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	<title>Redazione &#187; Politica</title>
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	<description>Blog a cura dei redattori del giornale online www.abitarearoma.net</description>
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		<title>La scrivania del Duce e del dissenso</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Dec 2011 10:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[Benito Mussolini]]></category>
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		<category><![CDATA[Enzo Moavero Milanesi]]></category>
		<category><![CDATA[Storace]]></category>

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		<description><![CDATA[Le divisioni della politica italiana per la sostituzione di una scrivania appartenuta a Mussolini a palazzo Chigi. Impossibile? Invece no… In questo periodo di crisi, di riforme pensionistiche e sacrifici che tutti gli italiani sono o meno contenti di fare per il futuro, a fare notizia nel nascituro governo Monti, sembrerebbe una scrivania. Il neoministro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le divisioni della politica italiana per la sostituzione di una scrivania appartenuta a Mussolini a palazzo Chigi. Impossibile? Invece no…</p>
<p>In questo periodo <span id="more-629"></span>di crisi, di riforme pensionistiche e sacrifici che tutti gli italiani sono o meno contenti di fare per il futuro, a fare notizia nel nascituro governo Monti, sembrerebbe una scrivania.</p>
<p>Il neoministro degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, giurista e giornalista, sembrerebbe non d’accordo ad utilizzare nel suo nuovo ufficio a palazzo Chigi, la scrivania che secondo voci di palazzo sarebbe appartenuta al duce. E’ bastato ordinare la sua sostituzione a scatenare le ire di alcuni politici.</p>
<p>Sul blog di Francesco Storace, leader de La Destra si legge: “Confesso che non conoscevo Enzo Moavero Milanesi. Costui ha pensato di passare alla storia ordinando di cambiare la scrivania ministeriale perché quella che ha trovato &#8211; si dice &#8211; sarebbe appartenuta a Benito Mussolini”. Inoltre conferma Storace, seguendo le voci che si sono diffuse nel palazzo del governo, il neo ministro avrebbe gridato a gran voce “Sono antifascista”. Il motivo per cui si sia poi accanito contro un pezzo di storia. Ben diverse le posizioni di politici di sinistra.</p>
<p>E’ pur vero che Moavero è stato un socialista ma le dichiarazioni ufficiali divergono alquanto: “è soltanto per motivi di spazio” ha spiegato il ministro. La scrivania era molto grande e quindi Moavero ha deciso di prenderne una più piccola anche per fare spazio a suoi collaboratori negli stessi ambienti.</p>
<p>Ma è così importante discutere su cosa o non cosa mettere in un ufficio? Per fare da paciere suggerirei che essendo un bene storico forse dovrebbe essere contemplata la sua effimera bellezza artistica al di là di chi, lì sopra, ha poggiato le proprie carte di lavoro.</p>
<p>Ma poi agli Italiani interessa?</p>
<p><em><strong>di Serenella Napolitano</strong></em></p>
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In questo periodo di crisi, di riforme pensionistiche e sacrifici che tutti gli italiani sono o meno contenti di fare per il futuro, a fare notizia nel nascituro governo Monti, sembrerebbe una scrivania.
Il neoministro degli Affari europei, Enzo Moavero Milanesi, giurista e giornalista, sembrerebbe non d’accordo ad utilizzare nel suo nuovo ufficio a palazzo Chigi, la scrivania che secondo voci di palazzo sarebbe appartenuta al duce. E’ bastato ordinare la sua sostituzione a scatenare le ire di alcuni politici.
Sul blog di Francesco Storace, leader de La Destra si legge: “Confesso che non conoscevo Enzo Moavero Milanesi. Costui ha pensato di passare alla storia ordinando di cambiare la scrivania ministeriale perché quella che ha trovato &#8211; si dice &#8211; sarebbe appartenuta a Benito Mussolini”. Inoltre conferma Storace, seguendo le voci che si sono diffuse nel palazzo del governo, il neo ministro avrebbe gridato a gran voce “Sono antifascista”. Il motivo per cui si sia poi accanito contro un pezzo di storia. Ben diverse le posizioni di politici di sinistra.
E’ pur vero che Moavero è stato un socialista ma le dichiarazioni ufficiali divergono alquanto: “è soltanto per motivi di spazio” ha spiegato il ministro. La scrivania era molto grande e quindi Moavero ha deciso di prenderne una più piccola anche per fare spazio a suoi collaboratori negli stessi ambienti.
Ma è così importante discutere su cosa o non cosa mettere in un ufficio? Per fare da paciere suggerirei che essendo un bene storico forse dovrebbe essere contemplata la sua effimera bellezza artistica al di là di chi, lì sopra, ha poggiato le proprie carte di lavoro.
Ma poi agli Italiani interessa?
di Serenella Napolitano
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		<title>Il maltempo a Roma. Si scatena la politica e intanto le scuole, le strade, le abitazioni si allagano sul serio</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/il-maltempo-a-roma-si-scatena-la-politica-e-intanto-le-scuole-le-strade-le-abitazioni-si-allagano-sul-serio/</link>
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		<pubDate>Fri, 21 Oct 2011 14:33:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[La mattina del 20 ottobre 2011 migliaia di cittadini si sono svegliati col suono scrosciante di un terribile temporale che si è abbattuto su Roma, causando molti danni alla viabilità, alle abitazioni private, ai negozi. La risposta al nubifragio è arrivata a suon di parole e dichiarazioni, dopo poche ore, da parte del mondo politico, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 20 ottobre 2011 migliaia di cittadini si sono svegliati col suono scrosciante di un terribile temporale che si è abbattuto su Roma, causando molti danni alla viabilità, alle abitazioni private, ai negozi. La risposta al nubifragio è arrivata a suon di parole e dichiarazioni, dopo poche ore, da parte del mondo politico, che come al solito, per risolvere i danni cerca quel capro espiatorio su cui far ricadere la colpa.</p>
<p>Tutto bloccato dalla <span id="more-621"></span>metro alle ferrovie per non parlare dell’immediata chiusura di alcune scuole.</p>
<p>All’improvviso piogge di parole hanno intasato le agenzie di stampa e le mail di tante redazioni.</p>
<p>Augusto Santori, consigliere Pdl del XV municipio, ha fatto sapere che alcune scuole della materna di Via Greve alla Magliana e della media Nino Rota a Villa Bonelli erano allagate, dai corridoi a buona parte delle aule e bagni. Allagato era anche il ponticello di Via Baffi al Portuense e quello di Parco dei Medici a Magliana Vecchia. Allagata Via Marchetti all’incrocio con Via della Magliana e Via Mecozzi all’imbocco del GRA. Una piccola Venezia, peccato che parlo di Roma.</p>
<p>Il presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori ha insistito nella sua nota che“è necessario risolvere il problema una volta per tutte realizzando un piano di mobilità che preveda la pioggia, che potenzi e metta in atto all’occorrenza tutte le misure di prevenzione e di fluidificazione del traffico, con interventi immediati su reti fognarie e caditoie, e che soprattutto metta al riparo le stazioni e i percorsi delle metropolitane di Roma”. Ovviamente la nota proseguiva con il solito attacco alle passate amministrazioni che ci hanno lasciato “un’eredità pesante poiché la sinistra che oggi critica ha dimenticato di quando, come avvenne il 1 novembre 2002, l’allora sindaco Veltroni chiedeva aiuto al governo per fronteggiare i danni di un altro nubifragio che fece scempio della Capitale”. La colpa, infatti è delle reti fognarie che “sono di quasi un secolo fa, vecchie, malandate e dimenticate: tornano alla memoria evidentemente solo quando piove, a danno ormai subìto.”</p>
<p>Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, invece, ha subito pensato al prossimo inverno, chiedendosi che se un “Un temporale di poche ore, anche se di notevole intensità può bloccare la Capitale d’Italia, cosa succederà allora in pieno inverno? La città sarà paralizzata e in tilt ogni giorno?”. E Poi con una serie di incalzanti domande chiedeva come mai “le foglie cadute non vengono rimosse dai tombini”. Forse perché, ipotizzava il Miccoli, il sindaco della Capitale, pensa più “alla politica nazionale che occuparsi di Roma e dei suoi problemi quotidiani, sempre più drammatici”.</p>
<p>Si è parlato di dilettanti allo sbaraglio, di vecchi sindaci inadempienti, di milioni di euro non usati per il risanamento idraulico, notizia diffusa da Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio. Allora mi viene un’altra domanda, da semplice cittadina: “Ma perché invece di pungersi a parole come Cicerone contro Catilina, non fanno in modo che i cittadini non devono usare l’arca per tornare a casa?”.</p>
<p><em><strong>di Serenella Napolitano</strong></em></p>
<form id="vozme_form_b9543afeedb73bcc6d0000ae59e46b13" method="post" name="vozme_form_b9543afeedb73bcc6d0000ae59e46b13" target="b9543afeedb73bcc6d0000ae59e46b13" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il maltempo a Roma. Si scatena la politica e intanto le scuole, le strade, le abitazioni si allagano sul serio.. La mattina del 20 ottobre 2011 migliaia di cittadini si sono svegliati col suono scrosciante di un terribile temporale che si è abbattuto su Roma, causando molti danni alla viabilità, alle abitazioni private, ai negozi. La risposta al nubifragio è arrivata a suon di parole e dichiarazioni, dopo poche ore, da parte del mondo politico, che come al solito, per risolvere i danni cerca quel capro espiatorio su cui far ricadere la colpa.
