceri (incremento degli organici, tenendo presente che l’assenza di stranieri e la minor durata della permanenza in carcere abbattono il numero dei detenuti);
2. istituzione di un garante per i “diritti e doveri” dei “rieducandi” e dei rieducatori;
3. obbligatorietà del lavoro in carcere, salvo corsi di studio;
4. coinvolgimento del mondo del lavoro all’interno (eque retribuzioni per risarcimento danno, proprio mantenimento e famiglia);
5. collaborazione di associazioni e cooperative sociali, imponendo di rendere noti i bilanci per eventuali contributi pubblici;
6. accesso ai benefici penitenziari tramite parametri fissi, anche per evitare simulazioni e strumentalizzazioni, nonché trattamenti di favore;
7. giudizio prognostico a sei mesi dal fine pena o dall’acceso ad una misura alternativa ed assegnazione di un assistente sociale dell’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna);
8. individuazione di parametri per facilitare l’avviamento al lavoro degli ex detenuti sotto il controllo per un determinato periodo dell’assistente sociale, mantenendo salvi i diritti dei “disoccupati onesti”.
Non tutto si può realizzare in tempi brevi, ma se mai s’inizia…
Cuccaro: Sabina Cuccaro. Sono di origini campane ma da 5 anni vivo a Roma, città, sono convinta, più bella del mondo. Laureanda magistrale in Lettere alla Sapienza. Ho con la scrittura un rapporto viscerale: io ed il mio personal computer viviamo in simbiosi. Grazie ad Abitare a Roma, ho potuto coniugare questa mio amore per lo scrivere con una mia forte passione: la politica. Come potrete notare, infatti, mi occupo spesso (e molto volentieri) dei servizi sulla cronaca politica cittadina.
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