L’America annuncia la ritirata dall’Iraq per l’estate del 2010. Ieri il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge-delega contro gli scioperi “selvaggi” nei trasporti. Ryan Air annuncia toilette a pagamento, per contrastare la crisi. E Telecom riesce a chiudere centrando gli obiettivi.

Dimenticavo: la Procura di Udine ha aperto un fascicolo su Beppino Englaro. L’accusa è omicidio.

“Sapevo  che questo giorno sarebbe arrivato”, ha commentato con la consueta lucidità papà Beppino. Il giorno in cui il Potere si vendica e – per dirla con Fabrizio de Andrè – recita la parte più eccitante della Legge, quella che non protegge: la parte del boia. Così, dopo 17 anni di battaglie legali, di rinvii e giudizi strappati o negati, arriva finalmente l’ultimo processo. Quello che vede sul banco degli imputati Beppino Englaro, sul cui corpo traspare però il vero colpevole di questo teatrino politico-mediatico: la Libertà di disporre del proprio corpo, la libertà di scelta autonoma, il libero arbitrio. Reo di vecchia data – saranno almeno 12mila anni che si discute in merito… – di un reato mai commesso. La possibilità di scegliere il bene e il male, ovvero la possibilità di autodirigersi (come direbbe il sociologo Zygmunt Bauman).

“La Giustizia è l’utile del più forte!” diceva Trasimaco ad un Platone esterrefatto, nel capolavoro “La Repubblica”. E’ proprio così, inutile negarlo. Se leggiamo le parole del testo presentato in Parlamento in merito al testamento biologico ci rendiamo facilmente conto di quanta ideologia sia zuppo e da quanta poca “scienza” sia ispirato. Un passo indietro di almeno 50 anni, come qualcuno ha acutamente commentato.

Proviamo allora a descriverlo, in pillole, tanto per chiarirci le idee. Nei suoi primi articoli, il ddl Calabrò sancisce da un lato il divieto di forme di eutanasia diretta o indiretta (come il suicidio assistito), dall’altro pone il veto a qualsiasi forma di accanimento terapeutico. Desolante tentativo di unire il sacro al profano! Nell’articolo 5, da un lato si formalizza la Dichiarazione Anticipata di Trattamento (DAT), dall’altro viene negata la possibilità di inserire nella DAT tecniche di blocco dell’alimentazione e dell’idratazione. Anche questo tentativo di armonizzare due visioni fondamentalmente antitetiche sembra destinato a generare nient’altro che confusione. I restanti articoli sono di natura “tecnico-burocratica”: un incredibile mischione di regole e iter legali – commissioni mediche, banche dati per i DAT, tutela dell’obiezione di coscienza da parte del personale… – tutt’altro che facili da riassumere. Nessun accenno (ovviamente!) ai trattamenti cosiddetti palliativi.

In conclusione, un testo che sta un po’ di qua e un po’ di là, ma in definitiva da nessuna parte. Privo non solo di spessore scientifico ma anche, e soprattutto, di visione organica d’insieme: un insieme di principi buttati lì uno dietro l’altro che sembrano dare una botta al cerchio e una alla botte. Anzi no!, un obiettivo l’ha raggiunto: getterà su questa materia ancora più fumo e polvere che metterà in difficoltà centinaia di medici e pazienti.

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: Giornalista pubblicista. Laureato in comunicazione politica e istituzionale. Appassionato di segni, immagini e modelli semioculturali nell'epoca del villaggio globale. Segue la politica nazionale, il settore sociale e il sistema dei media. Dai primi anni del 2000 scrive per testate locali e regionali, principalmente in politica e cronaca. Ha collaborato inoltre con riviste del settore tecnologico e dei new media, occupandosi di sistemi di comunicazione uomo-macchina, interfacce naturali e nuovi linguaggi artistici.
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