<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Redazione &#187; Ambiente</title>
	<atom:link href="http://www.abitarearoma.it/redazione/category/ambiente/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.abitarearoma.it/redazione</link>
	<description>Blog a cura dei redattori del giornale online www.abitarearoma.net</description>
	<lastBuildDate>Wed, 14 Dec 2011 15:54:15 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Ecologia</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/ecologia/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/ecologia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2011 15:29:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Extra Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=563</guid>
		<description><![CDATA[E’ con vero piacere che mi accingo a scrivere su un argomento che mi ha sempre molto interessato: l’ecologia; in particolare l’interesse e l’amore per la terra, per l’ambiente dove viviamo, l’attenzione ai problemi derivanti dall’eccessiva industrializzazione, dal consumismo, al conseguente problema degli eccessivi rifiuti ed al loro smaltimento. Indubbiamente l’industrializzazione permette a masse enormi di cittadini [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2011/04/pianeta-terra1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-573" style="margin-left: 4px; margin-right: 4px;" title="pianeta-terra" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2011/04/pianeta-terra1.jpg" alt="" width="360" height="360" /></a>E’ con vero piacere che mi accingo a scrivere su un argomento che  mi ha sempre molto interessato: l’ecologia; in particolare l’interesse e l’amore per la terra, per l’ambiente dove viviamo, l’attenzione ai problemi derivanti dall’eccessiva industrializzazione, dal consumismo, al  conseguente problema degli eccessivi rifiuti ed al loro smaltimento.</p>
<p>Indubbiamente l’industrializzazione  permette a masse enormi di cittadini di godere di oggetti che rendono più facile e gradevole la vita, più facili e veloci gli spostamenti. Viaggiare è sempre più alla portata di tanti. Bevande e cibi vari, locali o esteri, crudi o cotti distribuiti ed acquistati, tutto viene confezionato ed impacchettato. Artisti impacchettano persino i monumenti.</p>
<p>Ma bottiglie di plastica, contenitori e vassoietti, dove anche due sole fettine di prosciutto o di carne fanno bella mostra di sé, a milioni vengono ogni giorno<span id="more-563"></span> buttati, ed aumentano la quantità di rifiuti, non facili da smaltire.</p>
<p>Il problema rifiuti si è palesato in tutta la sua gravità particolarmente a Napoli. Anche chi non abita in quella città ha potuto attraverso giornali e televisione essere informato sui disagi gravissimi provocati e sulle violente proteste dei residenti. E’  stato necessario l’intervento del governo. Berlusconi, perfino, si è mosso per risolvere il problema gravissimo delle discariche.</p>
<p>Come  donna, impegnata per anni nella scuola, penso che bisognerebbe educarsi a comportamenti ecologicamente corretti; anche nelle scuole, ma non solo, sarebbe opportuno che oltre all’informatica ed  alle altre materie si studiasse l’ecologia, si insegnassero i corretti comportamenti, si studiasse la flora e fauna e si avvicinassero i ragazzi e perché no, anche i bambini alla campagna ed alla montagna per far loro scoprire la bellezza, i colori, gli odori, la pulizia dell’aria, il silenzio, la calma alla quale non sono abituati.<br />
Avvicinandosi alla natura, i più grandi potrebbero anche scoprire quanti sbocchi lavorativi ci siano.<br />
Dall’amore e dalla passione nasce la voglia di agire ed anche  voglia di futuro.</p>
<p>Tempo fa all’Upter di Roma, in occasione della giornata della terra, ho visto un documentario gradevolissimo ed interessante, preceduto da una presentazione di Francesco Florenzano e di Gabriele Mazza sull’importanza delle azioni individuali, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla progettazione di abitazioni a basso impatto ambientale ed ad alto risparmio energetico.</p>
<p>Il  film, oltre ad essere piacevole, è breve. <em><a href="http://www.hopeinachangingclimate.org/watch-the-film/index.html" target="_blank">Hope in a changing climate</a></em> fu trasmesso in anteprima mondiale il 27/11/2009  dalla BBC word e proiettato al Summit di Copenaghen. Esso mostra come il prof. Lagesse  Nagash sia riuscito a sottrarre al degrado ambientale l’altopiano Loess riportando con terrazzamenti la vegetazione ed impedendo alla pioggia di defluire  verso il fiume e come abbia migliorato la qualità della vita di popolazioni che da generazioni vivono nella povertà.<br />
Hope è in lingua inglese ed io lo consiglierei in versione originale a tutte le scuole ed a tutti quelli che conoscono l’inglese; è scaricabile  con Internet. Esprime energia e positività ed è dimostrazione di come sia possibile rimediare ai danni fatti e come sia  auspicabile farlo.</p>
<p>Altro interessante filmato è l’Undicesima ora regia di  Leyla e di Nadia Corners della Warner Bros, prodotto dalla Fondazione di  Di Caprio (anche voce narrante del film) che si occupa della difesa dell’ambiente.</p>
<p>Personalmente sono stata socia del Cai, attivissimo a Napoli per la conoscenza della montagna, di Italia Nostra, tanto famosa per il suo fondatore, i suoi presidenti ed i suoi soci e sostenitori, che parlarne sembra superfluo. Si possono ricordare però i campi scuola, organizzati in luoghi splendidi e veramente rari, certamente da consigliare, come le loro pubblicazioni. Sono stata socia anche dell’Ireda che si occupa  di aggiornamento  e viaggi d’istruzione tra i docenti.</p>
<p>Posso anche ricordare il WWF, Lega Ambiente, per non parlare dei verdi  e delle tante persone che come me sono state anticipatrici della raccolta della carta, della pulizia dei parchi con proprie scolaresche, di manifestazioni e raccolte di firme a favore di costituendi parchi, dell’organizzazione di settimane bianche e verdi per avvicinare i giovani e non giovani alla natura.  Ed ancora  la diffusione delle biciclette, l’uso del mezzo pubblico, la riscoperta delle passeggiate nel verde ed in montagna, la raccolta differenziata, il riciclaggio.</p>
<p>Come terminare questo mio articolo, se non con un invito a riavvicinare sé stessi  ed i propri figli alla natura  ed anche alla consapevolezza che uomini, flora e fauna se non rispettati si ammalano e si distruggono e che fruire con misura dei beni naturali ed ambientali è un piacere per tutti, e  dovrebbe essere anche un piacere per le future generazioni.</p>
<p><strong><em>Maria de Gennaro</em></strong></p>
<form id="vozme_form_d293079b4b037a9d808c28a65b5735eb" method="post" name="vozme_form_d293079b4b037a9d808c28a65b5735eb" target="d293079b4b037a9d808c28a65b5735eb" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Ecologia.. E’ con vero piacere che mi accingo a scrivere su un argomento che  mi ha sempre molto interessato: l’ecologia; in particolare l’interesse e l’amore per la terra, per l’ambiente dove viviamo, l’attenzione ai problemi derivanti dall’eccessiva industrializzazione, dal consumismo, al  conseguente problema degli eccessivi rifiuti ed al loro smaltimento.
Indubbiamente l’industrializzazione  permette a masse enormi di cittadini di godere di oggetti che rendono più facile e gradevole la vita, più facili e veloci gli spostamenti. Viaggiare è sempre più alla portata di tanti. Bevande e cibi vari, locali o esteri, crudi o cotti distribuiti ed acquistati, tutto viene confezionato ed impacchettato. Artisti impacchettano persino i monumenti.
Ma bottiglie di plastica, contenitori e vassoietti, dove anche due sole fettine di prosciutto o di carne fanno bella mostra di sé, a milioni vengono ogni giorno buttati, ed aumentano la quantità di rifiuti, non facili da smaltire.
Il problema rifiuti si è palesato in tutta la sua gravità particolarmente a Napoli. Anche chi non abita in quella città ha potuto attraverso giornali e televisione essere informato sui disagi gravissimi provocati e sulle violente proteste dei residenti. E’  stato necessario l’intervento del governo. Berlusconi, perfino, si è mosso per risolvere il problema gravissimo delle discariche.
Come  donna, impegnata per anni nella scuola, penso che bisognerebbe educarsi a comportamenti ecologicamente corretti; anche nelle scuole, ma non solo, sarebbe opportuno che oltre all’informatica ed  alle altre materie si studiasse l’ecologia, si insegnassero i corretti comportamenti, si studiasse la flora e fauna e si avvicinassero i ragazzi e perché no, anche i bambini alla campagna ed alla montagna per far loro scoprire la bellezza, i colori, gli odori, la pulizia dell’aria, il silenzio, la calma alla quale non sono abituati.
Avvicinandosi alla natura, i più grandi potrebbero anche scoprire quanti sbocchi lavorativi ci siano.
Dall’amore e dalla passione nasce la voglia di agire ed anche  voglia di futuro.
Tempo fa all’Upter di Roma, in occasione della giornata della terra, ho visto un documentario gradevolissimo ed interessante, preceduto da una presentazione di Francesco Florenzano e di Gabriele Mazza sull’importanza delle azioni individuali, sulla salvaguardia dell’ambiente e sulla progettazione di abitazioni a basso impatto ambientale ed ad alto risparmio energetico.
Il  film, oltre ad essere piacevole, è breve. Hope in a changing climate fu trasmesso in anteprima mondiale il 27/11/2009  dalla BBC word e proiettato al Summit di Copenaghen. Esso mostra come il prof. Lagesse  Nagash sia riuscito a sottrarre al degrado ambientale l’altopiano Loess riportando con terrazzamenti la vegetazione ed impedendo alla pioggia di defluire  verso il fiume e come abbia migliorato la qualità della vita di popolazioni che da generazioni vivono nella povertà.