Tutto bloccato dalla metro alle ferrovie per non parlare dell’immediata chiusura di alcune scuole.
All’improvviso piogge di parole hanno intasato le agenzie di stampa e le mail di tante redazioni.
Augusto Santori, consigliere Pdl del XV municipio, ha fatto sapere che alcune scuole della materna di Via Greve alla Magliana e della media Nino Rota a Villa Bonelli erano allagate, dai corridoi a buona parte delle aule e bagni. Allagato era anche il ponticello di Via Baffi al Portuense e quello di Parco dei Medici a Magliana Vecchia. Allagata Via Marchetti all’incrocio con Via della Magliana e Via Mecozzi all’imbocco del GRA. Una piccola Venezia, peccato che parlo di Roma.
Il presidente della Commissione sicurezza di Roma Capitale, Fabrizio Santori ha insistito nella sua nota che“è necessario risolvere il problema una volta per tutte realizzando un piano di mobilità che preveda la pioggia, che potenzi e metta in atto all’occorrenza tutte le misure di prevenzione e di fluidificazione del traffico, con interventi immediati su reti fognarie e caditoie, e che soprattutto metta al riparo le stazioni e i percorsi delle metropolitane di Roma”. Ovviamente la nota proseguiva con il solito attacco alle passate amministrazioni che ci hanno lasciato “un’eredità pesante poiché la sinistra che oggi critica ha dimenticato di quando, come avvenne il 1 novembre 2002, l’allora sindaco Veltroni chiedeva aiuto al governo per fronteggiare i danni di un altro nubifragio che fece scempio della Capitale”. La colpa, infatti è delle reti fognarie che “sono di quasi un secolo fa, vecchie, malandate e dimenticate: tornano alla memoria evidentemente solo quando piove, a danno ormai subìto.”
Il segretario del Pd Roma, Marco Miccoli, invece, ha subito pensato al prossimo inverno, chiedendosi che se un “Un temporale di poche ore, anche se di notevole intensità può bloccare la Capitale d’Italia, cosa succederà allora in pieno inverno? La città sarà paralizzata e in tilt ogni giorno?”. E Poi con una serie di incalzanti domande chiedeva come mai “le foglie cadute non vengono rimosse dai tombini”. Forse perché, ipotizzava il Miccoli, il sindaco della Capitale, pensa più “alla politica nazionale che occuparsi di Roma e dei suoi problemi quotidiani, sempre più drammatici”.
Si è parlato di dilettanti allo sbaraglio, di vecchi sindaci inadempienti, di milioni di euro non usati per il risanamento idraulico, notizia diffusa da Alessandro Onorato, capogruppo Udc in Campidoglio. Allora mi viene un’altra domanda, da semplice cittadina: “Ma perché invece di pungersi a parole come Cicerone contro Catilina, non fanno in modo che i cittadini non devono usare l’arca per tornare a casa?”.
di Serenella Napolitano
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		<title>Il vecchio (rimbecillito) e il mare (di insulti)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Sep 2011 13:59:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è consumato ieri sera negli studi di Radio 24 uno dei tanti atti della pièce tragicomica del meraviglioso mondo politico che ci rappresenta. Interprete principale il Direttore del TG4 Emilio Fede, antagonista assente il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola. Questo il prologo. Nella giornata di martedì nel corso in un convegno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si è consumato ieri sera negli studi di Radio 24 uno dei tanti atti della pièce tragicomica del meraviglioso mondo politico che ci rappresenta. Interprete principale il Direttore del TG4 Emilio Fede, antagonista assente il leader di Sinistra Ecologia e Libertà Nichi Vendola. Questo il prologo. Nella giornata di martedì nel corso in un convegno a Civitavecchia, Vendola aveva citato proprio<span id="more-617"></span> il direttore insieme agli altri nomi noti facenti parte dell’ormai famosissima cricca “escort&amp;politica”. “Ci fa vergognare, aveva detto Vendola, che quattro vecchi, maschi e un po’ rimbecilliti possano entrare nella politica e sporcarla. Noi, che ricordiamo un periodo storico in cui la politica, con Enrico Berlinguer, era una grande passione e non una piccola miseria, ci vergogniamo”. Lavitola, Fede, Mora e Tarantini sarebbero i maschi ottantenni a cui fa riferimento Vendola anche se l’ultimo poi così vecchio non è, visto che di anni ne ha appena 34. Incalza il leader di Sel “Dobbiamo liberare la scena pubblica da una classe dirigente impresentabile in Italia e nel mondo. Una classe politica che ha dato scandalo pubblicamente e che ha fatto della pornografia e del turpiloquio un codice. La mia partita è per restituire nobiltà alla politica”. Ed è forse per restare in tema di turpiloque metafore che Emilio Fede gli risponde stizzito e per le rime ai microfoni della Zanzara di Giuseppe Cruciani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Intanto chiamando Vendola “signore con l’orecchino” o “signor Pendolo” a seconda del momento, poi facendo finta di non sapere neppure chi fosse: “E chi è questo signor Pendolo?” “Il presidente della Regione Puglia, lei lo conosce no?”  “Ah il signore con l’orecchino&#8230;ma al naso, no? Dove porta l’orecchino Pendolo? Al pendolo?”. Vendola che ha parlato senza lesinare di “antropologia che gira intorno al premier nell’esercizio di onnipotenza che questo vecchio maschio pensa di poter imporre come stile della politica” ha anche dato un peso specifico al personaggio di Fede in questo ameno contesto racchiudendolo nella stringato ruolo di “procacciatore di escort e cocaina”, proprio lui, il direttore, che rassicura, “di droga non ha mai fatto uso, mai uno spinello”. Vendola non si era certo nascosto dietro finte illazioni chiamando i vizi per nome e cognome e questo sembra abbia infastidito non poco il direttore che pure in fondo è un ottuagenario di fatto. Il risentimento che forse Fede voleva nascondere si manifesta senza mezzi termini quando il direttore risponde con metafore ben più dure e faziosamente omofobiche alle parole di quello che definisce un “poveretto”, “ma poi mica è una colpa se gli piacciono gli uomini”. Risatina del direttore. E insiste Fede che “Vendola va capito davanti e di dietro, perché non è uno che dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui fa davanti e di dietro. Lui non va con gli ottuagenari perché non tirano, perché lì c’è la caccia al tesoro, che ci trova? Se vado in cella speriamo che mi venga a trovare, però io mi paro il culo”.</p>
<p><strong><em>di Eleonora Cianfrini</em></strong></p>
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&nbsp;
Intanto chiamando Vendola “signore con l’orecchino” o “signor Pendolo” a seconda del momento, poi facendo finta di non sapere neppure chi fosse: “E chi è questo signor Pendolo?” “Il presidente della Regione Puglia, lei lo conosce no?”  “Ah il signore con l’orecchino&#8230;ma al naso, no? Dove porta l’orecchino Pendolo? Al pendolo?”. Vendola che ha parlato senza lesinare di “antropologia che gira intorno al premier nell’esercizio di onnipotenza che questo vecchio maschio pensa di poter imporre come stile della politica” ha anche dato un peso specifico al personaggio di Fede in questo ameno contesto racchiudendolo nella stringato ruolo di “procacciatore di escort e cocaina”, proprio lui, il direttore, che rassicura, “di droga non ha mai fatto uso, mai uno spinello”. Vendola non si era certo nascosto dietro finte illazioni chiamando i vizi per nome e cognome e questo sembra abbia infastidito non poco il direttore che pure in fondo è un ottuagenario di fatto. Il risentimento che forse Fede voleva nascondere si manifesta senza mezzi termini quando il direttore risponde con metafore ben più dure e faziosamente omofobiche alle parole di quello che definisce un “poveretto”, “ma poi mica è una colpa se gli piacciono gli uomini”. Risatina del direttore. E insiste Fede che “Vendola va capito davanti e di dietro, perché non è uno che dice una cosa e poi di dietro ne fa un’altra. Lui fa davanti e di dietro. Lui non va con gli ottuagenari perché non tirano, perché lì c’è la caccia al tesoro, che ci trova? Se vado in cella speriamo che mi venga a trovare, però io mi paro il culo”.
