Anziché rassegnarsi, contro la sfiga ci vuole un po’ di accogliente buonumore e … almeno un sogno. E così a via della Sfiga, Avenue Q, ne succedono di tutti i colori, ma l’allegria di un musical impeccabile dal punto di vista tecnico fa uscire canticchiando anche il più serio degli spettatori.
Al Teatro Olimpico, piazza Gentile da Fabriano 17, fino al 1 novembre 2009 sono in scena i temi di sempre e perciò sempre attuali: con semplicità e il sorriso sulle labbra si affrontano il razzismo, l’omosessualità, il problema della casa e del lavoro, l’amore e l’amicizia.
Dopo il debutto off-Broadway nel marzo 2003, Avenue Q ha girato il mondo e si è aggiudicato vari premi tra cui tre Tony Awards come miglior musical, miglior soggetto originale e migliori musiche originali. L’idea che rende quasi tutti gli attori ventriloqui a carte scoperte la spiega il regista, Stefano Genovese, che ha curato la versione italiana: “l’apparente candore di un pupazzo gli permette di esternare pensieri, di commentare il mondo, di ricercare delle semplici verità in tutta libertà. Il pupazzo, innocuo giocattolo per bambini, con tanto di occhioni e largo sorriso, può dire con innocenza (franchezza) quello che molti di noi pensano e fanno, liberando finalmente la bestia del Politicamente Scorretto, che dà così tanta soddisfazione”.
Purtroppo il coming out, l’intento liberatorio, è tacciato di troppo buonismo e i personaggi, troppo volti a rappresentare l’universale, si assottigliano fino a perdere di spessore psicologico e alle volte diventano un po’ troppo banali.
Tuttavia restano le trovate intelligenti, come gli Orsetti dei Pensieri Cattivi che istigano all’alcol, all’ebbrezza e al suicidio, le scatole parlanti che fungono da coro e altre idee spiritose che movimentano l’azione.
Un plauso particolare va a tutto il settore musicale, dall’ineccepibile band che suona dal vivo (c’è il pianoforte, la batteria, la chitarra, i flauti, il basso e il contrabbasso) agli attori che, oltre a recitare e animare i pupazzi, cantano liriche e canzoni con sorprendente bravura.
E’ facile ridere e rispecchiarsi in Avenue Q, ma ammettere le piccole grandi verità della nostra esistenza, ad esempio “che siamo tutti un po’ razzisti”, è solo il primo passo di un lungo percorso di conoscenza del nostro vivere comune.
Tifi: Claudia Tifi, sono giornalista, scrittrice, artista, amante della natura, della bicicletta e pure ciclomeccanica: questo almeno nel mio mondo di fantasia, nel vostro sono ciò che volete voi.
Amo la bellezza e la libertà, odio le persone che ragionano solo con il portafogli.
Ho imparato prima a leggere, poi a scrivere, infine a parlare, non ancora a tacere.
Sono nata ad Ancona il 20 aprile 1981.
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