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	<title>Redazione &#187; Recensioni</title>
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	<description>Blog a cura dei redattori del giornale online www.abitarearoma.net</description>
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		<title>Gabriel Garcia Marquez, il labirinto della quotidianità come fonte d’ispirazione</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 15:03:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<description><![CDATA[Presentato alla libreria Rinascita di via Savoia il libro di Rodolfo Braceli “Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno” “Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno”. E’ questo il titolo del nuovo libro di Rodolfo Braceli, edito da Giulio Perroni Editore, presentato venerdì 8 aprile alle ore 18.00 presso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Presentato alla libreria Rinascita di via Savoia il libro di Rodolfo Braceli “Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno”</em></p>
<p>“Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno”. E’ questo il titolo del nuovo libro di Rodolfo Braceli, edito da Giulio Perroni Editore, presentato venerdì 8 aprile alle ore 18.00 presso la libreria Rinascita di via Savoia 30, nel quartiere Trieste (II municipio).<br />
Moderatore dell’incontro è stato Matteo Lefevre, docente di <span id="more-566"></span>lingua e traduzione spagnola dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e curatore della traduzione italiana.<br />
Altri protagonisti dell’evento sono stati il critico letterario e musicista Walter Mauro, autore di uno dei due saggi presenti all’interno del libro (l’altro è stato scritto dalla scrittrice Romana Petri), il giornalista e scrittore Beppe Sebaste e Carlo Serafini, anch’esso autore di diversi libri.</p>
<p>Braceli, giornalista argentino autore di numerosi reportage sull’America latina, grazie alla sua intervista del 1996 (destinata in origine ad una rivista argentina) offre ai lettori  un ritratto privato del grande scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1982 e autore di capolavori come “Cent’anni di solitudine” e “L’amore ai tempi del colera”. Marquez è diretto, immediato nel rispondere agli interrogativi posti dall’intervistatore ed è straordinaria la capacità con cui riesce a toccare più argomenti nelle sue risposte, pur partendo da un tema specifico.</p>
<p>Quello che Braceli ci offre nella sua opera, attraverso questa intervista – esperienza (che assume la forma di un dialogo in cui ogni domanda viene costruita a partire dalla domanda precedente e che trova nella quotidianità la sua fonte d’ispirazione principale), è uno spaccato del Gabriel Garcia Marquez &#8211; uomo  molto interessante che permette al  lettore di sapere qualcosa di nuovo sul grande scrittore sudamericano a conferma del fatto che l’intervista sta diventando un nuovo e importante genere letterario, che offre la possibilità di affrontare i temi più svariati in maniera immediata.</p>
<p>Ciò che emerge di nuovo di Marquez attraverso questa conversazione è il rapporto profondo fra vita e letteratura che è in Marquez; “il labirinto di ogni giorno” della sua vita traspare nei libri, la sua letteratura con tutti i suoi aspetti fantastici nasce dalla realtà (come è evidente secondo Mauro nell’opera “Nessuno scriva al colonnello”) : “tutto ciò che accade è utile”, dice Marquez a Braceli durante l’intervista, ed è per questo motivo che lascia sempre le finestre aperte, per permettere che a casa entrino rumori, grida e voci che lui infila nella sua scrittura. D’altronde Marquez è un curioso, ama fare domande alla gente (spesso nel libro è lui stesso a fare domande all’intervistatore), come conferma un meccanico suo vicino di casa che rivela a Braceli come il premio Nobel chieda spesso della sua famiglia, del suo lavoro e della sua vita.</p>
<p>Durante l’incontro è stato infine sottolineato come la conversazione fra Braceli e Marquez testimoni il cambiamento della letteratura del grande scrittore ispanico: negli ultimi anni infatti i suoi romanzi sono caratterizzati da una costruzione della realtà, abbandonando quella “costruzione del fantastico” che aveva caratterizzato i sui migliori lavori.</p>
<p><em><strong>Daniele Ferretti</strong></em></p>
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“Gabriel Garcia Marquez. Lo scrittore nel labirinto di ogni giorno”. E’ questo il titolo del nuovo libro di Rodolfo Braceli, edito da Giulio Perroni Editore, presentato venerdì 8 aprile alle ore 18.00 presso la libreria Rinascita di via Savoia 30, nel quartiere Trieste (II municipio).