Hope è in lingua inglese ed io lo consiglierei in versione originale a tutte le scuole ed a tutti quelli che conoscono l’inglese; è scaricabile  con Internet. Esprime energia e positività ed è dimostrazione di come sia possibile rimediare ai danni fatti e come sia  auspicabile farlo.
Altro interessante filmato è l’Undicesima ora regia di  Leyla e di Nadia Corners della Warner Bros, prodotto dalla Fondazione di  Di Caprio (anche voce narrante del film) che si occupa della difesa dell’ambiente.
Personalmente sono stata socia del Cai, attivissimo a Napoli per la conoscenza della montagna, di Italia Nostra, tanto famosa per il suo fondatore, i suoi presidenti ed i suoi soci e sostenitori, che parlarne sembra superfluo. Si possono ricordare però i campi scuola, organizzati in luoghi splendidi e veramente rari, certamente da consigliare, come le loro pubblicazioni. Sono stata socia anche dell’Ireda che si occupa  di aggiornamento  e viaggi d’istruzione tra i docenti.
Posso anche ricordare il WWF, Lega Ambiente, per non parlare dei verdi  e delle tante persone che come me sono state anticipatrici della raccolta della carta, della pulizia dei parchi con proprie scolaresche, di manifestazioni e raccolte di firme a favore di costituendi parchi, dell’organizzazione di settimane bianche e verdi per avvicinare i giovani e non giovani alla natura.  Ed ancora  la diffusione delle biciclette, l’uso del mezzo pubblico, la riscoperta delle passeggiate nel verde ed in montagna, la raccolta differenziata, il riciclaggio.
Come terminare questo mio articolo, se non con un invito a riavvicinare sé stessi  ed i propri figli alla natura  ed anche alla consapevolezza che uomini, flora e fauna se non rispettati si ammalano e si distruggono e che fruire con misura dei beni naturali ed ambientali è un piacere per tutti, e  dovrebbe essere anche un piacere per le future generazioni.
Maria de Gennaro
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', 'd293079b4b037a9d808c28a65b5735eb', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'd293079b4b037a9d808c28a65b5735eb', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_d293079b4b037a9d808c28a65b5735eb').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/ecologia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Greenpeace vs Facebook</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/greenpeace-vs-facebook/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/greenpeace-vs-facebook/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 18:22:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tarullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Greenpeace]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=535</guid>
		<description><![CDATA[Svegliarsi, fare colazione, andare in bagno e&#8230; controllare il profilo Facebook. Quest&#8217;ultimo è uno di quei gesti entrati quasi in sordina nella nostra vita quotidiana, ormai divenuto quasi un bisogno fisiologico di cui non siamo più in grado di fare a meno, rendendoci così schiavi della tecnologia. Avete mai pensato come il nostro uso/abuso del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2011/02/app_full_proxy_php-anteprima-450x292-248506.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-536" title="Greenpeace vs facebook" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2011/02/app_full_proxy_php-anteprima-450x292-248506-300x194.jpg" alt="" width="300" height="194" /></a>Svegliarsi, fare colazione, andare in bagno e&#8230; controllare il profilo Facebook. Quest&#8217;ultimo è uno di quei gesti entrati quasi in sordina nella nostra vita quotidiana,  ormai divenuto quasi un bisogno fisiologico di cui non siamo più in grado di fare a meno, rendendoci così schiavi della tecnologia.</p>
<p>Avete mai pensato come il nostro uso/abuso del famoso social network statunitense posso recare non pochi danni al globo? A mettere in guardia Facebook questa volta ci ha pensato l&#8217;associazione ambientale per eccellenza Greenpeace.</p>
<p>Entro il prossimo 22 aprile, data in cui si celebra la &#8220;Earth day &#8211; Giornata per la Terra&#8221;, il colosso del web dovrà predisporre e rendere pubblico un piano per abbandonare l&#8217;utilizzo di energia elettrica prodotta dal carbone.</p>
<p>Questa iniziativa, che<span id="more-535"></span> prende il nome di &#8220;Facebook: Unfriend coal&#8221; sostenuta da oltre 600 mila persone in rete, ha preso vita durante l&#8217;incontro avvenuto al World Economic Forum di Davos tra Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, e Randi Zuckerberg, Direttore Marketing di Facebook.</p>
<p>Dove i due hanno discusso della possibilità che il social network diventi un leader globale nell&#8217;utilizzo di energia rinnovabile.</p>
<p>Greenpeace ha tenuto a sottolineare la scelta di Facebook di realizzare due nuovi &#8220;data center&#8221; in Oregon e North Carolina, stipulando contratti di fornitura di energia elettrica con aziende che generano la maggior parte della loro elettricità dal carbone,   chiedendo di rivedere questa scelta a favore di un&#8217;energia più pulita proveniente da  fonti rinnovabili.</p>
<p>Sono quattro gli impegni che l&#8217;associazione ambientalista ha inserito nella richiesta indirizzata al social network: aumentare l&#8217;utilizzo di energia rinnovabile per il funzionamento dei suoi server, sviluppare un piano per ridurre l&#8217;impronta climatica e diventare &#8220;carbon free&#8221; entro il 2021, informare gli utenti di Facebook sul modo in cui vengono alimentati i propri server e promuovere l&#8217;utilizzo di energia rinnovabile a livello locale, nazionale e internazionale.</p>
<p>&#8220;Negli ultimi anni Facebook è diventato un nome familiare per decine di milioni di persone ma, purtroppo, utilizza energia prodotta da 19 centrali a carbone, tecnologia del diciannovesimo secolo, per alimentare strumenti e fornire servizi del ventunesimo secolo &#8211; ha commentato Casey Harrell, attivista di Greenpeace &#8211; i numerosi fan del social network, sparsi in tutto il mondo, chiedono alla società che amano di guidare la rivoluzione energetica verde. Mark Zuckerberg sarà all&#8217;altezza della sfida?&#8221;.</p>
<p>&#8220;Facebook &#8211; continua Harrell &#8211; ha cambiato il nostro modo di intendere e vivere la rete. L&#8217;azienda ha oggi l&#8217;opportunità di dare il buon esempio e, solo estendendo il suo approccio innovativo alle questioni climatiche e ambientali, potrà dimostrare che le imprese prosperano anche quando scelgono la &#8220;via verde&#8221;, come già Pepsico, e Procter and Gamble si sono impegnati a fare&#8221;.</p>
<p>Riuscirà il social network di colore blu a trasformarsi in un sito internet &#8220;verde&#8221;?</p>
<form id="vozme_form_c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d" method="post" name="vozme_form_c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d" target="c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Greenpeace vs Facebook.. Svegliarsi, fare colazione, andare in bagno e&#8230; controllare il profilo Facebook. Quest&#8217;ultimo è uno di quei gesti entrati quasi in sordina nella nostra vita quotidiana,  ormai divenuto quasi un bisogno fisiologico di cui non siamo più in grado di fare a meno, rendendoci così schiavi della tecnologia.
Avete mai pensato come il nostro uso/abuso del famoso social network statunitense posso recare non pochi danni al globo? A mettere in guardia Facebook questa volta ci ha pensato l&#8217;associazione ambientale per eccellenza Greenpeace.
Entro il prossimo 22 aprile, data in cui si celebra la &#8220;Earth day &#8211; Giornata per la Terra&#8221;, il colosso del web dovrà predisporre e rendere pubblico un piano per abbandonare l&#8217;utilizzo di energia elettrica prodotta dal carbone.
Questa iniziativa, che prende il nome di &#8220;Facebook: Unfriend coal&#8221; sostenuta da oltre 600 mila persone in rete, ha preso vita durante l&#8217;incontro avvenuto al World Economic Forum di Davos tra Kumi Naidoo, Direttore esecutivo di Greenpeace International, e Randi Zuckerberg, Direttore Marketing di Facebook.
Dove i due hanno discusso della possibilità che il social network diventi un leader globale nell&#8217;utilizzo di energia rinnovabile.
Greenpeace ha tenuto a sottolineare la scelta di Facebook di realizzare due nuovi &#8220;data center&#8221; in Oregon e North Carolina, stipulando contratti di fornitura di energia elettrica con aziende che generano la maggior parte della loro elettricità dal carbone,   chiedendo di rivedere questa scelta a favore di un&#8217;energia più pulita proveniente da  fonti rinnovabili.
Sono quattro gli impegni che l&#8217;associazione ambientalista ha inserito nella richiesta indirizzata al social network: aumentare l&#8217;utilizzo di energia rinnovabile per il funzionamento dei suoi server, sviluppare un piano per ridurre l&#8217;impronta climatica e diventare &#8220;carbon free&#8221; entro il 2021, informare gli utenti di Facebook sul modo in cui vengono alimentati i propri server e promuovere l&#8217;utilizzo di energia rinnovabile a livello locale, nazionale e internazionale.
&#8220;Negli ultimi anni Facebook è diventato un nome familiare per decine di milioni di persone ma, purtroppo, utilizza energia prodotta da 19 centrali a carbone, tecnologia del diciannovesimo secolo, per alimentare strumenti e fornire servizi del ventunesimo secolo &#8211; ha commentato Casey Harrell, attivista di Greenpeace &#8211; i numerosi fan del social network, sparsi in tutto il mondo, chiedono alla società che amano di guidare la rivoluzione energetica verde. Mark Zuckerberg sarà all&#8217;altezza della sfida?&#8221;.
&#8220;Facebook &#8211; continua Harrell &#8211; ha cambiato il nostro modo di intendere e vivere la rete. L&#8217;azienda ha oggi l&#8217;opportunità di dare il buon esempio e, solo estendendo il suo approccio innovativo alle questioni climatiche e ambientali, potrà dimostrare che le imprese prosperano anche quando scelgono la &#8220;via verde&#8221;, come già Pepsico, e Procter and Gamble si sono impegnati a fare&#8221;.
