Ogni bacio una rivoluzione, lo slogan del Roma Gay Pride 2010
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L’appuntamento era per tutti alle ore 16.30 del 3 luglio alla Piramide, dove con carri, musica, colori e l’energia del Roma Pride 2010, il corteo ha attraversato il cuore della Capitale raggiungendo piazza Venezia (angolo piazza Madonna di Loreto), passando accanto alla Gay Street.
Prima dell’inizio della manifestazione i tre portavoce del Roma Pride, Mattia Cinquegrani, Luana Ricci ed Esther Ascione hanno deposto una corona di fiori al monumento ai caduti dedicato alle vittime del nazifascismo in porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell’omofobia, della transfobia e della violenza.
Maschere, veli, turbanti e tacchi da capogiro e poi baci appassionati scambiati alla luce del sole e “rivendicazione di diritti negati”. Eccolo il Roma Pride 2010, la parata dell’orgoglio gay che per la prima volta quest’anno ha attraversato via di San Giovanni in Laterano, la “gay street” vicino al Colosseo.
La manifestazione romana è cominciata con un bacio collettivo tra i manifestanti, poi la partenza del corteo.
Centomila i partecipanti, secondo gli organizzatori. Un bacio collettivo e uno slogan: “Ogni bacio è una rivoluzione”. Il perché lo hanno spiegato gli organizzatori, tra cui Fabrizio Marrazzo (presidente dell’Arcigay Roma) e Imma Battaglia (di Gay Project), oltre a Vladimir Luxuria e ad alcuni esponenti politici del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà.
“Abbiamo scelto questo slogan – ha detto Marrazzo – perché a Roma diverse persone omosessuali sono state aggredite solo perché si baciavano in pubblico. Questo bacio collettivo è un inno alla libertà di amare e di vivere”.
La giornata del Gay Pride si era aperta proprio con un ennesimo tentativo di aggressione agli omosessuali: nella notte al Gay Village, ignoti hanno lanciato dei petardi nell’area del villaggio ferendo lievemente due persone.
Il Roma Pride ha avuto anche un suo manifesto politico: il riconoscimento dei matrimoni civili tra gay e la possibilità di adottare bambini; una legge contro l’omofobia e la trasfobia; la lotta a tutte le discriminazioni anche attraverso l’informazione nelle scuole; la tutela della salute.
“Quello che ci manca in Italia – ha spiegato il presidente di Arcigay Roma – è la possibilità di vivere con naturalezza e tranquillità la nostra affettività, tant’é che solo a Roma diverse persone sono state aggredite solo perché si stavano baciando in pubblico.
Il corteo è stato animato dalla musica diffusa ad alto volume dai carri, dalle danze e dai travestimenti più originali.
Tanti cartelli contro il Vaticano: “Natzinger aggredisce i gay”, “Il Vaticano reliquia fascista”. E neanche la pioggia, che ha bagnato i manifestanti per circa un’ora, è riuscita a spegnerne gli entusiasmi: ‘E’ un’esplosione d’amore – gridano in coro – Roma è gay”.
A margine del Pride due polemiche politiche.
“Serve un morto prima di fare una legge contro l’omofobia? – si è chiesta durante una pausa Vladimir Luxuria -. Non è una legge per favorire i gay, le lesbiche o i trans ma è una legge di civiltà. Se non si riesce a mettersi d’accordo nemmeno contro la violenza, come si può pensare di fare dei passi in avanti?”.
Vladimir Luxuria, citando una celebre battuta del film “Priscilla”, ha esortato gli autori del lancio di petardi di sabato notte al Gay Village di farne un “uso più consapevole”. “Quei petardi – ha detto – schiaffateveli li così, sarà l’unico scoppio che sentirete nella vostra vita”.
Luxuria è poi tornata a parlare del caso del consigliere provinciale del Pdl Zaccai: “Voglio dare il mio attestato di solidarietà al consigliere Zaccai che ha fatto un comizio sentendosi a metà tra Mussolini ed Evita Peron o forse perché era a San Giovanni credeva di stare al Family day. Questo episodio però – ha continuato l’ex parlamentare – non è né grave né divertente. E’ solo ridicola l’ipocrisia di chi predica bene e razzola male”.
Infine Luxuria ha lanciato un appello all’unità in vista dell’Europride del 2011: “il Pride non si attacca, un Pride diviso non è un Pride. Dobbiamo presentarci uniti all’appuntamento europeo”.
La manifestazione si conclude con un “Roma ama i gay”" in un tripudio di applausi e cori inneggianti gli amori liberi e universali!
di Gaetano Di Staso
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