Moderatore dell’incontro è stato Matteo Lefevre, docente di lingua e traduzione spagnola dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e curatore della traduzione italiana.
Altri protagonisti dell’evento sono stati il critico letterario e musicista Walter Mauro, autore di uno dei due saggi presenti all’interno del libro (l’altro è stato scritto dalla scrittrice Romana Petri), il giornalista e scrittore Beppe Sebaste e Carlo Serafini, anch’esso autore di diversi libri.
Braceli, giornalista argentino autore di numerosi reportage sull’America latina, grazie alla sua intervista del 1996 (destinata in origine ad una rivista argentina) offre ai lettori  un ritratto privato del grande scrittore, premio Nobel per la letteratura nel 1982 e autore di capolavori come “Cent’anni di solitudine” e “L’amore ai tempi del colera”. Marquez è diretto, immediato nel rispondere agli interrogativi posti dall’intervistatore ed è straordinaria la capacità con cui riesce a toccare più argomenti nelle sue risposte, pur partendo da un tema specifico.
Quello che Braceli ci offre nella sua opera, attraverso questa intervista – esperienza (che assume la forma di un dialogo in cui ogni domanda viene costruita a partire dalla domanda precedente e che trova nella quotidianità la sua fonte d’ispirazione principale), è uno spaccato del Gabriel Garcia Marquez &#8211; uomo  molto interessante che permette al  lettore di sapere qualcosa di nuovo sul grande scrittore sudamericano a conferma del fatto che l’intervista sta diventando un nuovo e importante genere letterario, che offre la possibilità di affrontare i temi più svariati in maniera immediata.
Ciò che emerge di nuovo di Marquez attraverso questa conversazione è il rapporto profondo fra vita e letteratura che è in Marquez; “il labirinto di ogni giorno” della sua vita traspare nei libri, la sua letteratura con tutti i suoi aspetti fantastici nasce dalla realtà (come è evidente secondo Mauro nell’opera “Nessuno scriva al colonnello”) : “tutto ciò che accade è utile”, dice Marquez a Braceli durante l’intervista, ed è per questo motivo che lascia sempre le finestre aperte, per permettere che a casa entrino rumori, grida e voci che lui infila nella sua scrittura. D’altronde Marquez è un curioso, ama fare domande alla gente (spesso nel libro è lui stesso a fare domande all’intervistatore), come conferma un meccanico suo vicino di casa che rivela a Braceli come il premio Nobel chieda spesso della sua famiglia, del suo lavoro e della sua vita.
Durante l’incontro è stato infine sottolineato come la conversazione fra Braceli e Marquez testimoni il cambiamento della letteratura del grande scrittore ispanico: negli ultimi anni infatti i suoi romanzi sono caratterizzati da una costruzione della realtà, abbandonando quella “costruzione del fantastico” che aveva caratterizzato i sui migliori lavori.
Daniele Ferretti
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		<title>Zairo, primo film interattivo. Ed è italiano</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/zairo-primo-film-interattivo-ed-e-italiano/</link>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 08:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Faiella</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[interattività]]></category>

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		<description><![CDATA[Il primo film interattivo della storia del cinema è italiano. È una vera spy-story e si intitola Zairo. La geniale idea di creare un connubio tra cinematografia e intrattenimento, che desse la possibilità allo spettatore di interagire con la proiezione, è venuta, manco a dirlo, a un napoletano d&#8217;hoc: Massimiliano Farace. Il produttore partenopeo, insieme [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il primo film interattivo della storia del cinema è italiano. È una vera spy-story e si intitola Zairo. La geniale idea di creare un connubio tra cinematografia e intrattenimento, che desse la possibilità allo spettatore di interagire con la proiezione, è venuta, manco a dirlo, a un napoletano d&#8217;hoc: Massimiliano Farace.</p>
