Esterofilia in nostro favore

Alovini

Mi faceva notare mio padre che per apprezzare ciò che c’è di buono in Italia spesso ce lo devono dire dall’estero…

Mio nonno era enologo e mio zio anche. Gioco del destino a mio padre è capitato un nome della famiglia della madre che è Henos…. E di deformazione nominale, di vini se ne intende.

Un suo caro amico, un produttore di vini che si è fatto, o si sta facendo (essendosi messo in proprio da non molti anni) è Oronzo Alò. Mio padre ne esalta spesso i vini, per i prodotti in sè e per il rapporto qualità prezzo…

E il Times gli ha dato ragione… da lì anche gli altri giornali
Ma non dovrebbe essere l’Italia a sponsorizzare all’estero i propri prodotti…?

Condividi e/o stampa
  • Print
  • email
  • Facebook
  • Live
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Twitter
  • Current
  • Technorati
  • del.icio.us

: Letizia Palmisano Sono nata a Roma (precisamente sull’isola tiberina!) il 30 maggio 1980. Ho sempre abitato nel VI Municipio (da piccina al Prenestino ma dal 1981 a Villa De’ Sanctis). Mi sono diplomata al Liceo Classico Benedetto da Norcia nel 1999 e dal luglio 2008 sono laureata in Giurisprudenza (profilo economico finanziario) alla Luiss. Sono vicepresidente di Sapere Aude Roma (www.sapereauderoma.ilcannocchiale.it), associazione giovanile che ha lo scopo di portare la cultura nella periferia di Roma est. Da sempre, però, occupo tutto il tempo libero che (non) ho per la difesa dell’ambiente, la qualità della vita, la lotta agli smog, al traffico, nonché la valorizzazione e la scoperta delle bellezze delle periferie romane (la mia zona in primis). Collaboro con AbitareA dal 2006, testata che mi permettere di vivere, ancor più da vicino, la vita della mia amata città, ma anche criticarne le contraddizioni e le scelte spesso poco eco-sostenibili. Per contattarmi la mia mail è leti[at]letiziapalmisano.it
| Leggi tutti gli articoli pubblicati da

2 Risposte a “Quando ce lo devono dire dall’estero che siam bravi”
  1. Massimiliano scrive:

    A proposito di questo, mi è capitato qualche giorno fa di parlare con una mia conoscente, anche lei produttrice di vino (un ottimo Chianti di etichetta Di Napoli – Rampolla), e mi faceva notare che all’estero i prodotti italiani di qualità spesso sono conosciuti grazie proprio agli esportatori (come lei). In autunno infatti si è trovata in Arabia Saudita per concludere dei contratti ed ha avuto modo di accompagnare i vini con altri prodotti del chiantigiano (formaggi e salse soprattutto) dei quali i suoi clienti sono rimasti entusiasti… e non erano certo delle “raffinatezze”…

    Concordo pienamente con te: l’Italia ha un altissimo potenziale, specie nell’enogastronomia e nell’artigianato, che non ha mai sfruttato veramente. Un’idea senz’altro positiva (che altri Paesi stanno mettendo in pratica da tempo) è quella di creare i cosiddetti “sistemi regionali diffusi”: reti economico-culturali di centri urbani, a dimensione regionale. Questi sistemi si inseriscono nelle reti globali offrendo le tipicità del territorio nei diversi ambiti (cibo, bevande, abbigliamento, oggettistica…). Il governo dovrebbe intervenire in questa direzione…

  2. LETIZIA PALMISANO scrive:

    si infatti.
    Cmq vedo che le regioni si stanno attrezzando con le tipicità. uno quando va in un posto deve gustarlo a 360°: non solo luoghi, ma anche profumi, sapori e prodotti. E connotarli col proprio nome e luogo d’origine. così se uno ne rimane colpito potrà ritrovarlo.
    Una cosa che non sopporto nei nostri ristoranti sono le scarsissime informazioni. Ad es. se indicassero di un prosciutto esattamente che marca è e da dove viene, o così per un formaggio e una pasta il consumatore potrebbe controllare maggiormente la salubrità di quel che mangia e se ha gradito sapere cosa acquistare

Scrivi un Commento

Copyright Cofine Srl - ABITARE A ROMA - direttore Enzo Luciani - Reg. Trib. Roma N. 550/02 (2/10/02)