Riuscirà il social network di colore blu a trasformarsi in un sito internet &#8220;verde&#8221;?
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', 'c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_c6e05f17dd63fdc3044b922abc33784d').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/greenpeace-vs-facebook/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amaro Romano/ Due parole sulla crisi&#8230; della sostenibilità!</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/amaro-romano-due-parole-sulla-crisi-della-sostenibilita/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/amaro-romano-due-parole-sulla-crisi-della-sostenibilita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 21:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimiliano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=105</guid>
		<description><![CDATA[Nell&#8217;editoriale di Nuova Energia di questo mese &#8211; periodico su energia e sviluppo sostenibile &#8211; si cela un sinistro dubbio: che ne sarà dei tanti progetti in campo ambientale, energetico, sociale&#8230; avanzati prima che l&#8217;economia mondiale andasse in tilt? Venivamo (ricordate?) da un dibattito pubblico europeo sull&#8217;ambiente, sulle energie rinnovabili, sui nuovi sistemi di gestione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;editoriale di Nuova Energia di questo mese &#8211; periodico su energia e sviluppo sostenibile &#8211; si cela un sinistro dubbio: che ne sarà dei tanti progetti in campo ambientale, energetico, sociale&#8230; avanzati prima che l&#8217;economia mondiale andasse in tilt?</p>
<p><span id="more-105"></span></p>
<p>Venivamo (ricordate?) da un dibattito pubblico europeo sull&#8217;ambiente, sulle energie rinnovabili, sui nuovi sistemi di gestione e ottimizzazione dell&#8217;energia, sul risparmio, sulla salvaguardia delle fonti non rinnovabili&#8230; Tutti i politici ne parlavano, si intervistavano scienziati, si ascoltavano pareri e strategie, si cercava di chiudere il rubinetto dell&#8217;acqua più spesso, si compravano lampadine a risparmio energetico, si conteneva la dispersione di calore dalle stanze, si apriva poco il frigorifero. Si metteva in moto l&#8217;auto con un vago senso di colpa, e ad ogni accelerata si alzavano gli occhi al cielo come a dire: &#8220;perdonami, ho dovuto!&#8221;. Le statistiche sembravano prese dalle ultime rivelazioni di Nostradamus e in tv si accavallavano le immagini sulla desertificazione, sui ghiacciai che si stanno sciogliendo, sull&#8217;ultimo animale a rischio estinzione. Avevamo paura per ciò che in poco più di cento anni avevamo fatto al pianeta&#8230; e avevamo ragione!</p>
<p>Poi arrivò la crisi economica e &#8211; si sa! &#8211; quando ci sono di mezzo i soldi tutto cambia. In questo periodo di fatiche e minestrine si cerca di raschiare il fondo della pentola, e anche pochi centesimi fanno la differenza. Allora, come spesso accade nelle circostanze critiche, si cerca una leva per ribaltare l&#8217;ottica di 180 gradi pur restando coerenti con sé stessi, legittimando l&#8217;illegittimabile. Il ragionamento a &#8220;spirale&#8221;.</p>
<p>Il ragionamento a spirale è molto semplice, e funziona così: c&#8217;è la crisi! Punto.</p>
<p>O meglio &#8211; permettetemi un tecnicismo &#8211; tutto ciò che non rientra nella condizione della spirale è &#8220;fuori dal mondo&#8221; e &#8220;fuori dal tempo&#8221;. Mi spiego: la nostra società/cultura è &#8220;hic et nunc&#8221;, cioè &#8220;qui e ora&#8221;; è questo che ci mette in relazione col resto della società, e quindi ci assicura l&#8217;appartenenza alla cultura, al territorio, al Paese. E&#8217; quello che ci permette di dire &#8220;io sono italiano&#8221;, ovvero lo sono &#8220;ora&#8221; e lo sono &#8220;qui&#8221;. Chi non appartiene, &#8220;non è qui e non è ora&#8221;. E&#8217;, per l&#8217;appunto, fuori dal mondo e fuori dal tempo (oltretutto, è per questa ragione che esistono le tombe, proprio per mantenere &#8220;qui e ora&#8221; i propri defunti, per mantenerli nel nostro mondo e nel nostro tempo&#8230;). Il ragionamento a spirale gioca proprio su questo fattore profondo e imperscrutabile, dicendo &#8220;la crisi c&#8217;è qui e c&#8217;è ora&#8221;; e in questo modo tutto perde valore a confronto. E dunque non sono più ammesse eccezioni, proroghe o condoni. La crisi diventa la leva che ribalta l&#8217;ottica, e permette di legittimare qualsiasi posizione, anche la più assurda. La spirale attrae verso il centro coloro che si attengono alla condizione ed esclude tutti gli altri, li emargina, li de-storicizza.</p>
<p>Il miglior modo per imporre un&#8217;opinione, oggi, è ridurre al silenzio (o al ridicolo) le altre. Eliminare la possibilità di scelta, il pluralismo, l&#8217;altra voce. E ogni buon costituzionalista che si rispetti sa che la Libertà di pensiero non consiste nella possibilità di pensarla come si vuole, ma nella possibilità di NON pensarla come gli altri. La differenza è sottile, ma sostanziale.</p>
<form id="vozme_form_612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9" method="post" name="vozme_form_612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9" target="612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Amaro Romano/ Due parole sulla crisi&#8230; della sostenibilità!.. Nell&#8217;editoriale di Nuova Energia di questo mese &#8211; periodico su energia e sviluppo sostenibile &#8211; si cela un sinistro dubbio: che ne sarà dei tanti progetti in campo ambientale, energetico, sociale&#8230; avanzati prima che l&#8217;economia mondiale andasse in tilt?

Venivamo (ricordate?) da un dibattito pubblico europeo sull&#8217;ambiente, sulle energie rinnovabili, sui nuovi sistemi di gestione e ottimizzazione dell&#8217;energia, sul risparmio, sulla salvaguardia delle fonti non rinnovabili&#8230; Tutti i politici ne parlavano, si intervistavano scienziati, si ascoltavano pareri e strategie, si cercava di chiudere il rubinetto dell&#8217;acqua più spesso, si compravano lampadine a risparmio energetico, si conteneva la dispersione di calore dalle stanze, si apriva poco il frigorifero. Si metteva in moto l&#8217;auto con un vago senso di colpa, e ad ogni accelerata si alzavano gli occhi al cielo come a dire: &#8220;perdonami, ho dovuto!&#8221;. Le statistiche sembravano prese dalle ultime rivelazioni di Nostradamus e in tv si accavallavano le immagini sulla desertificazione, sui ghiacciai che si stanno sciogliendo, sull&#8217;ultimo animale a rischio estinzione. Avevamo paura per ciò che in poco più di cento anni avevamo fatto al pianeta&#8230; e avevamo ragione!
Poi arrivò la crisi economica e &#8211; si sa! &#8211; quando ci sono di mezzo i soldi tutto cambia. In questo periodo di fatiche e minestrine si cerca di raschiare il fondo della pentola, e anche pochi centesimi fanno la differenza. Allora, come spesso accade nelle circostanze critiche, si cerca una leva per ribaltare l&#8217;ottica di 180 gradi pur restando coerenti con sé stessi, legittimando l&#8217;illegittimabile. Il ragionamento a &#8220;spirale&#8221;.
Il ragionamento a spirale è molto semplice, e funziona così: c&#8217;è la crisi! Punto.
O meglio &#8211; permettetemi un tecnicismo &#8211; tutto ciò che non rientra nella condizione della spirale è &#8220;fuori dal mondo&#8221; e &#8220;fuori dal tempo&#8221;. Mi spiego: la nostra società/cultura è &#8220;hic et nunc&#8221;, cioè &#8220;qui e ora&#8221;; è questo che ci mette in relazione col resto della società, e quindi ci assicura l&#8217;appartenenza alla cultura, al territorio, al Paese. E&#8217; quello che ci permette di dire &#8220;io sono italiano&#8221;, ovvero lo sono &#8220;ora&#8221; e lo sono &#8220;qui&#8221;. Chi non appartiene, &#8220;non è qui e non è ora&#8221;. E&#8217;, per l&#8217;appunto, fuori dal mondo e fuori dal tempo (oltretutto, è per questa ragione che esistono le tombe, proprio per mantenere &#8220;qui e ora&#8221; i propri defunti, per mantenerli nel nostro mondo e nel nostro tempo&#8230;). Il ragionamento a spirale gioca proprio su questo fattore profondo e imperscrutabile, dicendo &#8220;la crisi c&#8217;è qui e c&#8217;è ora&#8221;; e in questo modo tutto perde valore a confronto. E dunque non sono più ammesse eccezioni, proroghe o condoni. La crisi diventa la leva che ribalta l&#8217;ottica, e permette di legittimare qualsiasi posizione, anche la più assurda. La spirale attrae verso il centro coloro che si attengono alla condizione ed esclude tutti gli altri, li emargina, li de-storicizza.