di Eleonora Cianfrini
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		<title>Roma 2011&#8230; ex città aperta…</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/roma-2011-ex-citta-aperta/</link>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 12:39:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Alberto Bonanni è l’ennesima vittima di una Roma pericolosa, violenta, senza pietà. Ridotto in fin di vita dopo essere stato aggredito da più persone, ha ricevuto calci e “cascate” anche quando era tramortito a terra. Il sindaco Alemanno dichiara “Vittima della violenza ultrà”, peccato che il campionato sia finito da tempo…. Eh si, il Sindaco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alberto Bonanni è l’ennesima vittima di una Roma pericolosa, violenta, senza pietà. Ridotto in fin di vita dopo essere stato aggredito da più persone, ha ricevuto calci e “cascate” anche quando era tramortito a terra. Il sindaco Alemanno dichiara “Vittima della violenza ultrà”, peccato che <span id="more-595"></span>il campionato sia finito da tempo…. Eh si, il Sindaco continua a non mettere a fuoco quello che oramai sta diventando un vero incubo per la capitale. Certo dobbiamo dare merito ad Alemanno di aver frenato la violenza degli stranieri, dando una bella spinta a quella degli italiani. Bravo Sindaco! Mi sembra di vivere, non in una Roma degli anni 70, ma in una Roma degli anni 30 quando le squadracce giravano senza paura e, con la tipica regola dei 10 contro 1, si sentivano i padroni di tutto e tutti. E’ per questo che l’aggressione di Alberto Bonanni non può non essere collegata a questa subcultura fascista, rinvigorita e legittimata al momento. Di quella subultura che di politico non ha nulla, ma che sa molto di violenza, vigliaccheria, omofobia, xenofobia.  Giusto per citare alcuni accadimenti del periodo Alemanniano della città:</p>
<p>Giugno 2011 un gruppo di omofobi violenti ha inseguito con dei bastoni alcuni ragazzi omosessuali nei pressi del Gay Village a Roma;</p>
<p>Giugno 2010 petardi contro il Gay village di Roma,</p>
<p>Settembre 2009 due bombe carta vengono fatte esplodere dietro al Colosseo alla Gay street;</p>
<p>Agosto 2009 Alessandro Sardelli alias Svastichella… aggredì due gay colpendone uno con un collo di bottiglia rotta…;</p>
<p>Certo non  mancavano anche prima queste violenze, basta ricordare l’aggressione di villa Ada e l’omicidio di Renato Biagetti, ma è innegabile che dopo l’elezione del sindaco Alemanno tali violenze sono aumentate. Questo perché questa tipologia di personaggi, in stile Svastichella, si sentono oggi più legittimati. Sia in maniera indiretta, per l’ideologia comunque legata al sindaco odierno, sia in maniera diretta per le deboli prese di posizioni del primo cittadino. Prese di posizioni mai chiaramente politiche e antifasciste. Mentre è chiara l’origine di queste violenze, maturata in questi ambienti dove la violenza senza freni, è un normale mezzo di risoluzione delle controversie e la vigliacca legge del branco la fa da padrona. E non importa il collegamento diretto a movimenti, partiti o centri sociali, è sufficiente la tipologia di ideali che portano avanti. Ideali, se tale si possono definire, basati oltre che sull’uso della violenza sull’odio verso tutto ciò che è diverso, straniero o omosessuale, musulmano o indù non fa differenza. La soluzione?  Oltre le pene severissime, sulla quale anche la sinistra ed il suo garantismo hanno delle forti colpe, occorrerebbe educare alla tolleranza e al rispetto della diversità. Intanto basterebbe applicare la Costituzione, con l’obbligo eventuale per i vari Svastichella e i Larussa a tornare a scuola a studiare la storia. Vietare, ma non a parole, qualsiasi calendario e cimelio con la faccia di Mussolini. Obbligare le scuole a fare gite a Fossoli oltre che ai lager tedeschi. Portare i bambini sulla tomba di Matteotti per poi spiegargli chi era e cosa gli successe. Fargli fare un giro nel ghetto di Roma e spiegare cosa accadde la notte del 16 ottobre del 1943. Raccontare il rastrellamento del Quadraro. Aprire 24h il museo della Liberazione di Roma. E occorre ripetere e ripetere senza pause e senza mai aver paura di pensare di essere fuori tempo. Diceva Calamandrei “Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione” non dimentichiamolo mai. Questi sono i valori grazie ai quali è nata l’Italia,quelli contrapposti rappresentano la peggiore  vergogna della nostra storia.</p>
<p><em><strong>di Giuseppe Barbone</strong></em></p>
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Giugno 2011 un gruppo di omofobi violenti ha inseguito con dei bastoni alcuni ragazzi omosessuali nei pressi del Gay Village a Roma;
Giugno 2010 petardi contro il Gay village di Roma,
Settembre 2009 due bombe carta vengono fatte esplodere dietro al Colosseo alla Gay street;
Agosto 2009 Alessandro Sardelli alias Svastichella… aggredì due gay colpendone uno con un collo di bottiglia rotta…;
Certo non  mancavano anche prima queste violenze, basta ricordare l’aggressione di villa Ada e l’omicidio di Renato Biagetti, ma è innegabile che dopo l’elezione del sindaco Alemanno tali violenze sono aumentate. Questo perché questa tipologia di personaggi, in stile Svastichella, si sentono oggi più legittimati. Sia in maniera indiretta, per l’ideologia comunque legata al sindaco odierno, sia in maniera diretta per le deboli prese di posizioni del primo cittadino. Prese di posizioni mai chiaramente politiche e antifasciste. Mentre è chiara l’origine di queste violenze, maturata in questi ambienti dove la violenza senza freni, è un normale mezzo di risoluzione delle controversie e la vigliacca legge del branco la fa da padrona. E non importa il collegamento diretto a movimenti, partiti o centri sociali, è sufficiente la tipologia di ideali che portano avanti. Ideali, se tale si possono definire, basati oltre che sull’uso della violenza sull’odio verso tutto ciò che è diverso, straniero o omosessuale, musulmano o indù non fa differenza. La soluzione?  Oltre le pene severissime, sulla quale anche la sinistra ed il suo garantismo hanno delle forti colpe, occorrerebbe educare alla tolleranza e al rispetto della diversità. Intanto basterebbe applicare la Costituzione, con l’obbligo eventuale per i vari Svastichella e i Larussa a tornare a scuola a studiare la storia. Vietare, ma non a parole, qualsiasi calendario e cimelio con la faccia di Mussolini. Obbligare le scuole a fare gite a Fossoli oltre che ai lager tedeschi. Portare i bambini sulla tomba di Matteotti per poi spiegargli chi era e cosa gli successe. Fargli fare un giro nel ghetto di Roma e spiegare cosa accadde la notte del 16 ottobre del 1943. Raccontare il rastrellamento del Quadraro. Aprire 24h il museo della Liberazione di Roma. E occorre ripetere e ripetere senza pause e senza mai aver paura di pensare di essere fuori tempo. Diceva Calamandrei “Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione” non dimentichiamolo mai. Questi sono i valori grazie ai quali è nata l’Italia,quelli contrapposti rappresentano la peggiore  vergogna della nostra storia.
di Giuseppe Barbone
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		<title>L’Italia da Vittorio Emanuele II a Silvio Berlusconi: conoscere prima che festeggiare il 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 20:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carbonaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[«Il primo bisogno d&#8217;Italia è che si formino Italiani dotati d&#8217;alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: purtroppo s&#8217;è fatta l&#8217;Italia, ma non si fanno gl&#8217;Italiani». Era da poco tempo proclamato il Regno d’Italia. Il parlamento subalpino, il 17 marzo 1861 a Torino, incoronò Vittorio Emanuele [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Il primo bisogno d&#8217;Italia è che si formino Italiani dotati d&#8217;alti e forti caratteri. E pure troppo si va ogni giorno più verso il polo opposto: purtroppo s&#8217;è fatta l&#8217;Italia, ma non si fanno gl&#8217;Italiani».</p>
<p>Era da poco tempo proclamato il Regno d’Italia. Il parlamento subalpino, il 17 marzo 1861 a Torino, incoronò Vittorio Emanuele II re d&#8217;Italia, «per grazia di Dio e volontà della nazione». Le neonata Italia, dalle mille sfaccettature, dai dialetti diversi (a Torino la lingua era ancora il francese), dalle tradizioni diametralmente opposte, iniziava un nuovo corso, tanto complesso geograficamente, quanto <span id="more-552"></span>mentalmente. Sette regni diversi: Ducato di Parma, Ducato di Modena, Granducato di Toscana, più l’annessione del Regno delle Due Sicilie, Marche, Umbria e Benevento. A seguire, gli anni successivi, dopo i plebisciti del 1860 e 1861, sarà il turno del Veneto (Terza Guerra d’Indipendenza) e Mantova nel 1866, fino alla celebre “presa di Roma” nel 1870, cui deriverà ufficialmente la nascita di Roma Capitale (dopo Torino e Firenze).</p>
<p>Dall’euforia della nascita di un grande regno, si passò però alle paure di quanto questo territorio così vasto potesse rappresentare un terreno impervio per la reale fratellanza e comunione delle popolazioni presenti. Nasceva una delle maggiori nazioni d’Europa, con più di 22 milioni di abitanti, ma fragile dal punto di vista economico e politico.</p>
