Il 7 luglio doveva essere una giornata particolare: lo è stato. L’aggettivo non rende merito a quello che sarebbe dovuto essere, visto che la “particolarità” della giornata era la strana coincidenza (non unica negli ultimi anni, peraltro) di due manifestazioni in poche centinaia di metri.

Dalle 10 della mattina piazza Montecitorio, sede del Parlamento, doveva essere il luogo della manifestazione nazionale dei disabili, promossa dalle associazioni dei disabili FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap) contro quella manovra che ridurrà i loro pochi diritti, con una serie di tagli, e l’innalzamento dal 74 all’85% della soglia di invalidità per l’accesso all’assegno mensile di assistenza (256 euro).

Già dalle prime ore però il disappunto cresceva. Di piazza Montecitorio ai tanti partecipanti era stato destinato un angolo ad almeno 50 metri dall’ingresso della Camera, luogo diventato ormai quasi di culto per la sua impenetrabilità.

La logistica non studiata da chi di dovere non aveva di fatto preso in considerazione le centinaia di carrozzelle presenti nelle vie del centro, perlopiù sotto un sole di Roma che ha fatto il resto.

In piazza presenti così molte persone, gran parte affette da handicap fisici, con relativi accompagnatori, più cittadini e persone che hanno voluto dare il loro contributo, tra le sigle della sinistra, l’Italia dei Valori, con la presenza di Antonio Di Pietro ed altre forze, quali il Movimento per Roma di Michele Baldi.

Verso le 11,30 del mattino, spostandosi di solo 200 metri da piazza Montecitorio, direzione via del Corso, ecco nel frattempo comparire la folta rappresentanza dei cittadini de L’Aquila.

Per qualche minuto mi fermo così a capire cosa sta arrivando da piazza Venezia, ripensando ad una scena vista solamente un’ora prima.

Per chi è pratico della città e dei suoi vicoli, sa bene che a pochi passi dal Campidoglio, in poche centinaia di metri troviamo Palazzo Grazioli del PDL, la Camera dei Deputati e, più internamente, il Senato della Repubblica.

Ingenuamente mi dirigo in direzione Palazzo Grazioli per arrivare a piazza Montecitorio, ma noto che una schiera folta come non mai di forze dell’ordine, impedisce persino il passaggio a piedi nel raggio del palazzo del PDL, impedendo anche a degli ignari turisti l’attraversamento. Da lì a neanche cento metri, vedo che, oltre essere bloccato il passaggio in quella zona, è bloccato anche l’ingresso delle auto per tutta via del Corso, con schiere di forze dell’ordine intente a presidiare.

Per le 11,30 il tutto è ancor più forzato: quattro linee di gruppi celere impediscono il passaggio ai mezzi per via del Corso, ma, cosa ancor più incredibile, tutti i gruppi sono pronti in assetto anti sommossa, caschi su e scudi in mano.

L’inevitabile è così accaduto, tutto era troppo prevedibile: gli aquilani, sempre più esausti della situazione che giornalmente vivono, riescono ad oltrepassare il blocco di via del Corso, tentando, come gran parte delle manifestazioni, di arrivare a quella piazza Montecitorio, dove loro altro non voglio che urlare a gran voce le loro ragioni.

Il resto è invece, tristemente, storia nota: tre ragazzi vengono feriti alla testa, scene di panico, soprattutto di panico allargato, visto che le notizie di quello che stava succedendo arriva anche ai manifestanti di piazza Montecitorio, tra cui scatta il panico ed il terrore (“non è che adesso ci bastonano anche a noi?”).

Storie tutte italiane.

di Mauro Carbonaro

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