Il miglior modo per imporre un&#8217;opinione, oggi, è ridurre al silenzio (o al ridicolo) le altre. Eliminare la possibilità di scelta, il pluralismo, l&#8217;altra voce. E ogni buon costituzionalista che si rispetti sa che la Libertà di pensiero non consiste nella possibilità di pensarla come si vuole, ma nella possibilità di NON pensarla come gli altri. La differenza è sottile, ma sostanziale.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_612d900f87b24d1db8a9577a480c3ab9').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/amaro-romano-due-parole-sulla-crisi-della-sostenibilita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>San Diego, prima puntata</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/san-diego-un/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/san-diego-un/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 31 Oct 2008 10:23:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Palmisano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Come risparmiare]]></category>
		<category><![CDATA[Utili]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[anza borrego]]></category>
		<category><![CDATA[balboa park]]></category>
		<category><![CDATA[coronado]]></category>
		<category><![CDATA[julian town]]></category>
		<category><![CDATA[san diego]]></category>
		<category><![CDATA[seaport village]]></category>
		<category><![CDATA[usa]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=81</guid>
		<description><![CDATA[Inizio con una premessa per i Facebookers&#8230; dei miei racconti USA ci sono molte foto qui Certo, son tornata da San Diego da  2 mesi. E il tempo non m&#8217;è mancato per parlarvi di questa meravigliosa città. Ma ero un fiume in piena al ritorno e vi avrei voluto raccontare tutto nei minimi dettagli. E, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://photos-h.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v346/201/69/1078324841/n1078324841_157047_6988.jpg" target="_blank"><img class="alignleft" src="http://photos-h.ak.fbcdn.net/photos-ak-snc1/v346/201/69/1078324841/n1078324841_157047_6988.jpg" alt="San Diego National Bank" width="150" height="110" /></a>Inizio con una premessa per i Facebookers&#8230; dei miei racconti USA ci sono molte foto <a href="http://www.facebook.com/wall.php?id=775398389&amp;banter_id=1078324841&amp;show_all=#/photos.php?id=1078324841"><strong><em>qui</em></strong></a></p>
<p>Certo, son tornata da San Diego da  2 mesi. E il tempo non m&#8217;è mancato per parlarvi di questa meravigliosa città. Ma ero un fiume in piena al ritorno e vi avrei voluto raccontare tutto nei minimi dettagli. E, quindi, avevo pensato che col passare del tempo il mio entusiasmo ed i ricordi si sarebbero smorzati e avrei fatto un post più sintetico.</p>
<p>Beh, mi sa che non sarà così.</p>
<p>Ed eccomi qui a raccontarvi i luoghi essenziali da visitare. Quanti giorni bisogna starci? Beh non lo so, &#8220;contiamoli insieme&#8221; enunciando quel che c&#8217;è da vedere (solo tra quello che ho visitato io che è la metà di quel che c&#8217;è!).</p>
<p><strong>QUESTIONE PRELIMINARE: dove alloggiare?</strong></p>
<p>Aihmè, San Diego è una Contea molto molto molto grande. Quindi a voi la scelta: se vi sentite un&#8217;anima VIP, se siete quelli che a Roma, per carità, andate ad alloggiare solo a via veneto perché vi sentite molto da protagonisti della dolce vita, beh <span style="underline;">La Jolla </span>(si legge: la Oia) è la vostra residenza. E ve la &#8220;caverete&#8221; con 200 dollari a notte (se trovate a meno in agosto segnalatemelo!). Certo, sarete 25 minuti di auto dal centro (2 ore di autobus nel weekend) ma il lusso non vi mancherà. Se volete spendere meno (ma San Diego, ragazzi miei, è cara per gli alloggi), c&#8217;è il centro: <span style="underline;">Down Town, Gaslamp Quarter e dintorni</span>. Se invece vi va bene stare anche a 10 massimo 15 mins di auto dal centro e spendere molto meno, c&#8217;è <span style="underline;">Chula Vista</span>, verso il Messico. E&#8217; periferia e ci passa anche il Trolley.<span id="more-81"></span></p>
<p><strong>Come spostarsi?</strong></p>
<p>Che vi devo dire&#8230; se avete preso l&#8217;auto per girare mezzo sud USA continuate a tenere l&#8217;auto&#8230; se invece siete diretti a San Diego e vi fermate per almeno una settimana e alloggiate in periferia ma vicino alla fermata di un Trolley o in centro, potete anche muovervi coi mezzi (puntuali ma scarsissimi, ovvero a volte passano 1 volta l&#8217;ora il che vuol dire che se ne devi prendere 2 o 3&#8230; Eccezion fatta per i 3 trolley) per 4 giorni e prender l&#8217;auto per 3.</p>
<p><strong>PRIMO GIORNO</strong></p>
<p>Poniamo che siate arrivati da un&#8217;altra città, insomma tra viaggio e accomodamento in alloggio il primo giorno uscirete solo il pomeriggio. Dirigetevi al <strong><span style="underline;">Gaslamp Quarter</span></strong> tra la 4th e la 5th, <strong><span style="underline;">Down Town </span></strong>(il centro) Iniziate dal &#8220;lato mare&#8221; per poi proseguire. L&#8217;attrattiva è il quartiere in se con tutti palazzi molto belli. Camminate sempre dritti finchè sulla 4th incontrerete l&#8217;<strong>Horton Plaza</strong>. Un giro al centro commerciale è d&#8217;obbligo. Attraversato Horton Plaza, uscendo verso la 1st troverete <strong>Ralfh</strong>. E&#8217; un grande supermarket. Non è economicissimo ma ha tutto, anche molti prodotti italiani, tantissimi tipi di pane, yogurt italiani, frutta e verdura. Molti cibi pronti preparati lì da mangiare così o da scaldare (molto probabilmente avrete il microonde e il frigo in camera).Beh poi c&#8217;è sempre l&#8217;eventualità che vogliate sempre mangiare al ristorante&#8230;</p>
<p>Si lo so, sarete stanchi, quindi dopodiché tornate indietro e praticamente di fronte all&#8217;ingresso del Gaslamp Quarter c&#8217;è <strong><span style="underline;">Seaport Village</span></strong>. E&#8217; un villaggio sì artificiale ma meraviglioso, con i suoi piccoli negozietti (non potete non rimanere incantati in quello dei carillon il cui nome è Music Box e in quello dell&#8217;america degli anni&#8217;60) e dai ristoranti. Eppoi l&#8217;enorme Carosello antico. Se avrete dei figli la tappa al carosello è d&#8217;obbligo (i figli saranno la scusa).</p>
<p><strong>SECONDO GIORNO</strong></p>
<p>Dovete sapere che a San Diego il clima è un po&#8217; particolare, come la nostra primavera, ma perenne, e come tale il pomeriggio alle 416 non è che sia il massimo per stare sotto al sole, o meglio, verso le 17:30 massimo scapperete. Ma San Diego ha troppe spiagge per non andarci. Quindi sveglia di mattina presto. Direzione <strong>CORONADO</strong>! A Coronado si può arrivare dal ponte o tramite il traghetto da prendere sulla Pacific, vicino Seaport.</p>
<p>Ma probabilmente arriverete in auto. Parcheggiate lì, in zona 1st (NB: San Diego è la città e la Contea. La città praticamente è composta dal Centro e Coronado è una cittadina a se, quindi i nome delle strade si ripetono), vicino al <strong>Ferry Pier</strong>. E affittate le biciclette (se le fanno pagare ma ne vale la pena!), chiedendo anche i cestelli. Messi asciugamani e borsa nei cestelli via ad attraversare l&#8217;isola. dopo 15 minuti di pedalata piacevolissima arriverete dall&#8217;altra parte. Tappa obbligata: l<strong>&#8216;albergo del Coronado</strong> e quando arriverete lì, gli appassionati di Marilin non potranno non riconoscere l&#8217;albergo di A qualcuno Piace caldo! Legate la bici e via alla gita dentro l&#8217;Hotel, magari con tappa alla cioccolateria o a uno dei negozi interni. La spiaggia è piacevole ma mai quanto quelle dal lato del ponte e del Pier. Quindi di nuovo in bici da lasciare dal lato dello &#8220;struscio&#8221; vicino all&#8217;Hotel Coronado per fare 4 passi. Dopo l&#8217;immancabile shopping,  vi consiglio di tornare dall&#8217;altro lato dell&#8217;Isola.</p>
<p>Scendendo da nord troverete un bellissimo giardinetto armonico proprio sul mare. Fermarsi lì per una foto è d&#8217;obbligo&#8230;  Dopodichè eccovi tornati in zona <strong>Ferry Pier</strong>. Lasciate la bici (affittata per mezza giornata) e, beh è ora di mettersi in spiaggia a prendere un po&#8217; di sole&#8230; Se poi è domenica ci sarà anche il complesso che dalle 14 suonerà lì in piazzetta di fronte la fontana! Magari mangiandovi un panino o ricorrendo ai vari ristoranti (che io mi lasciavo più per cena&#8230;). C&#8217;è anche un grande supermarket a 100 mt.</p>
<p>Quando inizia a calare il sole vi suggerirei 4 passi tra i negozi della zona Ferry Pier&#8230;</p>
<p>A una certa vi verrà fame&#8230; In America cenano tutti presto quindi rischiate xche la fame vi venga per le ore 18. Lì ci sono vari ristoranti tra cui Il Fornaio (vi ricordate la segnalazione per il New York New York di Las Vegas?). Ma io vi consiglio Kyros Spiros, un ristorante greco in cui il pesce la fa da padrone! Ottima qualità e anche il prezzo (il che non dispiace) oltre che la cortesia dei proprietari. Il tutto con un&#8217;incantevole panorama&#8230; Indescrivibile ma da vivere&#8230;</p>