<p>Massimo Taparelli marchese d&#8217;Azeglio, patriota e scrittore dall’orientamento liberale, nato in quella Torino che sessantatre anni dopo la sua nascita venne proclamata capitale, nel suo celebre “I miei ricordi” allertava i neo compatrioti delle difficoltà di interazione e integrazione dei cittadini: “ L’Italia da circa mezzo secolo s’agita, si travaglia per divenire un sol popolo e farsi nazione. La lotta collo straniero è portata a buon porto, ma non è questa la difficoltà maggiore. La maggiore, la vera, quella che mantiene tutto incerto, tutto in forse, è la lotta interna. I più pericolosi nemici d’Italia non sono gli austriaci, sono gl’Italiani”.</p>
<p>Una lungimiranza che mostrava tutte le lacune e le difficoltà di un nuovo percorso di vita, quale fu quello intrapreso nel 1861 dall’Italia unita. Per decenni si lavorò quindi per una unità che andasse oltre i confini geografici, quanto nelle teste degli uomini, alla ricerca di un’identità condivisa e condivisibile.</p>
<p>Nei primi 150 anni di storia unitaria molto è stato costruito. Personaggi in ogni campo hanno fatto le fortune del “Bel Paese”, diffondendone il nome in ogni luogo nel Mondo. Potremmo raccontare le storie più belle, dalla letteratura del primo ‘900 di Giosuè Carducci e Grazie Deledda, passando per Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo, tutti premi nobel per la letteratura, fino ad Eugenio Montale e Dario Fo. Così come gli uomini delle grandi scoperte, dediti per la vita intera agli interessi della collettività, quali Camillo Golgi (primo italiano a vincere il Nobel nel 1906), passando per Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.</p>
<p>Statisti di calibro internazionale, da Giolitti ad Alcide De Gasperi, Enrico De Nicola (primo Presidente della Repubblica Italiana), Luigi Einaudi, fino ad Enrico Berlinguer ed Aldo Moro.</p>
<p>Ma proprio arte e scienza, due campi nel quale l’Italia da sempre ha primeggiato e proposto nomi di spicco, tanto bistrattate nell’epoca attuale, considerate alla stregua di ammennicoli, hanno significato molto per il Paese che, da arretrato culturalmente ed economicamente alla fine dell’800, si ritrovò nel ‘900 a vivere, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, il periodo di boom economico, che la trascinò di diritto tra le potenze internazionali.</p>
<p>Eppure negli ultimi decenni il disamore verso la propria terra, verso la propria patria, è divenuto sentimento diffuso da parte delle nuove generazioni. A raccontare questo oblio sono dei dati che vedono più del 50% dei giovani dai 25 ai 34 anni avere come desiderio quello di lasciare l’Italia.</p>
<p>Una politica sfinita, un futuro senza prospettive lavorative, una crisi che di fatto ha portato molte famiglie sull’orlo del baratro. Solo queste una serie di ragioni che hanno portato la coscienza degli italiani a preferire la soluzione estera a quella nazionale.</p>
<p>In occasione così dei 150 anni saranno molte le persone che non credono più nell’identità nazionale, inteso come il Paese che “rema tutto dalla stessa parte”, ma che piuttosto vede il declino inevitabile di una serie di amministrazioni nazionali ancorate al benessere personale, anteposto al benessere nazionale. Dopo un secolo e mezzo sembra paradossale vedere agli scranni del proprio Parlamento uomini saliti seguendo gli slogan anacronistici di “Capitale ladrona”, inneggiando alla divisione della propria regione o, ancor di più, buttando “letame” sui colori del simbolo nazionale.</p>
<p>Qualsiasi sarà la decisione dei cittadini in questi giorni, sia di celebrare o di rimanere distante, sarà una scelta comunque condivisibile. La Storia da sempre è un insieme di cicli che, passo dopo passo, raccontano le fasi alterne dei Paesi. L’Italia attuale racconta poco rispetto a quello che la contraddistingueva per gran parte del ‘900.</p>
<p>A noi cittadini non resterà quindi di approfittare di questi momenti, proprio per conoscere e comprendere i passi importanti di questo Paese, dal Risorgimento pre unità d’Italia, fino alle fasi del boom economico, credendo vivamente che tutti insieme si possa ritornare sulla retta via.</p>
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Era da poco tempo proclamato il Regno d’Italia. Il parlamento subalpino, il 17 marzo 1861 a Torino, incoronò Vittorio Emanuele II re d&#8217;Italia, «per grazia di Dio e volontà della nazione». Le neonata Italia, dalle mille sfaccettature, dai dialetti diversi (a Torino la lingua era ancora il francese), dalle tradizioni diametralmente opposte, iniziava un nuovo corso, tanto complesso geograficamente, quanto mentalmente. Sette regni diversi: Ducato di Parma, Ducato di Modena, Granducato di Toscana, più l’annessione del Regno delle Due Sicilie, Marche, Umbria e Benevento. A seguire, gli anni successivi, dopo i plebisciti del 1860 e 1861, sarà il turno del Veneto (Terza Guerra d’Indipendenza) e Mantova nel 1866, fino alla celebre “presa di Roma” nel 1870, cui deriverà ufficialmente la nascita di Roma Capitale (dopo Torino e Firenze).
Dall’euforia della nascita di un grande regno, si passò però alle paure di quanto questo territorio così vasto potesse rappresentare un terreno impervio per la reale fratellanza e comunione delle popolazioni presenti. Nasceva una delle maggiori nazioni d’Europa, con più di 22 milioni di abitanti, ma fragile dal punto di vista economico e politico.
Massimo Taparelli marchese d&#8217;Azeglio, patriota e scrittore dall’orientamento liberale, nato in quella Torino che sessantatre anni dopo la sua nascita venne proclamata capitale, nel suo celebre “I miei ricordi” allertava i neo compatrioti delle difficoltà di interazione e integrazione dei cittadini: “ L’Italia da circa mezzo secolo s’agita, si travaglia per divenire un sol popolo e farsi nazione. La lotta collo straniero è portata a buon porto, ma non è questa la difficoltà maggiore. La maggiore, la vera, quella che mantiene tutto incerto, tutto in forse, è la lotta interna. I più pericolosi nemici d’Italia non sono gli austriaci, sono gl’Italiani”.
Una lungimiranza che mostrava tutte le lacune e le difficoltà di un nuovo percorso di vita, quale fu quello intrapreso nel 1861 dall’Italia unita. Per decenni si lavorò quindi per una unità che andasse oltre i confini geografici, quanto nelle teste degli uomini, alla ricerca di un’identità condivisa e condivisibile.
Nei primi 150 anni di storia unitaria molto è stato costruito. Personaggi in ogni campo hanno fatto le fortune del “Bel Paese”, diffondendone il nome in ogni luogo nel Mondo. Potremmo raccontare le storie più belle, dalla letteratura del primo ‘900 di Giosuè Carducci e Grazie Deledda, passando per Luigi Pirandello e Salvatore Quasimodo, tutti premi nobel per la letteratura, fino ad Eugenio Montale e Dario Fo. Così come gli uomini delle grandi scoperte, dediti per la vita intera agli interessi della collettività, quali Camillo Golgi (primo italiano a vincere il Nobel nel 1906), passando per Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini.
Statisti di calibro internazionale, da Giolitti ad Alcide De Gasperi, Enrico De Nicola (primo Presidente della Repubblica Italiana), Luigi Einaudi, fino ad Enrico Berlinguer ed Aldo Moro.
Ma proprio arte e scienza, due campi nel quale l’Italia da sempre ha primeggiato e proposto nomi di spicco, tanto bistrattate nell’epoca attuale, considerate alla stregua di ammennicoli, hanno significato molto per il Paese che, da arretrato culturalmente ed economicamente alla fine dell’800, si ritrovò nel ‘900 a vivere, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, il periodo di boom economico, che la trascinò di diritto tra le potenze internazionali.
Eppure negli ultimi decenni il disamore verso la propria terra, verso la propria patria, è divenuto sentimento diffuso da parte delle nuove generazioni. A raccontare questo oblio sono dei dati che vedono più del 50% dei giovani dai 25 ai 34 anni avere come desiderio quello di lasciare l’Italia.
Una politica sfinita, un futuro senza prospettive lavorative, una crisi che di fatto ha portato molte famiglie sull’orlo del baratro. Solo queste una serie di ragioni che hanno portato la coscienza degli italiani a preferire la soluzione estera a quella nazionale.
In occasione così dei 150 anni saranno molte le persone che non credono più nell’identità nazionale, inteso come il Paese che “rema tutto dalla stessa parte”, ma che piuttosto vede il declino inevitabile di una serie di amministrazioni nazionali ancorate al benessere personale, anteposto al benessere nazionale. Dopo un secolo e mezzo sembra paradossale vedere agli scranni del proprio Parlamento uomini saliti seguendo gli slogan anacronistici di “Capitale ladrona”, inneggiando alla divisione della propria regione o, ancor di più, buttando “letame” sui colori del simbolo nazionale.
Qualsiasi sarà la decisione dei cittadini in questi giorni, sia di celebrare o di rimanere distante, sarà una scelta comunque condivisibile. La Storia da sempre è un insieme di cicli che, passo dopo passo, raccontano le fasi alterne dei Paesi. L’Italia attuale racconta poco rispetto a quello che la contraddistingueva per gran parte del ‘900.
A noi cittadini non resterà quindi di approfittare di questi momenti, proprio per conoscere e comprendere i passi importanti di questo Paese, dal Risorgimento pre unità d’Italia, fino alle fasi del boom economico, credendo vivamente che tutti insieme si possa ritornare sulla retta via.
