Finalmente le elezioni per votare il Governatore e i consiglieri alla Regione Lazio sono alle nostre spalle. Ora, lo giuriamo, tutti i commenti saranno prevalentemente imperniati sul fenomeno del forte astensionismo: appena il 65% degli elettori è andato a votare.

Nel Lazio, addirittura, ha disertato le urne il 12% in più, a Roma siamo a -13%, rispetto alle regionali di 5 anni fa.

Noi non intendiamo scrivere su chi ha vinto e chi ha perso, né chi sarà eletto e chi no, ma vogliamo analizzare solo questo dato allarmante (il “partito” dell’astensione è ormai maggioritario nel paese). Cercando di dare una spiegazione, sulle tante, che, hanno indotto molti a voltare le spalle alla politica.

Lo sconcerto e il fastidio di molti elettori, compresi quelli del vostro cronista che abita nel quartiere Villa De Santis (Sesto Municipio), nei confronti dell’offerta politica, sono legati soprattutto al modo e agli strumenti usati per avvicinare o per comunicare coi cittadini.

Chiunque di noi, aprendo la cassetta della posta, alzando gli occhi al cielo e, senza neppure leggere il contenuto (si fa per dire) dei messaggi propagandistici, avrà lasciato cadere il tutto, indistintamente, nel primo cestino dei rifiuti che aveva portata di mano.

E’ vero, non è il primo anno che ci riempiono di carta le cassette postali dei condomini o ci propinano faccioni sorridenti incollati dappertutto, oppure inondandoci di SMS i telefonini.

Ma, quest’anno, a ulteriore detrimento dell’immagine stessa della politica e delle istituzioni, abbiamo assistito allo spettacolo di una spudorata feudalizzazione personalistica del territorio.

Con logiche, peraltro, che sfuggono a noi comuni mortali.

All’interno, infatti, della stessa lista di partito e dello stesso territorio (sottolineiamo: dello stesso territorio) l’offerta del mercato liberissimo dei voti proponeva una lista con più candidati, sponsorizzati per di più da esponenti, anche qui, di rappresentanti politici della stessa lista e dello stesso territorio.

Con quale logica? Questo il punto.

Per realizzare un progetto condiviso e discusso in quella zona? Per un’idea di città e di comunità? Per affermare un (uno!) principio etico, un diritto, un dovere? Ma và!

Semplicemente per dire: vota per me (signor Nessuno), che poi ci penso io (signorotto) a voi (popolo); nomino per questo un padrino di zona (vassallo) che gestirà il pacchetto proprietario di voti verso la scalata-cordata politica che va dal Municipio per arrivare alla Regione, passando dal Comune e dalla Provincia.

Siamo così ritornati al Medio-Evo o ad una lettura inquietante di potenziale formazione di capi-bastone che controllano, sappiamo come, il territorio (ne sanno qualcosa al sud d’Italia).

Oppure, per chi crede che ormai la politica post-moderna sia solo questa, abbiamo assistito increduli alla calata nei territori dei marziani, che, com’è noto, sono strani esseri con le antenne verdi che abitano lontanissimi pianeti.

Siamo dunque davanti alla presenza di una cultura (abbastanza) radicata che concepisce la Politica in senso etologico. Il politico-capobranco circoscrive e difende il suo territorio d’appartenenza, a prescindere da dove intende dirigersi. Il territorio diventa così non un mezzo ma un fine. Si sopravvive a se stessi, ormai.

Per carità di patria non facciamo nomi, né di liste né di protagonisti, anche di brave persone, ma inserite dentro una logica micidiale di scambio di favori e di tornaconti elettorali.

Come meravigliarsi, allora, che la Politica si stia riducendo ad un mercato delle vacche e che la gente si stia disgustando dello scenario?

Un Paese normale, dove il politico (nel senso di Polis) faccia il politico e l’amministratore (nel senso di gestore dell’interesse pubblico) faccia l’amministratore; dove le regole siano le regole, e dove il “buongiorno significhi buongiorno”: di questo forse hanno bisogno i cittadini.

Vi pare poco?

Nicola Capozza

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Una Risposta a “Elezioni Regionali. I marziani sono calati sui territori”
  1. Letizia scrive:

    Non chiedere cosa lo Stato può fare per te ma cosa puoi fare tu… per la Regione!

    Il modo di fare politica è specchio dei desideri manco troppo nascosti dei singoli componenti (siamo un popolo di Monadi) della nostra Società. Perché il cittadino quei volantini non se li legge? Perché non replica magari scrivendo o andando ad incontrare il candidato?

    Paura di un confronto? No. Menefreghismo.

    Chi è causa del suo mal… Chi si astiene, anche solo dalla discussione. Chi non si mette in gioco perché ha sempre TANTO da fare, salvo poi stare tutti i giorni ore a chattare o giocare on line fa alzare gli occhi a me che sono andata in giro anche quest’anno. A cercare di parlare con la gente, ad imbuchettare Sinistra Ecologia e Libertà. Perché quello che c’era scritto su quei volantini poi buttati per terra (e che io raccatto quando vedo in giro, perché noi li paghiamo di tasca nostra) è quello che penso. é il Paese che vorrei.

    Perché per me “buon giorno vuol dire solamente buon giorno”. Ma se monto in bici non ci sarà la magia di De Sica a farmi volare… e non ci saranno miracoli.

    Fine. Punto. Viviamo in questa Italietta. In cui chi si astiene si sente pure figo perché ne sa di più di chi vota. FIguriamoci di chi si fa il fondoschiena per spiegare perché da semplice cittadina appoggi Tizio…

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