<p><strong>TERZO GIORNO</strong></p>
<p>Siete andati a dormire presto? E menomale&#8230; dotati di navigatore satellitare come vi avevo suggerito e (sempre) col passaporto in tasca, siete pronti a farvi un&#8217;ora e mezza in autostrada&#8230; Ma, FONDAMENTALE, assicuratevi di avere un&#8217;ottima auto (inteso come nuova e col climatizzatore), acqua in abbondanza, anche giacciata e un po&#8217; di cibo (beh per chi è mangione come me). Impostate il navigatore per <strong>Anza Borrego</strong> Nationa Park! Viaggiando passerete in pochi KM in montagna&#8230; una montagna sempre più deserta, inizierete ad incontrare vari tipi di Cactus e rivivrete di fronte ai vostri occhi le immagini wester. Arrivati ad Anza Borrego vi troverete in una piccola realtà che vi racconterà la storia di quei posti: dal deserto rovente alle inondazioni dell&#8217;inverno, potrete incontrare vari animali del deserto e vedere i pesciolini che riscono a vivere in acque che superno i 50 gradi centigradi! Lì ho preso un libro sulle storie degli indiani &#8220;californiani&#8221;. Vi sentirete riconciliati col mondo. Fermi, all&#8217;ombra, fuori dal Centro, con la musica del vento tra i cactus, di fronte ai Canyon, vi sentirete riappacificati col mondo, un mondo che non conoscevate ma che non farete fatica a sentire vostro. Nonostante il caldo (se andrete d&#8217;estate).</p>
<p>Ma è ora di tornare a lidi più freschi: sul navigatore scrivete <strong>Giulian Town</strong>. Lo sapevo! Appena arrivati avrete detto: eccolo! un villaggio western! Era ora! un posto delizioso, contornato da boschi e da alberi di mele. Perchè si: lì le specialità sono a base di mela: dolci, sidri, ma in genere tutto! Buon appetito in uno dei ristoranti della zona! Veramente la città è solo su una sola via, essendo un reale villaggio western. Dopo 4 passi e un po&#8217; di shopping, ripartite verso l&#8217;albergo&#8230; un&#8217;altra ora e mezza vi aspetta ma vi suggerisco una piccola deviazione. San Diego, infatti, è famosa per la grande offerta culturale. Amate il <strong>teatro</strong>? Non c&#8217;è che scegliere. C&#8217;è un botteghino vicino Horton Plaza, ove ci sono anche 2 teatri. Ma se amate il teatro classico, Sheakespiriano, basta! Andate direttamente al Balboa Park e scegliete quale spettacolo (di solito a rotazione ce ne sono 3 per periodo) vedere nell&#8217;<strong>Old Globe theatre </strong>! Io, ovviamente ho visto Romeo &amp; Juliet. Gli attori sono eccellenti, il teatro è magnifico. é un&#8217;esperienza da vivere quindi prendete i biglietti per una serata successiva. Ci sono dei posti a 29 dollari. Io non mi fidai ma si vede molto bene anche da quelli. Gli attori sono talmente bravi che, se anche non conosceste bene l&#8217;inglese o il testo, vi piacerà e divertirà, commuoverà ed emozionerà comunque.</p>
<p><em>Ora, come avrete capito, a San DIego ci sono tante cose da vedere e fare. Quindi pubblicherò i post di tre giorni in tre giorni&#8230;</em></p>
<p>per leggere gli altri racconti del mio viaggio USA cliccate <a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/author/palmisano/" target="_blank"><strong><em>qui</em></strong></a></p>
<form id="vozme_form_90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e" method="post" name="vozme_form_90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e" target="90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="San Diego, prima puntata.. Inizio con una premessa per i Facebookers&#8230; dei miei racconti USA ci sono molte foto qui
Certo, son tornata da San Diego da  2 mesi. E il tempo non m&#8217;è mancato per parlarvi di questa meravigliosa città. Ma ero un fiume in piena al ritorno e vi avrei voluto raccontare tutto nei minimi dettagli. E, quindi, avevo pensato che col passare del tempo il mio entusiasmo ed i ricordi si sarebbero smorzati e avrei fatto un post più sintetico.
Beh, mi sa che non sarà così.
Ed eccomi qui a raccontarvi i luoghi essenziali da visitare. Quanti giorni bisogna starci? Beh non lo so, &#8220;contiamoli insieme&#8221; enunciando quel che c&#8217;è da vedere (solo tra quello che ho visitato io che è la metà di quel che c&#8217;è!).
QUESTIONE PRELIMINARE: dove alloggiare?
Aihmè, San Diego è una Contea molto molto molto grande. Quindi a voi la scelta: se vi sentite un&#8217;anima VIP, se siete quelli che a Roma, per carità, andate ad alloggiare solo a via veneto perché vi sentite molto da protagonisti della dolce vita, beh La Jolla (si legge: la Oia) è la vostra residenza. E ve la &#8220;caverete&#8221; con 200 dollari a notte (se trovate a meno in agosto segnalatemelo!). Certo, sarete 25 minuti di auto dal centro (2 ore di autobus nel weekend) ma il lusso non vi mancherà. Se volete spendere meno (ma San Diego, ragazzi miei, è cara per gli alloggi), c&#8217;è il centro: Down Town, Gaslamp Quarter e dintorni. Se invece vi va bene stare anche a 10 massimo 15 mins di auto dal centro e spendere molto meno, c&#8217;è Chula Vista, verso il Messico. E&#8217; periferia e ci passa anche il Trolley.
Come spostarsi?
Che vi devo dire&#8230; se avete preso l&#8217;auto per girare mezzo sud USA continuate a tenere l&#8217;auto&#8230; se invece siete diretti a San Diego e vi fermate per almeno una settimana e alloggiate in periferia ma vicino alla fermata di un Trolley o in centro, potete anche muovervi coi mezzi (puntuali ma scarsissimi, ovvero a volte passano 1 volta l&#8217;ora il che vuol dire che se ne devi prendere 2 o 3&#8230; Eccezion fatta per i 3 trolley) per 4 giorni e prender l&#8217;auto per 3.
PRIMO GIORNO
Poniamo che siate arrivati da un&#8217;altra città, insomma tra viaggio e accomodamento in alloggio il primo giorno uscirete solo il pomeriggio. Dirigetevi al Gaslamp Quarter tra la 4th e la 5th, Down Town (il centro) Iniziate dal &#8220;lato mare&#8221; per poi proseguire. L&#8217;attrattiva è il quartiere in se con tutti palazzi molto belli. Camminate sempre dritti finchè sulla 4th incontrerete l&#8217;Horton Plaza. Un giro al centro commerciale è d&#8217;obbligo. Attraversato Horton Plaza, uscendo verso la 1st troverete Ralfh. E&#8217; un grande supermarket. Non è economicissimo ma ha tutto, anche molti prodotti italiani, tantissimi tipi di pane, yogurt italiani, frutta e verdura. Molti cibi pronti preparati lì da mangiare così o da scaldare (molto probabilmente avrete il microonde e il frigo in camera).Beh poi c&#8217;è sempre l&#8217;eventualità che vogliate sempre mangiare al ristorante&#8230;
Si lo so, sarete stanchi, quindi dopodiché tornate indietro e praticamente di fronte all&#8217;ingresso del Gaslamp Quarter c&#8217;è Seaport Village. E&#8217; un villaggio sì artificiale ma meraviglioso, con i suoi piccoli negozietti (non potete non rimanere incantati in quello dei carillon il cui nome è Music Box e in quello dell&#8217;america degli anni&#8217;60) e dai ristoranti. Eppoi l&#8217;enorme Carosello antico. Se avrete dei figli la tappa al carosello è d&#8217;obbligo (i figli saranno la scusa).
SECONDO GIORNO
Dovete sapere che a San Diego il clima è un po&#8217; particolare, come la nostra primavera, ma perenne, e come tale il pomeriggio alle 416 non è che sia il massimo per stare sotto al sole, o meglio, verso le 17:30 massimo scapperete. Ma San Diego ha troppe spiagge per non andarci. Quindi sveglia di mattina presto. Direzione CORONADO! A Coronado si può arrivare dal ponte o tramite il traghetto da prendere sulla Pacific, vicino Seaport.
Ma probabilmente arriverete in auto. Parcheggiate lì, in zona 1st (NB: San Diego è la città e la Contea. La città praticamente è composta dal Centro e Coronado è una cittadina a se, quindi i nome delle strade si ripetono), vicino al Ferry Pier. E affittate le biciclette (se le fanno pagare ma ne vale la pena!), chiedendo anche i cestelli. Messi asciugamani e borsa nei cestelli via ad attraversare l&#8217;isola. dopo 15 minuti di pedalata piacevolissima arriverete dall&#8217;altra parte. Tappa obbligata: l&#8216;albergo del Coronado e quando arriverete lì, gli appassionati di Marilin non potranno non riconoscere l&#8217;albergo di A qualcuno Piace caldo! Legate la bici e via alla gita dentro l&#8217;Hotel, magari con tappa alla cioccolateria o a uno dei negozi interni. La spiaggia è piacevole ma mai quanto quelle dal lato del ponte e del Pier. Quindi di nuovo in bici da lasciare dal lato dello &#8220;struscio&#8221; vicino all&#8217;Hotel Coronado per fare 4 passi. Dopo l&#8217;immancabile shopping,  vi consiglio di tornare dall&#8217;altro lato dell&#8217;Isola.
Scendendo da nord troverete un bellissimo giardinetto armonico proprio sul mare. Fermarsi lì per una foto è d&#8217;obbligo&#8230;  Dopodichè eccovi tornati in zona Ferry Pier. Lasciate la bici (affittata per mezza giornata) e, beh è ora di mettersi in spiaggia a prendere un po&#8217; di sole&#8230; Se poi è domenica ci sarà anche il complesso che dalle 14 suonerà lì in piazzetta di fronte la fontana! Magari mangiandovi un panino o ricorrendo ai vari ristoranti (che io mi lasciavo più per cena&#8230;). C&#8217;è anche un grande supermarket a 100 mt.