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		<title>La politica è un mestiere o una missione?</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Feb 2011 10:27:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Se qualcuno ha detto che &#8220;la politica è l’arte di governare la società&#8221; è pur vero che questa &#8220;arte&#8221; ha bisogno di persone che la sappiano esercitare. Ma la politica non è cosa semplice da praticare per via delle differenze, anche profonde, che animano la collettività. E più le differenze sono profonde e più questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se qualcuno ha detto che  &#8220;la politica è l’arte di governare la società&#8221; è pur vero che questa &#8220;arte&#8221; ha bisogno di persone che la sappiano esercitare. Ma la politica non è cosa semplice da praticare per via delle differenze, anche profonde, che animano la collettività. E più le differenze sono profonde e più questo esercizio è difficile e complesso.</p>
<p>I partiti politici hanno <span id="more-540"></span>un ruolo fondamentale in un sistema democratico. La loro peculiarità è quella di raccogliere le esigenze che nascono dai bisogni dei cittadini e tentare di risolverle.</p>
<p>Ma i partiti sono tutti uguali e agiscono alla stessa maniera per lo stesso scopo? La storia ci insegna che non è così; le differenze esistono e si manifestano nei diversi schieramenti, destra e sinistra differiscono, non sono uguali. Ogni parte politica ha una visione propria della società e su questo stabilisce i suoi programmi per avere il consenso degli elettori e formare alleanze.</p>
<p>I messaggi provenienti dal mondo politico, in questi ultimi tempi, sono piuttosto deludenti, più che  impegnarsi alla soluzione dei i problemi del Paese, sembrano più concentrati a garantirsi l’esercizio del potere una volta nominati. Due esempi: 1) La legge (porcata) elettorale impedisce agli elettori di esprimere preferenze e scegliere chi li deve rappresentare, la nomina dei deputati e senatori se ne sono appropriati i partiti 2) Dove esiste la possibilità di scegliere il candidato (elezioni amministrative) alcuni eletti pensano che la nomina è una  proprietà  personale a sua disposizione.</p>
<p>Questo stato di cose ha generato dei &#8220;veri artisti della politica&#8221;, che una volta eletti, fiutano l’aria, formano il loro nuovo partitino, e visto che la politica paga bene, sono pronti e buoni per stare a destra o a sinistra secondo il  personale tornaconto, in barba agli elettori che li hanno votati, in un altro partito per  scopi più nobili.</p>
<p>E’ ora che la gente dica a questi signori con chiarezza che loro li hanno votati non perchè sono Pinco Pallino ma perchè vogliono vedere risolti i loro problemi, perchè vogliono esaudite le loro aspirazioni, perché sperano di migliorare le proprie condizioni di vita. E’ su questo e solo su questo che un leale e onesto mandatario deve dimostrare le sue capacità ed impegnarsi, non scambiare il consenso elettorale ottenuto (i voti per intenderci) tramite il lavoro e le idee di molti come una specie di un suo tesoretto o portafoglio da portare a destra o a sinistra per mercanteggiare col miglior offerente la propria &#8220;carriera&#8221; politica.</p>
<p><strong><em>Arnaldo Guidoni</em></strong></p>
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I partiti politici hanno un ruolo fondamentale in un sistema democratico. La loro peculiarità è quella di raccogliere le esigenze che nascono dai bisogni dei cittadini e tentare di risolverle.
Ma i partiti sono tutti uguali e agiscono alla stessa maniera per lo stesso scopo? La storia ci insegna che non è così; le differenze esistono e si manifestano nei diversi schieramenti, destra e sinistra differiscono, non sono uguali. Ogni parte politica ha una visione propria della società e su questo stabilisce i suoi programmi per avere il consenso degli elettori e formare alleanze.
I messaggi provenienti dal mondo politico, in questi ultimi tempi, sono piuttosto deludenti, più che  impegnarsi alla soluzione dei i problemi del Paese, sembrano più concentrati a garantirsi l’esercizio del potere una volta nominati. Due esempi: 1) La legge (porcata) elettorale impedisce agli elettori di esprimere preferenze e scegliere chi li deve rappresentare, la nomina dei deputati e senatori se ne sono appropriati i partiti 2) Dove esiste la possibilità di scegliere il candidato (elezioni amministrative) alcuni eletti pensano che la nomina è una  proprietà  personale a sua disposizione.
Questo stato di cose ha generato dei &#8220;veri artisti della politica&#8221;, che una volta eletti, fiutano l’aria, formano il loro nuovo partitino, e visto che la politica paga bene, sono pronti e buoni per stare a destra o a sinistra secondo il  personale tornaconto, in barba agli elettori che li hanno votati, in un altro partito per  scopi più nobili.
E’ ora che la gente dica a questi signori con chiarezza che loro li hanno votati non perchè sono Pinco Pallino ma perchè vogliono vedere risolti i loro problemi, perchè vogliono esaudite le loro aspirazioni, perché sperano di migliorare le proprie condizioni di vita. E’ su questo e solo su questo che un leale e onesto mandatario deve dimostrare le sue capacità ed impegnarsi, non scambiare il consenso elettorale ottenuto (i voti per intenderci) tramite il lavoro e le idee di molti come una specie di un suo tesoretto o portafoglio da portare a destra o a sinistra per mercanteggiare col miglior offerente la propria &#8220;carriera&#8221; politica.
Arnaldo Guidoni
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		<title>Amo l’Italia ma, a volte, me ne vergogno</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Feb 2011 16:18:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Adoro il mio paese. Amo l’Italia per milioni di motivi che appartengono sia alla morfologia della nostra penisola che alla cultura ereditata dai nostri avi. Amo il clima, il cibo, il calore, la simpatia, la bellezza, la cultura, le infinite risorse dell’Italia ma, nonostante questo, il più delle volte me ne vergogno. Mi vergogno quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adoro il mio paese. Amo l’Italia per milioni di motivi che appartengono sia alla morfologia della nostra penisola che alla cultura ereditata dai nostri avi. Amo il clima, il cibo, il calore, la simpatia, la bellezza, la cultura, le infinite risorse dell’Italia ma, nonostante questo, il più delle volte me ne vergogno.</p>
<p>Mi vergogno quando vedo la spazzatura a Napoli, mi vergogno quando occupano i posti per disabili o fanno fare le file alle donne incinta. Mi vergogno quando i ragazzi non sanno chi sia la Montessori o confondono il presidente del Consiglio con quello della Repubblica. Mi vergogno quando in mezzo al traffico le auto sfrecciano sulla corsia di emergenza e quando un giovane laureato con lode è costretto a lavorare per 300 euro al mese (se è fortunato).</p>
<p>Mi vergogno quando allo stadio scoppiano le risse e quando le aziende non pagano i contributi ai lavoratori. Mi vergogno quando i cittadini non si indegnano del comportamento immorale dei propri rappresentanti politici, quando negli ospedali non ci sono posti letto a disposizione e le carceri sono sovraffollate, a dispetto di tanti nuovi edifici abbandonati. Mi vergogno di dover pagare una tassa un’autostrada perennemente congestionata o vedere l’indifferenza della gente di fronte ad una persona a terra o in difficoltà.</p>
<p>Mi vergogno di tutte queste cose ma ciò non vuole dire che io non sia patriottica. Tutt’altro è proprio perché amo questo paese che vorrei non assistere mai a ciò. Per usare una metafora è come quando una persona che ami ti ferisce, maggiore è la stima che provi per lei, maggiore è il dolore e la delusione. Ed io amo infinitamente l’Italia.</p>
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Mi vergogno quando vedo la spazzatura a Napoli, mi vergogno quando occupano i posti per disabili o fanno fare le file alle donne incinta. Mi vergogno quando i ragazzi non sanno chi sia la Montessori o confondono il presidente del Consiglio con quello della Repubblica. Mi vergogno quando in mezzo al traffico le auto sfrecciano sulla corsia di emergenza e quando un giovane laureato con lode è costretto a lavorare per 300 euro al mese (se è fortunato).
Mi vergogno quando allo stadio scoppiano le risse e quando le aziende non pagano i contributi ai lavoratori. Mi vergogno quando i cittadini non si indegnano del comportamento immorale dei propri rappresentanti politici, quando negli ospedali non ci sono posti letto a disposizione e le carceri sono sovraffollate, a dispetto di tanti nuovi edifici abbandonati. Mi vergogno di dover pagare una tassa un’autostrada perennemente congestionata o vedere l’indifferenza della gente di fronte ad una persona a terra o in difficoltà.
Mi vergogno di tutte queste cose ma ciò non vuole dire che io non sia patriottica. Tutt’altro è proprio perché amo questo paese che vorrei non assistere mai a ciò. Per usare una metafora è come quando una persona che ami ti ferisce, maggiore è la stima che provi per lei, maggiore è il dolore e la delusione. Ed io amo infinitamente l’Italia.