<p>Il produttore partenopeo, insieme al <span id="more-430"></span>gruppo fondatore dell&#8217;Atlantica Production e al regista Antonio Centomani, hanno dato vita ad un innovativo format mediatico denominato “GAME” (Great Action Movie Entertainment). GAME ha il pregio di unire in un videogioco, tecnologia, capacità narrativa e cinema.</p>
<p>«La televisione &#8211; spiega Farace &#8211; prolifera di format incentrati sulla partecipazione attiva del telespettatore, come i reality, dotati di strumenti d&#8217;interazione tipo il “televoto”. Game è un innovativo progetto di cinema interattivo mai realizzato prima d&#8217;ora, che va oltre la passività mediatica e che crea una vera e propria interattività fra il film e lo spettatore».</p>
<p>La pellicola, la cui regia è di Centomani, annovera tra i protagonisti, insieme allo stesso Farace nei panni del protagonista, l&#8217;agente Zairo, anche la splendida Alessia Fabiani, Gianpa Serino, Luca Riemma e la sempre affascinante Claudia Gerini.</p>
<p>Il genere è poliziesco e si sviluppa intorno alle vicende di Zairo, figlio adottivo di Mister Lian, un influente uomo d&#8217;affari cinese, e del fratello Daniel. Alla morte del padre, che era anche uno dei quattro boss della più importante organizzazione criminale cinese, la Stella Nera, Zairo e suo fratello prendono strade diverse: il primo entra in polizia; il secondo fugge con l&#8217;aiuto di una gang albanese e diviene informatore di suo fratello.</p>
<p>“Vivi il tuo gioco, fai la tua scelta”. Questo è lo slogan. Lo spettatore-giocatore, dopo aver inserito il DVD in un qualsiasi lettore, con il telecomando potrà scegliersi la sceneggiatura, cambiando le vicende di uno dei protagonisti, creando così una trama e un finale diversi.</p>
<p>«Il film &#8211; racconta Centomani &#8211; è ambientato a Bologna, Napoli, sulle Alpi e in altre location. Per realizzarlo ci sono voluti ben quattordici mesi, tra produzione, post produzione, effetti speciali, montaggio, sonorizzazione e doppiaggio».</p>
<p>Zairo “il primo giorno”, è l&#8217;episodio numero uno di una serie televisiva di dodici episodi già in distribuzione in trentottomila edicole situate in tutta Italia (aeroporti, centri commerciali, stazioni e autogrill). Ma non è finita qui. A breve sarà pronto il libro dedicato all&#8217;affascinante e un po&#8217; tenebroso poliziotto Zairo, che qualcuno ha già paragonato al Dylan Dog di Tiziano Sclavi.</p>
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Il produttore partenopeo, insieme al gruppo fondatore dell&#8217;Atlantica Production e al regista Antonio Centomani, hanno dato vita ad un innovativo format mediatico denominato “GAME” (Great Action Movie Entertainment). GAME ha il pregio di unire in un videogioco, tecnologia, capacità narrativa e cinema.
«La televisione &#8211; spiega Farace &#8211; prolifera di format incentrati sulla partecipazione attiva del telespettatore, come i reality, dotati di strumenti d&#8217;interazione tipo il “televoto”. Game è un innovativo progetto di cinema interattivo mai realizzato prima d&#8217;ora, che va oltre la passività mediatica e che crea una vera e propria interattività fra il film e lo spettatore».
La pellicola, la cui regia è di Centomani, annovera tra i protagonisti, insieme allo stesso Farace nei panni del protagonista, l&#8217;agente Zairo, anche la splendida Alessia Fabiani, Gianpa Serino, Luca Riemma e la sempre affascinante Claudia Gerini.
Il genere è poliziesco e si sviluppa intorno alle vicende di Zairo, figlio adottivo di Mister Lian, un influente uomo d&#8217;affari cinese, e del fratello Daniel. Alla morte del padre, che era anche uno dei quattro boss della più importante organizzazione criminale cinese, la Stella Nera, Zairo e suo fratello prendono strade diverse: il primo entra in polizia; il secondo fugge con l&#8217;aiuto di una gang albanese e diviene informatore di suo fratello.
“Vivi il tuo gioco, fai la tua scelta”. Questo è lo slogan. Lo spettatore-giocatore, dopo aver inserito il DVD in un qualsiasi lettore, con il telecomando potrà scegliersi la sceneggiatura, cambiando le vicende di uno dei protagonisti, creando così una trama e un finale diversi.
«Il film &#8211; racconta Centomani &#8211; è ambientato a Bologna, Napoli, sulle Alpi e in altre location. Per realizzarlo ci sono voluti ben quattordici mesi, tra produzione, post produzione, effetti speciali, montaggio, sonorizzazione e doppiaggio».