Quando inizia a calare il sole vi suggerirei 4 passi tra i negozi della zona Ferry Pier&#8230;
A una certa vi verrà fame&#8230; In America cenano tutti presto quindi rischiate xche la fame vi venga per le ore 18. Lì ci sono vari ristoranti tra cui Il Fornaio (vi ricordate la segnalazione per il New York New York di Las Vegas?). Ma io vi consiglio Kyros Spiros, un ristorante greco in cui il pesce la fa da padrone! Ottima qualità e anche il prezzo (il che non dispiace) oltre che la cortesia dei proprietari. Il tutto con un&#8217;incantevole panorama&#8230; Indescrivibile ma da vivere&#8230;
TERZO GIORNO
Siete andati a dormire presto? E menomale&#8230; dotati di navigatore satellitare come vi avevo suggerito e (sempre) col passaporto in tasca, siete pronti a farvi un&#8217;ora e mezza in autostrada&#8230; Ma, FONDAMENTALE, assicuratevi di avere un&#8217;ottima auto (inteso come nuova e col climatizzatore), acqua in abbondanza, anche giacciata e un po&#8217; di cibo (beh per chi è mangione come me). Impostate il navigatore per Anza Borrego Nationa Park! Viaggiando passerete in pochi KM in montagna&#8230; una montagna sempre più deserta, inizierete ad incontrare vari tipi di Cactus e rivivrete di fronte ai vostri occhi le immagini wester. Arrivati ad Anza Borrego vi troverete in una piccola realtà che vi racconterà la storia di quei posti: dal deserto rovente alle inondazioni dell&#8217;inverno, potrete incontrare vari animali del deserto e vedere i pesciolini che riscono a vivere in acque che superno i 50 gradi centigradi! Lì ho preso un libro sulle storie degli indiani &#8220;californiani&#8221;. Vi sentirete riconciliati col mondo. Fermi, all&#8217;ombra, fuori dal Centro, con la musica del vento tra i cactus, di fronte ai Canyon, vi sentirete riappacificati col mondo, un mondo che non conoscevate ma che non farete fatica a sentire vostro. Nonostante il caldo (se andrete d&#8217;estate).
Ma è ora di tornare a lidi più freschi: sul navigatore scrivete Giulian Town. Lo sapevo! Appena arrivati avrete detto: eccolo! un villaggio western! Era ora! un posto delizioso, contornato da boschi e da alberi di mele. Perchè si: lì le specialità sono a base di mela: dolci, sidri, ma in genere tutto! Buon appetito in uno dei ristoranti della zona! Veramente la città è solo su una sola via, essendo un reale villaggio western. Dopo 4 passi e un po&#8217; di shopping, ripartite verso l&#8217;albergo&#8230; un&#8217;altra ora e mezza vi aspetta ma vi suggerisco una piccola deviazione. San Diego, infatti, è famosa per la grande offerta culturale. Amate il teatro? Non c&#8217;è che scegliere. C&#8217;è un botteghino vicino Horton Plaza, ove ci sono anche 2 teatri. Ma se amate il teatro classico, Sheakespiriano, basta! Andate direttamente al Balboa Park e scegliete quale spettacolo (di solito a rotazione ce ne sono 3 per periodo) vedere nell&#8217;Old Globe theatre ! Io, ovviamente ho visto Romeo &amp; Juliet. Gli attori sono eccellenti, il teatro è magnifico. é un&#8217;esperienza da vivere quindi prendete i biglietti per una serata successiva. Ci sono dei posti a 29 dollari. Io non mi fidai ma si vede molto bene anche da quelli. Gli attori sono talmente bravi che, se anche non conosceste bene l&#8217;inglese o il testo, vi piacerà e divertirà, commuoverà ed emozionerà comunque.
Ora, come avrete capito, a San DIego ci sono tante cose da vedere e fare. Quindi pubblicherò i post di tre giorni in tre giorni&#8230;
per leggere gli altri racconti del mio viaggio USA cliccate qui
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_90e9d16532e720061e45b9ea401b3d5e').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/san-diego-un/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Una pedalata allunga la vita</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/ciclofficine-a-roma/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/ciclofficine-a-roma/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Oct 2008 09:20:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Tifi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Come risparmiare]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[bici]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>
		<category><![CDATA[ciclofficine]]></category>
		<category><![CDATA[critical mass]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=77</guid>
		<description><![CDATA[E pur si muove! Instancabile il nostro pianeta un po&#8217; malandato non smette di girare, cammina sempre, ma senza zampe per grattarsi via le pulci. Giorno e notte ci ricorda la bellezza del dinamismo: forse è proprio nel non stare mai fermi il segreto dell&#8217;armonia. E non vale barare: non sono le cose che devono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/10/cm08_4_bis.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-78" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/10/cm08_4_bis-150x150.jpg" alt="Un momento della Ciemmona 2008" width="150" height="150" /></a>E pur si muove! Instancabile il nostro pianeta un po&#8217; malandato non smette di girare, cammina sempre, ma senza zampe per grattarsi via le pulci. Giorno e notte ci ricorda la bellezza del dinamismo: forse è proprio nel non stare mai fermi il segreto dell&#8217;armonia. E non vale barare: non sono le cose che devono gravitare attorno a noi, trasportarci o renderci felici. Bisogna trovare da soli il proprio asse di <span id="more-77"></span>rotazione e&#8230; pedalare! Beh, non vedo altro modo per far circolare le gambe.</p>
<p>I geocentrici li riconosci subito: credono che tutto ruoti attorno a loro e che vada pure tutto storto (certo, l&#8217;asse è inclinato!). Ma proprio nel bel mezzo del fitto bosco dei geocentrici esiste un nutrito sottobosco di eliocentrici. Dinamici, creativi, decisamente alternativi, si fanno chiamare &#8220;il popolo dei ciclisti&#8221;. Dagli ipertecnici che svettano sulla cima d&#8217;infinite salite ai troglociclisti che a fine giornata fanno braciolate sui cerchioni, li puoi trovare un po&#8217; ovunque, dal fornaio sotto casa, nella strada che percorri tutte le mattine o nel sottoscala del tuo palazzo mentre si sbaciucchiano la fidanzatina del momento. Una volta al mese disseppelliscono l&#8217;ascia di guerra, allora è meglio inforcare una bicicletta o non farsi trovare in giro. Chiamano la loro quotidiana guerra al traffico, all&#8217;indifferenza e alla bestialità umana Critical Mass: si ammucchiano ogni ultimo venerdì del mese alle 1830 a piazzale della masse critiche, Piramide. Sono così tanti che non è facile ignorarli, sfrecciare come indemoniati o tagliar loro la strada. Qualcuno li ascolta, si lascia quasi convincere che la terra giri intorno al sole, ma poi smog e polveri sottili riprendono ad ottenebrargli il cervello.</p>
<p>Qualche impavido si spinge fino ai loro punti di ritrovo, le cicloffine, dove, più simili a primitivi delle caverne che a individui civilizzati, li vede trascorrere ore e ore coperti di stracci, grasso e polvere a costruire nuovi orizzonti. Le leggende narrano che girino per discariche e cassonetti e prelevino carcasse di biciclette arrugginite, badando di arrivare prima della concorrenza. Poi il buon Dio li premia rendendo le ciclofficine luoghi magichi: i ciclomeccanici sanno trasformare cumuli di ferraccio in bici belle e funzionanti da regalare agli avventori senza spennargli il portafoglio.</p>
<p>Piccoli e grandi vi entrano con bici vecchie, rotte o con qualche pezzo in meno svanito nella notte,   il pretesto funziona sempre: vi trascorrono un po&#8217; di tempo, imparano qualche nozione di meccanica, apprezzano la disponibilità, la voglia di condividere le conoscenze e di risolvere i problemi insieme ed ecco compiersi un incantesimo: con un sorriso nuovo se ne volano in sella alla loro bici pronti a colorare il grigio devastante che li circonda. Ma ahimè una terribile maledizione grava su chi entra in una ciclofficina. Quando il ciclista novello si ritrova con le mani su una pompa di benzina ecco che comincia a sentire delle voci. Non è il frusciare dell&#8217;oro nero, né il pianto del portafoglio sempre più spennato; si guarda attorno, ma nel nero di una solitudine ipertecnologica, non vede nessuno, solo fantasmi. Inizia a chiedersi se siano le voci delle vittime delle guerre in medioriente, civili inermi e bombardati per poter vendere armi e petrolio, se sia il gemito della Terra stanca di essere depredata, sfruttata e inquinata o se, peggio ancora, sia la sua anima che dall&#8217;abisso in cui è stata ricacciata chiede giustizia e forse vendetta. Potere, petrolio, guerre, inquinamento, il male ha mille volti; comprare, consumare, buttare, ricomprare, la schiavitù ha un solo volto.</p>
<p>Se non ti senti un criminale, se questo stato di cose non ti fa comodo, se sei stanco di sentire le voci, inizia a pedalare e non fermarti: qualcosa si muove ancora in mezzo a tutto sto traffico!</p>
<p>Le ciclofficine esistono davvero e proliferano come funghi, a Roma e dintorni sono diventate otto:<br />
Ciclofficina Don Chisciotte, via prenestina 173, quartiere Pigneto, <a href="http://ciclofficna.homelinux.org/" target="_blank">http://ciclofficna.homelinux.org</a>;<br />
Ciclofficina Centrale, via Baccina 36/38, mercato rionale di Monti, <a href="http://www.ciclonauti.org/" target="_blank">www.ciclonauti.org</a><br />
<!--[if gte mso 9]&amp;gt; Normal   0         14         false   false   false      IT   X-NONE   X-NONE                                                     MicrosoftInternetExplorer4 &amp;lt;![endif]--><!--[if gte mso 9]&amp;gt; &amp;lt;![endif]--> <!--[if gte mso 10]&amp;gt;--></p>
<p>Ciclofficina Macchia Rossa, via Pieve Fosciana 56/82, quartiere Magliana, <a href="http://www.inventati.org/macchiarossa/" target="_blank">http://www.inventati.org/macchiarossa</a><br />
Ciclofficina del Gazometro, via del gametro 14, quartiere Ostiense.<br />
Ciclofficina del Forte, via Federico Delfino c/o Forte Prenestino, quartiere Centocelle, <a href="http://www.forteprenestino.net/" target="_blank">http://www.forteprenestino.net/</a><br />
Ciclofficina ex Lavanderia, piazza St Maria della Pietà, padiglione 31, quartiere Monte Mario, <a href="http://www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm" target="_blank">www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm</a><br />
Ciclofficina Sans papiers, viale Carlo Felice 69b, quartiere San Giovanni <a href="http://sanspapiers.oziosi.org/" target="_blank">http://sanspapiers.oziosi.org/</a><br />
Ciclofficina Colleferro, Colleferro, Roma, <a href="http://www.ciclocolle.altervista.org/" target="_blank">www.ciclocolle.altervista.org</a><a href="http://www.ciclocolle.altervista.or/"><br />
</a></p>
<form id="vozme_form_862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c" method="post" name="vozme_form_862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c" target="862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Una pedalata allunga la vita.. E pur si muove! Instancabile il nostro pianeta un po&#8217; malandato non smette di girare, cammina sempre, ma senza zampe per grattarsi via le pulci. Giorno e notte ci ricorda la bellezza del dinamismo: forse è proprio nel non stare mai fermi il segreto dell&#8217;armonia. E non vale barare: non sono le cose che devono gravitare attorno a noi, trasportarci o renderci felici. Bisogna trovare da soli il proprio asse di rotazione e&#8230; pedalare! Beh, non vedo altro modo per far circolare le gambe.