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		<title>L’Italia, da culla della cultura a tomba</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/l%e2%80%99italia-da-culla-della-cultura-a-tomba/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 18:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>

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		<description><![CDATA[Sempre più giovani emigrano, la cosiddetta fuga dei cervelli è in atto da decenni ed è un fenomeno destinato all’aumento. Come biasimarli? In Italia, per noi giovani, non c’è futuro, ma nel caso si rientrasse nella “Cricca”, potrebbe scapparci pure la docenza di una cattedra universitaria… La disoccupazione giovanile in Italia sale vorticosamente. Siamo sempre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Sempre più giovani emigrano, la cosiddetta fuga dei cervelli è in atto da decenni ed è un fenomeno destinato all’aumento. Come biasimarli?</em></p>
<p><em>In Italia, per noi giovani, non c’è futuro, ma nel caso  si rientrasse  nella “Cricca”,  potrebbe scapparci pure la docenza di una cattedra universitaria…</em></p>
<p>La disoccupazione giovanile in Italia sale vorticosamente. Siamo <em><span id="more-472"></span></em>sempre di più.</p>
<p>Diploma o laurea non fa differenza, le file all’ufficio di collocamento sono ogni giorno più lunghe.</p>
<p>La crisi economica pesa sulle spalle come un macigno e và  a braccetto con una crisi sociale sempre più evidente, che marca i confini tra chi fa parte di un mondo in cui la crisi, non sa nemmeno cos’è e chi ci fa i conti giorno dopo giorno.</p>
<p>Sarebbero troppi i casi da esporre, tuttavia si puo’ riflettere sui fatti più recenti.</p>
<p>Tenendo in considerazione che buona parte di “benestanti” nel nostro paese, sia coinvolta in inchieste e scandali da far accapponare la pelle e che si sarebbe arrivati a ridere di un terremoto perché visto come appetitosa fonte di possibili appalti e guadagni, emigrerei anch’io, domani mattina. Un altro cervello in fuga.</p>
<p>La riforma Gelmini “ammazza-cultura”, congiunta a sistemi clientelari dell’Università, al favoritismo e al conseguente accantonamento della meritocrazia sempre più evidente stanno portando alla tomba la cultura.</p>
<p>Nel frattempo pero’, c’è un esercito di piccole formiche che opera nel retroscena, è invisibile. Docenti e professori efficienti, ricercatori meritevoli, dottorandi, studenti e lavoratori, stagisti, diplomati e non che si sbattono per non fare qualcosa di buono e non far cadere questa nazione nel ridicolo.</p>
<p>Come sono ricompensati? Con nulla ma pare ci sia speranza, a sentire le possibilità offerte ad una 26enne fresca di diploma di laurea.</p>
<p>Sì perché pare che sia possibile acquisire addirittura un cattedra universitaria con un semplice diploma di laurea triennale. All&#8217;Università del San Raffaele, la giovane Barbara Berlusconi si è diplomata: laurea triennale in filosofia, tesi su Amartya Sen. Diligentemente discute la sua tesi e ne esce con il massimo dei voti. Fin qui, i miei migliori complimenti ad una ragazza in gamba!</p>
<p>Sapete cosa fa il rettore/amico Don Luigi Maira Verzè qualche ora dopo? Le offre giusto una cattedra ispirata alla sua tesi. Ci sono speranze anche per noi ragazzi!</p>
<p>Anzi no.</p>
<p>Non siamo tutti i figli di Silvio Berlusconi.</p>
<p>Una docente dell&#8217;Università San Raffaele dopo l’accaduto a dichiarato apertamente con una lettera indirizzata a Repubblica: “Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.”</p>
<p>La direzione comunicazione dell&#8217;Università precisa, da parte sua, che &#8220;non si deve gridare allo scandalo: qualcuno si meraviglia se alla Cattolica i docenti si sono in pratica tutti formati nelle file di quella Università? Chi frequenta don Luigi sa che egli considera i nostri discenti i nostri primi docenti e sa anche quanto a lui stia a cuore che il futuro di tutto il San Raffaele sia affidato preferibilmente a chi lo conosce meglio degli altri.&#8221;.</p>
<p>Che fine ha fatto la cultura?</p>
<p><strong><em>di Eleonora Pochi</em></strong></p>
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In Italia, per noi giovani, non c’è futuro, ma nel caso  si rientrasse  nella “Cricca”,  potrebbe scapparci pure la docenza di una cattedra universitaria…
La disoccupazione giovanile in Italia sale vorticosamente. Siamo sempre di più.
Diploma o laurea non fa differenza, le file all’ufficio di collocamento sono ogni giorno più lunghe.
La crisi economica pesa sulle spalle come un macigno e và  a braccetto con una crisi sociale sempre più evidente, che marca i confini tra chi fa parte di un mondo in cui la crisi, non sa nemmeno cos’è e chi ci fa i conti giorno dopo giorno.
Sarebbero troppi i casi da esporre, tuttavia si puo’ riflettere sui fatti più recenti.
Tenendo in considerazione che buona parte di “benestanti” nel nostro paese, sia coinvolta in inchieste e scandali da far accapponare la pelle e che si sarebbe arrivati a ridere di un terremoto perché visto come appetitosa fonte di possibili appalti e guadagni, emigrerei anch’io, domani mattina. Un altro cervello in fuga.
La riforma Gelmini “ammazza-cultura”, congiunta a sistemi clientelari dell’Università, al favoritismo e al conseguente accantonamento della meritocrazia sempre più evidente stanno portando alla tomba la cultura.
Nel frattempo pero’, c’è un esercito di piccole formiche che opera nel retroscena, è invisibile. Docenti e professori efficienti, ricercatori meritevoli, dottorandi, studenti e lavoratori, stagisti, diplomati e non che si sbattono per non fare qualcosa di buono e non far cadere questa nazione nel ridicolo.
Come sono ricompensati? Con nulla ma pare ci sia speranza, a sentire le possibilità offerte ad una 26enne fresca di diploma di laurea.
Sì perché pare che sia possibile acquisire addirittura un cattedra universitaria con un semplice diploma di laurea triennale. All&#8217;Università del San Raffaele, la giovane Barbara Berlusconi si è diplomata: laurea triennale in filosofia, tesi su Amartya Sen. Diligentemente discute la sua tesi e ne esce con il massimo dei voti. Fin qui, i miei migliori complimenti ad una ragazza in gamba!
Sapete cosa fa il rettore/amico Don Luigi Maira Verzè qualche ora dopo? Le offre giusto una cattedra ispirata alla sua tesi. Ci sono speranze anche per noi ragazzi!
Anzi no.
Non siamo tutti i figli di Silvio Berlusconi.
Una docente dell&#8217;Università San Raffaele dopo l’accaduto a dichiarato apertamente con una lettera indirizzata a Repubblica: “Intendo dissociarmi apertamente e pubblicamente da questa che ritengo una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere.”
La direzione comunicazione dell&#8217;Università precisa, da parte sua, che &#8220;non si deve gridare allo scandalo: qualcuno si meraviglia se alla Cattolica i docenti si sono in pratica tutti formati nelle file di quella Università? Chi frequenta don Luigi sa che egli considera i nostri discenti i nostri primi docenti e sa anche quanto a lui stia a cuore che il futuro di tutto il San Raffaele sia affidato preferibilmente a chi lo conosce meglio degli altri.&#8221;.
Che fine ha fatto la cultura?
