Cross di Cassano e gol di Pazzini. La Samp pareggia. La Roma accusa il colpo. Non ha più la testa. Le gambe non c’erano già più, avevano dato tutto nel primo tempo ma non avevano chiuso la gara quando doveva esser chiusa, dopo che Totti aveva fatto il possibile con una prodezza delle sue.
Raddoppio di Pazzini che approfitta di una Roma ormai stremata e che intravede lo spettro della fine di un sogno.
E’ un capolinea tristissimo quello che attende la gente giallorossa.
Occorre scendere e abbandonare quel sogno che sembrava essere alla portata.
Come te lo spieghi questo epilogo? Se si utilizza la ragione ci si rende conto che la squadra era a corto di fiato da tempo. Il derby vinto immeritatamente aveva nascosto questa dura verità. E forse ha illuso chi pensava che la squadra potesse inseguire il sogno.
Se invece, abbandonato il raziocinio ci si lascia guidare dal magico, forse i pollici versi, “ i pianti di gioia” dei pomeriggi di De Rossi quando la Lazio perdeva non portano poi forse tanta fortuna.
Quel godere “a bestia” dopo l’errore di Floccari, senza ammettere di aver vinto grazie alla dea bendata ha alimentato tanto veleno “sportivo” che in città era respirabile, da chi ha naso capace di odorare l’umore dei rivali.
Indicare la serie B alla squadra con cui condividi la città forse non aiuta e scaramanticamente è una sfida nei confronti del destino.
Se poi scemano le forze fisiche il cocktail indigesto è pronto.
Nella vita occorrono forse maggior saggezza, senso della misura e silenzio propizio per raggiungere traguardi. Mai ostentare forza e certezza della vittoria. L’insidia è sempre dietro l’angolo.
di Marco Piervenanzi
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