I geocentrici li riconosci subito: credono che tutto ruoti attorno a loro e che vada pure tutto storto (certo, l&#8217;asse è inclinato!). Ma proprio nel bel mezzo del fitto bosco dei geocentrici esiste un nutrito sottobosco di eliocentrici. Dinamici, creativi, decisamente alternativi, si fanno chiamare &#8220;il popolo dei ciclisti&#8221;. Dagli ipertecnici che svettano sulla cima d&#8217;infinite salite ai troglociclisti che a fine giornata fanno braciolate sui cerchioni, li puoi trovare un po&#8217; ovunque, dal fornaio sotto casa, nella strada che percorri tutte le mattine o nel sottoscala del tuo palazzo mentre si sbaciucchiano la fidanzatina del momento. Una volta al mese disseppelliscono l&#8217;ascia di guerra, allora è meglio inforcare una bicicletta o non farsi trovare in giro. Chiamano la loro quotidiana guerra al traffico, all&#8217;indifferenza e alla bestialità umana Critical Mass: si ammucchiano ogni ultimo venerdì del mese alle 1830 a piazzale della masse critiche, Piramide. Sono così tanti che non è facile ignorarli, sfrecciare come indemoniati o tagliar loro la strada. Qualcuno li ascolta, si lascia quasi convincere che la terra giri intorno al sole, ma poi smog e polveri sottili riprendono ad ottenebrargli il cervello.
Qualche impavido si spinge fino ai loro punti di ritrovo, le cicloffine, dove, più simili a primitivi delle caverne che a individui civilizzati, li vede trascorrere ore e ore coperti di stracci, grasso e polvere a costruire nuovi orizzonti. Le leggende narrano che girino per discariche e cassonetti e prelevino carcasse di biciclette arrugginite, badando di arrivare prima della concorrenza. Poi il buon Dio li premia rendendo le ciclofficine luoghi magichi: i ciclomeccanici sanno trasformare cumuli di ferraccio in bici belle e funzionanti da regalare agli avventori senza spennargli il portafoglio.
Piccoli e grandi vi entrano con bici vecchie, rotte o con qualche pezzo in meno svanito nella notte,   il pretesto funziona sempre: vi trascorrono un po&#8217; di tempo, imparano qualche nozione di meccanica, apprezzano la disponibilità, la voglia di condividere le conoscenze e di risolvere i problemi insieme ed ecco compiersi un incantesimo: con un sorriso nuovo se ne volano in sella alla loro bici pronti a colorare il grigio devastante che li circonda. Ma ahimè una terribile maledizione grava su chi entra in una ciclofficina. Quando il ciclista novello si ritrova con le mani su una pompa di benzina ecco che comincia a sentire delle voci. Non è il frusciare dell&#8217;oro nero, né il pianto del portafoglio sempre più spennato; si guarda attorno, ma nel nero di una solitudine ipertecnologica, non vede nessuno, solo fantasmi. Inizia a chiedersi se siano le voci delle vittime delle guerre in medioriente, civili inermi e bombardati per poter vendere armi e petrolio, se sia il gemito della Terra stanca di essere depredata, sfruttata e inquinata o se, peggio ancora, sia la sua anima che dall&#8217;abisso in cui è stata ricacciata chiede giustizia e forse vendetta. Potere, petrolio, guerre, inquinamento, il male ha mille volti; comprare, consumare, buttare, ricomprare, la schiavitù ha un solo volto.
Se non ti senti un criminale, se questo stato di cose non ti fa comodo, se sei stanco di sentire le voci, inizia a pedalare e non fermarti: qualcosa si muove ancora in mezzo a tutto sto traffico!
Le ciclofficine esistono davvero e proliferano come funghi, a Roma e dintorni sono diventate otto:
Ciclofficina Don Chisciotte, via prenestina 173, quartiere Pigneto, http://ciclofficna.homelinux.org;
Ciclofficina Centrale, via Baccina 36/38, mercato rionale di Monti, www.ciclonauti.org
 
Ciclofficina Macchia Rossa, via Pieve Fosciana 56/82, quartiere Magliana, http://www.inventati.org/macchiarossa
Ciclofficina del Gazometro, via del gametro 14, quartiere Ostiense.
Ciclofficina del Forte, via Federico Delfino c/o Forte Prenestino, quartiere Centocelle, http://www.forteprenestino.net/
Ciclofficina ex Lavanderia, piazza St Maria della Pietà, padiglione 31, quartiere Monte Mario, www.exlavanderia.it/ciclofficina.htm
Ciclofficina Sans papiers, viale Carlo Felice 69b, quartiere San Giovanni http://sanspapiers.oziosi.org/
Ciclofficina Colleferro, Colleferro, Roma, www.ciclocolle.altervista.org

" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_862b4c1234c7a9530b0ff0a7f8abf14c').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/ciclofficine-a-roma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il contenitore più grande del mondo</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/il-contenitore-piu-grande-del-mondo/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/il-contenitore-piu-grande-del-mondo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 02 Aug 2008 10:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[differenziata]]></category>
		<category><![CDATA[immondizia]]></category>
		<category><![CDATA[spreco]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=37</guid>
		<description><![CDATA[Ma che senso ha dichiarare di dover &#8220;sponsorizzare &#8211; pubblicizzare&#8221; la raccolta differenziata e simili, quando non si fanno le dovute pressioni, sanzioni ecc. verso chi i prodotti li crea, cioè le fabbriche? Basterebbe impedire di fare confezioni e contenitori pluri materiali. Quante bottiglie in plastica hanno le etichette in carta? I succhi di frutta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/08/contenitore.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-38" title="contenitore" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/08/contenitore-150x150.jpg" alt="Il contenitore più grande del mondo" width="150" height="150" /></a>Ma che senso ha dichiarare di dover &#8220;sponsorizzare &#8211; pubblicizzare&#8221; la raccolta differenziata e simili, quando non si fanno le dovute pressioni, sanzioni ecc. verso chi i prodotti li crea, cioè le fabbriche?</p>
<p>Basterebbe impedire di fare confezioni e contenitori pluri materiali. Quante bottiglie in plastica hanno le etichette in carta? I succhi di frutta da 200ml (quelli con la cannuccetta incollata) sono addirittura di 3 materiali differenti che NON possono essere smaltiti insieme.</p>
<p>Uno dei record sicuramente spetta ad una marca, italiana, di memory card che<span id="more-37"></span> ho potuto constatare di persona ha superato tutti i limiti imposti dal più comune buon senso.<br />
La confezione di questa memory è grande almeno 20 volte l&#8217;astuccetto della stessa (che comprende oltre alla scheda di memoria 2 adattatori).<br />
Mentre cercavo di utilizzare il complicatissimo sistema di estrazione del prodotto dalla scatola mi sono interrogato sul senso di tutto quel materiale extra che conteneva un prodotto così piccolo.<br />
In merito ho chiesto spiegazioni ad un mio amico commesso in un negozio che tratta quello stesso prodotto e lui sorridendo mi ha risposto che anche lui si era posto le stesse mie domande e le ha anche rivolte al venditore di quella azienda che gli ha risposto che la confezione è fatta in quel modo per essere più complicata da rubare.<br />
Sarà, ma intanto per utilizzare una micro memory ho dovuto gettare (in proporzione) TROPPO cartone e plastica.<br />
Uno spreco rimane sempre uno spreco!</p>
<form id="vozme_form_1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8" method="post" name="vozme_form_1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8" target="1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Il contenitore più grande del mondo.. Ma che senso ha dichiarare di dover &#8220;sponsorizzare &#8211; pubblicizzare&#8221; la raccolta differenziata e simili, quando non si fanno le dovute pressioni, sanzioni ecc. verso chi i prodotti li crea, cioè le fabbriche?