Zairo “il primo giorno”, è l&#8217;episodio numero uno di una serie televisiva di dodici episodi già in distribuzione in trentottomila edicole situate in tutta Italia (aeroporti, centri commerciali, stazioni e autogrill). Ma non è finita qui. A breve sarà pronto il libro dedicato all&#8217;affascinante e un po&#8217; tenebroso poliziotto Zairo, che qualcuno ha già paragonato al Dylan Dog di Tiziano Sclavi.
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		<title>L&#8217;irresistibile musicalità di Avenue Q al Teatro Olimpico</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Oct 2009 18:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tifi</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[Anziché rassegnarsi, contro la sfiga ci vuole un po’ di accogliente buonumore e … almeno un sogno. E così a via della Sfiga, Avenue Q, ne succedono di tutti i colori, ma l’allegria di un musical impeccabile dal punto di vista tecnico fa uscire canticchiando anche il più serio degli spettatori. Al Teatro Olimpico, piazza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2009/10/Avenue-q.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-365" title="Avenue q" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2009/10/Avenue-q-150x150.jpg" alt="Avenue q" width="150" height="150" /></a>Anziché rassegnarsi, contro la sfiga ci vuole un po’ di accogliente buonumore e … almeno un sogno. E così a via della Sfiga, Avenue Q, ne succedono di tutti i colori, ma l’allegria di un musical impeccabile dal punto di vista tecnico fa uscire canticchiando anche il più serio degli spettatori.</p>
<p>Al Teatro Olimpico, piazza Gentile da Fabriano 17, fino al 1 novembre 2009 sono in scena i <span id="more-362"></span>temi di sempre e perciò sempre attuali: con semplicità e il sorriso sulle labbra si affrontano il razzismo, l’omosessualità, il problema della casa e del lavoro, l’amore e l’amicizia.</p>
<p>Dopo il debutto off-Broadway nel marzo 2003, Avenue Q ha girato il mondo e si è aggiudicato vari premi tra cui tre Tony Awards come miglior musical, miglior soggetto originale e migliori musiche originali. L’idea che rende quasi tutti gli attori ventriloqui a carte scoperte la spiega il regista, Stefano Genovese, che ha curato la versione italiana: “l’apparente candore di un pupazzo gli permette di esternare pensieri, di commentare il mondo, di ricercare delle semplici verità in tutta libertà. Il pupazzo, innocuo giocattolo per bambini, con tanto di occhioni e largo sorriso, può dire con innocenza (franchezza) quello che molti di noi pensano e fanno, liberando finalmente la bestia del Politicamente Scorretto, che dà così tanta soddisfazione”.</p>
<p>Purtroppo il coming out, l’intento liberatorio, è tacciato di troppo buonismo e i personaggi, troppo volti a rappresentare l’universale, si assottigliano fino a perdere di spessore psicologico e alle volte diventano un po’ troppo banali.</p>
<p>Tuttavia restano le trovate intelligenti, come gli Orsetti dei Pensieri Cattivi che istigano all’alcol, all’ebbrezza e al suicidio, le scatole parlanti che fungono da coro e altre idee spiritose che movimentano l’azione.</p>
<p>Un plauso particolare va a tutto il settore musicale, dall’ineccepibile band che suona dal vivo (c’è il pianoforte, la batteria, la chitarra, i flauti, il basso e il contrabbasso) agli attori che, oltre a recitare e animare i pupazzi, cantano liriche e canzoni con sorprendente bravura.</p>
<p>E’ facile ridere e rispecchiarsi in Avenue Q, ma ammettere le piccole grandi verità della nostra esistenza, ad esempio “che siamo tutti un po’ razzisti”, è solo il primo passo di un lungo percorso di conoscenza del nostro vivere comune.</p>
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Al Teatro Olimpico, piazza Gentile da Fabriano 17, fino al 1 novembre 2009 sono in scena i temi di sempre e perciò sempre attuali: con semplicità e il sorriso sulle labbra si affrontano il razzismo, l’omosessualità, il problema della casa e del lavoro, l’amore e l’amicizia.