di Eleonora Pochi
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		<title>Giorno di ordinaria violenza a Roma</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/giorno-di-ordinaria-violenza-a-roma/</link>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 08:22:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Carbonaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[scontri]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 7 luglio doveva essere una giornata particolare: lo è stato. L&#8217;aggettivo non rende merito a quello che sarebbe dovuto essere, visto che la “particolarità” della giornata era la strana coincidenza (non unica negli ultimi anni, peraltro) di due manifestazioni in poche centinaia di metri. Dalle 10 della mattina piazza Montecitorio, sede del Parlamento, doveva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-448" title="manifestazione-disabili-7-7-10 (1)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il 7 luglio doveva essere una giornata particolare: lo è stato. L&#8217;aggettivo non rende merito a quello che sarebbe dovuto essere, visto che la “particolarità” della giornata era la strana coincidenza (non unica negli ultimi anni, peraltro) di due manifestazioni in poche centinaia di metri.</p>
<p>Dalle 10 della mattina piazza Montecitorio, sede del<span id="more-441"></span> Parlamento, doveva essere il luogo della manifestazione nazionale dei disabili, promossa dalle associazioni dei disabili FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell&#8217;Handicap) contro quella manovra che ridurrà  i loro pochi diritti, con una serie di tagli, e l&#8217;innalzamento dal 74 all&#8217;85% della soglia di invalidità per l&#8217;accesso all&#8217;assegno mensile di assistenza (256 euro).</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-2.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-449" title="manifestazione-disabili-7-7-10 (2)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Già dalle prime ore però il disappunto cresceva. Di piazza Montecitorio ai tanti partecipanti era stato destinato un angolo ad almeno 50 metri dall&#8217;ingresso della Camera, luogo diventato ormai quasi di culto per la sua impenetrabilità.</p>
<p>La logistica non studiata da chi di dovere non aveva di fatto preso in considerazione le centinaia di carrozzelle presenti nelle vie del centro, perlopiù sotto un sole di Roma che ha fatto il resto.</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-3.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-450" title="manifestazione-disabili-7-7-10 (3)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-3-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>In piazza presenti così molte persone, gran parte affette da handicap fisici, con relativi accompagnatori, più cittadini e persone che hanno voluto dare il loro contributo, tra le sigle della sinistra, l&#8217;Italia dei Valori, con la presenza di Antonio Di Pietro ed altre forze, quali il Movimento per Roma di Michele Baldi.</p>
<p>Verso le 11,30 del mattino, spostandosi di solo 200 metri da piazza Montecitorio, direzione via del Corso, ecco nel frattempo comparire la folta rappresentanza dei cittadini de L&#8217;Aquila.</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-4.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-451" title="manifestazione-disabili-7-7-10 (4)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-4-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per qualche minuto mi fermo così a capire cosa sta arrivando da piazza Venezia, ripensando ad una scena vista solamente un&#8217;ora prima.</p>
<p>Per chi è pratico della città e dei suoi vicoli, sa bene che a pochi passi dal Campidoglio, in poche centinaia di metri troviamo Palazzo Grazioli del PDL, la Camera dei Deputati e, più internamente, il Senato della Repubblica.</p>
<p>Ingenuamente mi dirigo in direzione Palazzo Grazioli per arrivare a piazza Montecitorio, ma noto che una schiera folta come non mai di forze dell&#8217;ordine, impedisce persino il passaggio a piedi nel raggio del palazzo del PDL, impedendo anche a degli ignari turisti l&#8217;attraversamento. Da lì a neanche cento metri, vedo che, oltre essere bloccato il passaggio in quella zona, è bloccato anche l&#8217;ingresso delle auto per tutta via del Corso, con schiere di forze dell&#8217;ordine intente a presidiare.</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-5.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-452" title="manifestazione-disabili-7-7-10 (5)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-5-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Per le 11,30 il tutto è ancor più forzato: quattro linee di gruppi celere impediscono il passaggio ai mezzi per via del Corso, ma, cosa ancor più incredibile, tutti i gruppi sono pronti in assetto anti sommossa, caschi su e scudi in mano.</p>
<p>L&#8217;inevitabile è così accaduto, tutto era troppo prevedibile: gli aquilani, sempre più esausti della situazione che giornalmente vivono, riescono ad oltrepassare il blocco di via del Corso, tentando, come gran parte delle manifestazioni, di arrivare a quella piazza Montecitorio, dove loro altro non voglio che urlare a gran voce le loro ragioni.</p>
<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-454" title="manifestazione-disabili-7-7-10" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/manifestazione-disabili-7-7-10-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il resto è invece, tristemente, storia nota: tre ragazzi vengono feriti alla testa, scene di panico, soprattutto di panico allargato, visto che le notizie di quello che stava succedendo arriva anche ai manifestanti di piazza Montecitorio, tra cui scatta il panico ed il terrore (“non è che adesso ci bastonano anche a noi?”).</p>
<p>Storie tutte italiane.</p>
<p><em><strong>di Mauro Carbonaro</strong></em></p>
<form id="vozme_form_22863a2aeedfefcdde32cf90f6883d9c" method="post" name="vozme_form_22863a2aeedfefcdde32cf90f6883d9c" target="22863a2aeedfefcdde32cf90f6883d9c" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Giorno di ordinaria violenza a Roma.. Il 7 luglio doveva essere una giornata particolare: lo è stato. L&#8217;aggettivo non rende merito a quello che sarebbe dovuto essere, visto che la “particolarità” della giornata era la strana coincidenza (non unica negli ultimi anni, peraltro) di due manifestazioni in poche centinaia di metri.
Dalle 10 della mattina piazza Montecitorio, sede del Parlamento, doveva essere il luogo della manifestazione nazionale dei disabili, promossa dalle associazioni dei disabili FAND (Federazione Associazioni Nazionali Disabili) e FISH (Federazione Italiana per il Superamento dell&#8217;Handicap) contro quella manovra che ridurrà  i loro pochi diritti, con una serie di tagli, e l&#8217;innalzamento dal 74 all&#8217;85% della soglia di invalidità per l&#8217;accesso all&#8217;assegno mensile di assistenza (256 euro).
Già dalle prime ore però il disappunto cresceva. Di piazza Montecitorio ai tanti partecipanti era stato destinato un angolo ad almeno 50 metri dall&#8217;ingresso della Camera, luogo diventato ormai quasi di culto per la sua impenetrabilità.
La logistica non studiata da chi di dovere non aveva di fatto preso in considerazione le centinaia di carrozzelle presenti nelle vie del centro, perlopiù sotto un sole di Roma che ha fatto il resto.
In piazza presenti così molte persone, gran parte affette da handicap fisici, con relativi accompagnatori, più cittadini e persone che hanno voluto dare il loro contributo, tra le sigle della sinistra, l&#8217;Italia dei Valori, con la presenza di Antonio Di Pietro ed altre forze, quali il Movimento per Roma di Michele Baldi.
Verso le 11,30 del mattino, spostandosi di solo 200 metri da piazza Montecitorio, direzione via del Corso, ecco nel frattempo comparire la folta rappresentanza dei cittadini de L&#8217;Aquila.
Per qualche minuto mi fermo così a capire cosa sta arrivando da piazza Venezia, ripensando ad una scena vista solamente un&#8217;ora prima.
Per chi è pratico della città e dei suoi vicoli, sa bene che a pochi passi dal Campidoglio, in poche centinaia di metri troviamo Palazzo Grazioli del PDL, la Camera dei Deputati e, più internamente, il Senato della Repubblica.
Ingenuamente mi dirigo in direzione Palazzo Grazioli per arrivare a piazza Montecitorio, ma noto che una schiera folta come non mai di forze dell&#8217;ordine, impedisce persino il passaggio a piedi nel raggio del palazzo del PDL, impedendo anche a degli ignari turisti l&#8217;attraversamento. Da lì a neanche cento metri, vedo che, oltre essere bloccato il passaggio in quella zona, è bloccato anche l&#8217;ingresso delle auto per tutta via del Corso, con schiere di forze dell&#8217;ordine intente a presidiare.
Per le 11,30 il tutto è ancor più forzato: quattro linee di gruppi celere impediscono il passaggio ai mezzi per via del Corso, ma, cosa ancor più incredibile, tutti i gruppi sono pronti in assetto anti sommossa, caschi su e scudi in mano.
L&#8217;inevitabile è così accaduto, tutto era troppo prevedibile: gli aquilani, sempre più esausti della situazione che giornalmente vivono, riescono ad oltrepassare il blocco di via del Corso, tentando, come gran parte delle manifestazioni, di arrivare a quella piazza Montecitorio, dove loro altro non voglio che urlare a gran voce le loro ragioni.
Il resto è invece, tristemente, storia nota: tre ragazzi vengono feriti alla testa, scene di panico, soprattutto di panico allargato, visto che le notizie di quello che stava succedendo arriva anche ai manifestanti di piazza Montecitorio, tra cui scatta il panico ed il terrore (“non è che adesso ci bastonano anche a noi?”).
Storie tutte italiane.