Basterebbe impedire di fare confezioni e contenitori pluri materiali. Quante bottiglie in plastica hanno le etichette in carta? I succhi di frutta da 200ml (quelli con la cannuccetta incollata) sono addirittura di 3 materiali differenti che NON possono essere smaltiti insieme.
Uno dei record sicuramente spetta ad una marca, italiana, di memory card che ho potuto constatare di persona ha superato tutti i limiti imposti dal più comune buon senso.
La confezione di questa memory è grande almeno 20 volte l&#8217;astuccetto della stessa (che comprende oltre alla scheda di memoria 2 adattatori).
Mentre cercavo di utilizzare il complicatissimo sistema di estrazione del prodotto dalla scatola mi sono interrogato sul senso di tutto quel materiale extra che conteneva un prodotto così piccolo.
In merito ho chiesto spiegazioni ad un mio amico commesso in un negozio che tratta quello stesso prodotto e lui sorridendo mi ha risposto che anche lui si era posto le stesse mie domande e le ha anche rivolte al venditore di quella azienda che gli ha risposto che la confezione è fatta in quel modo per essere più complicata da rubare.
Sarà, ma intanto per utilizzare una micro memory ho dovuto gettare (in proporzione) TROPPO cartone e plastica.
Uno spreco rimane sempre uno spreco!
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_1975a054aea65256e6a72a9fc6d7e3c8').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/il-contenitore-piu-grande-del-mondo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Allarme smog? Macché, a Pechino temono la pioggia!</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/allarme-smog-pechino-meteo/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/allarme-smog-pechino-meteo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 29 Jul 2008 14:57:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DeLuca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Diritti umani]]></category>
		<category><![CDATA[Giochi]]></category>
		<category><![CDATA[Meteo]]></category>
		<category><![CDATA[Missili]]></category>
		<category><![CDATA[Olimpiadi]]></category>
		<category><![CDATA[Pechino]]></category>
		<category><![CDATA[Smog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=33</guid>
		<description><![CDATA[Cose da pazzi nei cieli d&#8217;oriente. A pochi giorni dal via della trentanovesima edizione dei Giochi Olimpici di Pechino, che forse passeranno alla storia come i più inquinati di tutti i tempi, dalla capitale cinese arriva una notizia tanto divertente quanto inquietante. Per preservare dalla pioggia la cerimonia inaugurale prevista per l&#8217;8 agosto, potrebbero essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/foto.gif"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-34" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/foto-150x150.gif" alt="Tempi duri in arrivo per i cieli sopra Pechino" width="106" height="83" /></a>Cose da pazzi nei cieli d&#8217;oriente.<br />
A pochi giorni dal via della trentanovesima edizione dei Giochi Olimpici di Pechino, che forse passeranno alla storia come i più inquinati di tutti i tempi, dalla capitale cinese arriva una notizia tanto divertente quanto inquietante.<span id="more-33"></span><br />
Per preservare dalla pioggia la cerimonia inaugurale prevista per l&#8217;8 agosto, potrebbero essere utilizzati missili e granate contro le nuvole! A confermarlo è l&#8217;ufficio di ingegneria metereologica cittadino che si dice pronto a cambiare il clima della metropoli in caso le previsioni indichino pioggia per quella data.<br />
La tecnologia è stata sviluppata negli Stati Uniti e perfezionata in Cina a partire dal 2001: dentro le nuvole verrebbero sparati missili e granate contenenti ioduro d&#8217;argento. In questo modo, assicurano le autorità cinesi, si può anticipare o ritardare la pioggia.<br />
E meno male che i Giochi dovrebbero essere per la Cina l&#8217;occasione per dimostrare il proprio spirito non violento e cercare di far passare in secondo piano i crimini di cui si è macchiata nel corso del tempo&#8230;.</p>
<form id="vozme_form_b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b" method="post" name="vozme_form_b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b" target="b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="Allarme smog? Macché, a Pechino temono la pioggia!.. Cose da pazzi nei cieli d&#8217;oriente.
A pochi giorni dal via della trentanovesima edizione dei Giochi Olimpici di Pechino, che forse passeranno alla storia come i più inquinati di tutti i tempi, dalla capitale cinese arriva una notizia tanto divertente quanto inquietante.
Per preservare dalla pioggia la cerimonia inaugurale prevista per l&#8217;8 agosto, potrebbero essere utilizzati missili e granate contro le nuvole! A confermarlo è l&#8217;ufficio di ingegneria metereologica cittadino che si dice pronto a cambiare il clima della metropoli in caso le previsioni indichino pioggia per quella data.
La tecnologia è stata sviluppata negli Stati Uniti e perfezionata in Cina a partire dal 2001: dentro le nuvole verrebbero sparati missili e granate contenenti ioduro d&#8217;argento. In questo modo, assicurano le autorità cinesi, si può anticipare o ritardare la pioggia.
E meno male che i Giochi dovrebbero essere per la Cina l&#8217;occasione per dimostrare il proprio spirito non violento e cercare di far passare in secondo piano i crimini di cui si è macchiata nel corso del tempo&#8230;.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', 'b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', 'b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_b26c302af3eb1521dd65bbe9b9951f2b').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/allarme-smog-pechino-meteo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A lavoro in bicicletta</title>
		<link>http://www.abitarearoma.it/redazione/a-lavoro-in-bicicletta/</link>
		<comments>http://www.abitarearoma.it/redazione/a-lavoro-in-bicicletta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Jul 2008 09:12:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Enzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[bici]]></category>
		<category><![CDATA[bicicletta]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.abitarearoma.it/redazione/?p=28</guid>
		<description><![CDATA[Giovedi scorso ho fatto un gesto per me storico: sono andato a lavoro, tragitto Pietralata Tor Tre Teste di circa 7 kilometri, in bicicletta (elettrica). Partito con qualche dubbio, dopo 25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/enzo_in_bici.jpg"><img class="alignleft alignnone size-medium wp-image-29" style="float: left; margin-left: 5px; margin-right: 5px;" title="enzo_in_bici" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/uploads/2008/07/enzo_in_bici-300x228.jpg" alt="Enzo Luciani alla sua prima uscita in bicicletta per andare a lavoro" width="97" height="73" /></a>Giovedi scorso ho fatto un gesto per me storico: sono andato a lavoro, tragitto Pietralata Tor Tre Teste di circa 7 kilometri, in bicicletta (elettrica).</p>
<p>Partito con qualche dubbio, dopo <span id="more-28"></span>25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente avrei sudato.</p>
<p>Purtroppo il mio tragitto non è molto trafficato quindi il confronto con la macchina (15 minuti abbondanti) non è esaltante (anche se oggi, al secondo tentativo su due ruote ho impiegato solo 21 minuti).<br />
Però mentre legavo la bicicletta al palo riflettevo: ci ho messo 5/10 minuti in più, ma quanto sono rilassato?</p>
<p>Sarà per il vento tra i capelli, a no quelli non li ho più, per il vento sulla faccia, l&#8217;aria aperta, il riuscire a vedere i pedoni in volto, l&#8217;andare a neanche 20 km/h, non so bene perché ma oggi (come anche giovedi scorso) la giornata lavorativa mi parte con una marcia in più!</p>
<p>W la bici! Provare per credere.</p>
<form id="vozme_form_49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e" method="post" name="vozme_form_49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e" target="49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e" action="http://vozme.com/text2voice.php"><input name="text" type="hidden" value="A lavoro in bicicletta.. Giovedi scorso ho fatto un gesto per me storico: sono andato a lavoro, tragitto Pietralata Tor Tre Teste di circa 7 kilometri, in bicicletta (elettrica).
Partito con qualche dubbio, dopo 25 minuti circa mi sono ritrovato già in ufficio, rilassato, sorridente. Con una bicicletta normale forse ci avrei impiegato qualche minuto in meno ma sicuramente avrei sudato.
Purtroppo il mio tragitto non è molto trafficato quindi il confronto con la macchina (15 minuti abbondanti) non è esaltante (anche se oggi, al secondo tentativo su due ruote ho impiegato solo 21 minuti).
Però mentre legavo la bicicletta al palo riflettevo: ci ho messo 5/10 minuti in più, ma quanto sono rilassato?
Sarà per il vento tra i capelli, a no quelli non li ho più, per il vento sulla faccia, l&#8217;aria aperta, il riuscire a vedere i pedoni in volto, l&#8217;andare a neanche 20 km/h, non so bene perché ma oggi (come anche giovedi scorso) la giornata lavorativa mi parte con una marcia in più!
W la bici! Provare per credere.
" /><input name="lang" type="hidden" value="it" /><input name="gn" type="hidden" value="fm" /><input type="hidden" id="interface" name="interface" value="full" />
			<div style="text-align:left;">
			
				<input style="float:left;" type="image" width="40" height="40" src="http://www.abitarearoma.it/redazione/wp-content/plugins/vozme/img/megaphone40x40w.gif" alt="Ascolta questo articolo" onclick="window.open('', '49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes');">
				<div style="margin-left:48px; text-align:left;"><a style="font-size:12px;" href="javascript:void(0);" onclick="window.open('', '49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e', 'width=600,height=370,scrollbars=yes,location=yes,menubar=yes,resizable=yes,status=yes,toolbar=yes'); document.getElementById('vozme_form_49e23eb4c2cbb63f41dd1063a010a00e').submit();">Ascolta<br/>questo articolo</a></div>
			</div></form>]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.abitarearoma.it/redazione/a-lavoro-in-bicicletta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