Dopo il debutto off-Broadway nel marzo 2003, Avenue Q ha girato il mondo e si è aggiudicato vari premi tra cui tre Tony Awards come miglior musical, miglior soggetto originale e migliori musiche originali. L’idea che rende quasi tutti gli attori ventriloqui a carte scoperte la spiega il regista, Stefano Genovese, che ha curato la versione italiana: “l’apparente candore di un pupazzo gli permette di esternare pensieri, di commentare il mondo, di ricercare delle semplici verità in tutta libertà. Il pupazzo, innocuo giocattolo per bambini, con tanto di occhioni e largo sorriso, può dire con innocenza (franchezza) quello che molti di noi pensano e fanno, liberando finalmente la bestia del Politicamente Scorretto, che dà così tanta soddisfazione”.
Purtroppo il coming out, l’intento liberatorio, è tacciato di troppo buonismo e i personaggi, troppo volti a rappresentare l’universale, si assottigliano fino a perdere di spessore psicologico e alle volte diventano un po’ troppo banali.
Tuttavia restano le trovate intelligenti, come gli Orsetti dei Pensieri Cattivi che istigano all’alcol, all’ebbrezza e al suicidio, le scatole parlanti che fungono da coro e altre idee spiritose che movimentano l’azione.
Un plauso particolare va a tutto il settore musicale, dall’ineccepibile band che suona dal vivo (c’è il pianoforte, la batteria, la chitarra, i flauti, il basso e il contrabbasso) agli attori che, oltre a recitare e animare i pupazzi, cantano liriche e canzoni con sorprendente bravura.
E’ facile ridere e rispecchiarsi in Avenue Q, ma ammettere le piccole grandi verità della nostra esistenza, ad esempio “che siamo tutti un po’ razzisti”, è solo il primo passo di un lungo percorso di conoscenza del nostro vivere comune.
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		<title>Vicky Cristina Barcelona di Woody Allen</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/vicky-cristina-barcelona-woody-allen/</link>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2008 23:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Parisi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Rebecca Hall]]></category>
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		<category><![CDATA[Vicky Cristina Barcelona]]></category>
		<category><![CDATA[Woody Allen]]></category>

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		<description><![CDATA[L’aura “sessuale” e possibilista della metropoli spagnola restituita in maniera magistrale dal vulcanico regista americano. Vicky. Cristina Barcelona. Cosa accade quando si mettono a reagire insieme due avvenenti turiste americane e Barcellona, la suadente città catalana che è divenuta per gli yankees la nuova meta del binomio arte e trasgressione dopo una Parigi ormai démodé. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><em>L’aura “sessuale” e possibilista della metropoli spagnola restituita in maniera magistrale dal vulcanico regista americano.</em></p>
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<p align="justify">Vicky. Cristina Barcelona. Cosa accade quando si mettono a  reagire insieme due avvenenti turiste americane e Barcellona, la suadente città  catalana che è divenuta per gli <em>yankees</em> la nuova meta del binomio arte  e trasgressione dopo una Parigi ormai <em>démodé</em>. La bruna Vicky e la  bionda Cristina, interpretate dalla delicata Rebecca Hall e dalla prorompente  Scarlett Johansson, sono buone amiche ma dagli opposti caratteri e dalle  prospettive distanti: la prima, innamorata dell&#8217;architettura di Gaudì, è a  Barcellona per portare a termine con una <em>full immersion</em> un master  sull&#8217;identità catalana, mentre a breve convolerà a nozze con un maritino tutto  casa e chiesa; la seconda è una single sognatrice e confusa sul proprio futuro,  alla ricerca di nuove esperienze per evadere da una realtà asfittica e trovare  un&#8217;identità.</p>
<p align="justify">Vittime del maleficio della città tentacolare, si troveranno  avviluppate a turno tra le braccia di Juan Antonio, un fascinoso pittore  spagnolo interpretato dal proteiforme Bardem, incallito seduttore che le tuffa,  loro malgrado, in un mondo di genio e stravizi, complicato dalle incursioni  deliranti della ex Maria Elena, interpretata dalla vulcanica Penelope Cruz.  Così, mentre Vicky cerca invano di dimenticare una folle notte d&#8217;amore con Juan  Antonio e vede piombarsi nel bel mezzo della vacanza il maritino intenzionato a  combinare un matrimonio nella romantica Barcellona, Cristina resta invischiata  in un <em>ménage à trois</em> con Juan Antonio e Maria Elena che ha il sapore di  esperimenti sentimentali da avanguardia anni &#8217;20.</p>