di Mauro Carbonaro
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				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '22863a2aeedfefcdde32cf90f6883d9c', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
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		<title>Ogni bacio una rivoluzione, lo slogan del Roma Gay Pride 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 08:15:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;appuntamento era per tutti alle ore 16.30 del 3 luglio alla Piramide, dove con carri, musica, colori e l&#8217;energia del Roma Pride 2010, il corteo ha attraversato il cuore della Capitale raggiungendo piazza Venezia (angolo piazza Madonna di Loreto), passando accanto alla Gay Street. Prima dell&#8217;inizio della manifestazione i tre portavoce del Roma Pride, Mattia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/Gay-Pride-2010-o-9.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-460" title="Gay Pride 2010 o (9)" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2010/07/Gay-Pride-2010-o-9-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>L&#8217;appuntamento era per tutti alle ore 16.30 del 3 luglio alla Piramide, dove con  carri,  musica, colori e l&#8217;energia del Roma Pride 2010, il corteo ha attraversato il cuore della Capitale raggiungendo piazza Venezia (angolo piazza Madonna di Loreto), passando accanto alla Gay Street.<br />
Prima dell&#8217;inizio<span id="more-438"></span> della manifestazione i tre portavoce del Roma Pride, Mattia Cinquegrani, Luana Ricci ed Esther Ascione hanno deposto una corona di fiori al monumento ai caduti dedicato alle vittime del nazifascismo in porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell&#8217;omofobia, della transfobia e della violenza.</p>
<p>Maschere, veli, turbanti e tacchi da capogiro e poi baci appassionati scambiati alla luce del sole e &#8220;rivendicazione di diritti negati&#8221;. Eccolo il Roma Pride 2010, la parata dell&#8217;orgoglio gay che per la prima volta quest&#8217;anno ha attraversato via di San Giovanni in Laterano, la &#8220;gay street&#8221; vicino al Colosseo.</p>
<p>La manifestazione romana è cominciata con un bacio collettivo tra i manifestanti, poi la partenza del corteo.</p>
<p>Centomila i partecipanti, secondo gli organizzatori. Un bacio collettivo e uno slogan: &#8220;Ogni bacio è una rivoluzione&#8221;. Il perché lo hanno spiegato gli organizzatori, tra cui Fabrizio Marrazzo (presidente dell&#8217;Arcigay Roma) e Imma Battaglia (di Gay Project), oltre a Vladimir Luxuria e ad alcuni esponenti politici del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà.<br />
&#8220;Abbiamo scelto questo slogan &#8211; ha detto Marrazzo &#8211; perché a Roma diverse persone omosessuali sono state aggredite solo perché si baciavano in pubblico. Questo bacio collettivo è un inno alla libertà di amare e di vivere&#8221;.<br />
La giornata del Gay Pride si era aperta proprio con un ennesimo tentativo di aggressione agli omosessuali: nella notte al Gay Village, ignoti hanno lanciato dei petardi nell&#8217;area del villaggio ferendo lievemente due persone.</p>
<p>Il Roma Pride ha avuto anche un suo manifesto politico: il riconoscimento dei matrimoni civili tra gay e la possibilità di adottare bambini; una legge contro l&#8217;omofobia e la trasfobia; la lotta a tutte le discriminazioni anche attraverso l&#8217;informazione nelle scuole; la tutela della salute.<br />
&#8220;Quello che ci manca in Italia &#8211; ha spiegato il presidente di Arcigay Roma &#8211; è la possibilità di vivere con naturalezza e tranquillità la nostra affettività, tant&#8217;é che solo a Roma diverse persone sono state aggredite solo perché si stavano baciando in pubblico.</p>
<p>Il corteo è stato animato dalla musica diffusa ad alto volume dai carri, dalle danze e dai travestimenti più originali.</p>
<p>Tanti cartelli contro il Vaticano: &#8220;Natzinger aggredisce i gay&#8221;, &#8220;Il Vaticano reliquia fascista&#8221;. E neanche la pioggia, che ha bagnato i manifestanti per circa un&#8217;ora, è riuscita a spegnerne gli entusiasmi: &#8216;E&#8217; un&#8217;esplosione d&#8217;amore &#8211; gridano in coro &#8211; Roma è gay&#8221;.</p>
<p>A margine del Pride due polemiche politiche.<br />
&#8220;Serve un morto prima di fare una legge contro l&#8217;omofobia? &#8211; si è chiesta durante una pausa Vladimir Luxuria -. Non è una legge per favorire i gay, le lesbiche o i trans ma è una legge di civiltà. Se non si riesce a mettersi d&#8217;accordo nemmeno contro la violenza, come si può pensare di fare dei passi in avanti?&#8221;.</p>
<p>Vladimir Luxuria, citando una celebre battuta del film &#8220;Priscilla&#8221;, ha esortato gli autori del lancio di petardi di sabato notte al Gay Village di farne un &#8220;uso più consapevole&#8221;. &#8220;Quei petardi &#8211; ha detto &#8211; schiaffateveli li così, sarà l&#8217;unico scoppio che sentirete nella vostra vita&#8221;.</p>
<p>Luxuria è poi tornata a parlare del caso del consigliere provinciale del Pdl Zaccai: &#8220;Voglio dare il mio attestato di solidarietà al consigliere Zaccai che ha fatto un comizio sentendosi a metà tra Mussolini ed Evita Peron o forse perché era a San Giovanni credeva di stare al Family day. Questo episodio però &#8211; ha continuato l&#8217;ex parlamentare &#8211; non è né grave né divertente. E&#8217; solo ridicola l&#8217;ipocrisia di chi predica bene e razzola male&#8221;.<br />
Infine Luxuria ha lanciato un appello all&#8217;unità in vista dell&#8217;Europride del 2011: &#8220;il Pride non si attacca, un Pride diviso non è un Pride. Dobbiamo presentarci uniti all&#8217;appuntamento europeo&#8221;.</p>
<p>La manifestazione si conclude con un  &#8220;Roma ama i gay&#8221;" in un tripudio di applausi e cori inneggianti gli amori liberi e universali!</p>
<p><em><strong>di Gaetano Di Staso</strong></em></p>
<p><em><strong>
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<form id="vozme_form_97a2aa6f910dbe97b2d835bb6e6776fb" method="post" name="vozme_form_97a2aa6f910dbe97b2d835bb6e6776fb" target="97a2aa6f910dbe97b2d835bb6e6776fb" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Ogni bacio una rivoluzione, lo slogan del Roma Gay Pride 2010.. L&#8217;appuntamento era per tutti alle ore 16.30 del 3 luglio alla Piramide, dove con  carri,  musica, colori e l&#8217;energia del Roma Pride 2010, il corteo ha attraversato il cuore della Capitale raggiungendo piazza Venezia (angolo piazza Madonna di Loreto), passando accanto alla Gay Street.
Prima dell&#8217;inizio della manifestazione i tre portavoce del Roma Pride, Mattia Cinquegrani, Luana Ricci ed Esther Ascione hanno deposto una corona di fiori al monumento ai caduti dedicato alle vittime del nazifascismo in porta San Paolo, in memoria di tutte le vittime dell&#8217;omofobia, della transfobia e della violenza.
Maschere, veli, turbanti e tacchi da capogiro e poi baci appassionati scambiati alla luce del sole e &#8220;rivendicazione di diritti negati&#8221;. Eccolo il Roma Pride 2010, la parata dell&#8217;orgoglio gay che per la prima volta quest&#8217;anno ha attraversato via di San Giovanni in Laterano, la &#8220;gay street&#8221; vicino al Colosseo.
La manifestazione romana è cominciata con un bacio collettivo tra i manifestanti, poi la partenza del corteo.
Centomila i partecipanti, secondo gli organizzatori. Un bacio collettivo e uno slogan: &#8220;Ogni bacio è una rivoluzione&#8221;. Il perché lo hanno spiegato gli organizzatori, tra cui Fabrizio Marrazzo (presidente dell&#8217;Arcigay Roma) e Imma Battaglia (di Gay Project), oltre a Vladimir Luxuria e ad alcuni esponenti politici del Partito Democratico e di Sinistra Ecologia e Libertà.
&#8220;Abbiamo scelto questo slogan &#8211; ha detto Marrazzo &#8211; perché a Roma diverse persone omosessuali sono state aggredite solo perché si baciavano in pubblico. Questo bacio collettivo è un inno alla libertà di amare e di vivere&#8221;.
La giornata del Gay Pride si era aperta proprio con un ennesimo tentativo di aggressione agli omosessuali: nella notte al Gay Village, ignoti hanno lanciato dei petardi nell&#8217;area del villaggio ferendo lievemente due persone.
Il Roma Pride ha avuto anche un suo manifesto politico: il riconoscimento dei matrimoni civili tra gay e la possibilità di adottare bambini; una legge contro l&#8217;omofobia e la trasfobia; la lotta a tutte le discriminazioni anche attraverso l&#8217;informazione nelle scuole; la tutela della salute.
&#8220;Quello che ci manca in Italia &#8211; ha spiegato il presidente di Arcigay Roma &#8211; è la possibilità di vivere con naturalezza e tranquillità la nostra affettività, tant&#8217;é che solo a Roma diverse persone sono state aggredite solo perché si stavano baciando in pubblico.
Il corteo è stato animato dalla musica diffusa ad alto volume dai carri, dalle danze e dai travestimenti più originali.
Tanti cartelli contro il Vaticano: &#8220;Natzinger aggredisce i gay&#8221;, &#8220;Il Vaticano reliquia fascista&#8221;. E neanche la pioggia, che ha bagnato i manifestanti per circa un&#8217;ora, è riuscita a spegnerne gli entusiasmi: &#8216;E&#8217; un&#8217;esplosione d&#8217;amore &#8211; gridano in coro &#8211; Roma è gay&#8221;.
A margine del Pride due polemiche politiche.
&#8220;Serve un morto prima di fare una legge contro l&#8217;omofobia? &#8211; si è chiesta durante una pausa Vladimir Luxuria -. Non è una legge per favorire i gay, le lesbiche o i trans ma è una legge di civiltà. Se non si riesce a mettersi d&#8217;accordo nemmeno contro la violenza, come si può pensare di fare dei passi in avanti?&#8221;.
Vladimir Luxuria, citando una celebre battuta del film &#8220;Priscilla&#8221;, ha esortato gli autori del lancio di petardi di sabato notte al Gay Village di farne un &#8220;uso più consapevole&#8221;. &#8220;Quei petardi &#8211; ha detto &#8211; schiaffateveli li così, sarà l&#8217;unico scoppio che sentirete nella vostra vita&#8221;.
Luxuria è poi tornata a parlare del caso del consigliere provinciale del Pdl Zaccai: &#8220;Voglio dare il mio attestato di solidarietà al consigliere Zaccai che ha fatto un comizio sentendosi a metà tra Mussolini ed Evita Peron o forse perché era a San Giovanni credeva di stare al Family day. Questo episodio però &#8211; ha continuato l&#8217;ex parlamentare &#8211; non è né grave né divertente. E&#8217; solo ridicola l&#8217;ipocrisia di chi predica bene e razzola male&#8221;.
Infine Luxuria ha lanciato un appello all&#8217;unità in vista dell&#8217;Europride del 2011: &#8220;il Pride non si attacca, un Pride diviso non è un Pride. Dobbiamo presentarci uniti all&#8217;appuntamento europeo&#8221;.
La manifestazione si conclude con un  &#8220;Roma ama i gay&#8221;&quot; in un tripudio di applausi e cori inneggianti gli amori liberi e universali!
di Gaetano Di Staso

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