<p align="justify">E se, come dice proprio il personaggio di Penelope Cruz, «un  amore dura per sempre solo se resta inappagato», così finirà per essere lo  spettatore di fronte al brusco ritorno in America delle due protagoniste,  sottratte allo stordimento di un&#8217;esperienza fuori dagli schemi ma con la  consapevolezza di aver messo a dura prova i propri limiti ed aver sfidato i  propri demoni interiori. Sotto questa luce la sagra degli svaporati  <em>clichés</em> che affolla la pellicola assume tutto un altro aspetto e  finisce per diventare uno svagato manto a sottili e durature inquietudini. La  destabilizzazione emotiva di cui cadono vittime le protagoniste è una spia  evidente del fatto che dopo la vacanza la loro percezione della cose non sarà  più la stessa, perché qualunque consapevolezza è pericolosa foriera di future  infelicità. La leggerezza di questo nuovo <em>divertissement</em> di Allen, che  restituisce in modo magistrale l&#8217;aura &#8220;sessuale&#8221; e possibilista della metropoli  spagnola, iscrive <em>Vicky Cristina Barcelona</em> nel novero delle opere  minori del vulcanico regista americano, ma con un brio ed una &#8220;frivolezza&#8221;  divertente e divertita che erano rimaste sconosciute al precedente <em>Cassandra  Dream</em>.</p>
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Vicky. Cristina Barcelona. Cosa accade quando si mettono a  reagire insieme due avvenenti turiste americane e Barcellona, la suadente città  catalana che è divenuta per gli yankees la nuova meta del binomio arte  e trasgressione dopo una Parigi ormai démodé. La bruna Vicky e la  bionda Cristina, interpretate dalla delicata Rebecca Hall e dalla prorompente  Scarlett Johansson, sono buone amiche ma dagli opposti caratteri e dalle  prospettive distanti: la prima, innamorata dell&#8217;architettura di Gaudì, è a  Barcellona per portare a termine con una full immersion un master  sull&#8217;identità catalana, mentre a breve convolerà a nozze con un maritino tutto  casa e chiesa; la seconda è una single sognatrice e confusa sul proprio futuro,  alla ricerca di nuove esperienze per evadere da una realtà asfittica e trovare  un&#8217;identità.
Vittime del maleficio della città tentacolare, si troveranno  avviluppate a turno tra le braccia di Juan Antonio, un fascinoso pittore  spagnolo interpretato dal proteiforme Bardem, incallito seduttore che le tuffa,  loro malgrado, in un mondo di genio e stravizi, complicato dalle incursioni  deliranti della ex Maria Elena, interpretata dalla vulcanica Penelope Cruz.  Così, mentre Vicky cerca invano di dimenticare una folle notte d&#8217;amore con Juan  Antonio e vede piombarsi nel bel mezzo della vacanza il maritino intenzionato a  combinare un matrimonio nella romantica Barcellona, Cristina resta invischiata  in un ménage à trois con Juan Antonio e Maria Elena che ha il sapore di  esperimenti sentimentali da avanguardia anni &#8217;20.
E se, come dice proprio il personaggio di Penelope Cruz, «un  amore dura per sempre solo se resta inappagato», così finirà per essere lo  spettatore di fronte al brusco ritorno in America delle due protagoniste,  sottratte allo stordimento di un&#8217;esperienza fuori dagli schemi ma con la  consapevolezza di aver messo a dura prova i propri limiti ed aver sfidato i  propri demoni interiori. Sotto questa luce la sagra degli svaporati  clichés che affolla la pellicola assume tutto un altro aspetto e  finisce per diventare uno svagato manto a sottili e durature inquietudini. La  destabilizzazione emotiva di cui cadono vittime le protagoniste è una spia  evidente del fatto che dopo la vacanza la loro percezione della cose non sarà  più la stessa, perché qualunque consapevolezza è pericolosa foriera di future  infelicità. La leggerezza di questo nuovo divertissement di Allen, che  restituisce in modo magistrale l&#8217;aura &#8220;sessuale&#8221; e possibilista della metropoli  spagnola, iscrive Vicky Cristina Barcelona nel novero delle opere  minori del vulcanico regista americano, ma con un brio ed una &#8220;frivolezza&#8221;  divertente e divertita che erano rimaste sconosciute al precedente Cassandra  Dream.
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