Le elezioni europee, le dichiarazioni di Murdoch su Berlusconi, i rapporti con la Libia e Beppe Grillo in Senato per una politica pulita. Che situazione… africana.
Il 6 e 7 giugno scorso si è votato per il rinnovo del Parlamento europeo. Un appuntamento importante, perché la maggior parte degli atti approvati dalla Comunità europea vengono poi recepiti e incastonati nelle legislazioni nazionali. Ma non solo. In Italia è stato anche un banco di prova per il Governo di Berlusconi, un’occasione rara per saggiare l’attendibilità dei suoi “famosi” sondaggisti e procedere ad aggiustamenti di rotta.

Peccato che agli europei pare interessi davvero poco il destino politico dell’Europa. In tempo di crisi vince il si salvi chi può, e in 48 ore vanno a farsi friggere i bei sogni di un’Europa unita e solidale e la parola Unione sembra quasi produrre una stonatura nel panorama euroccidentale.

Ma, al di là della partecipazione, i risultati hanno stupito anche per altri aspetti. Primo fra tutti il boom delle cosiddette formazioni “minori” in Parlamento. Lega e Idv raccolgono infatti un risultato positivo, mentre Pdl e Pd arretrano (il primo ancora di più, attestandosi addirittura al 35%, ben lontano da quella valanga di consensi annunciata da Berlusconi in campagna elettorale). Stupisce positivamente anche Sinistra e Libertà, neoformazione pilotata principalmente da Nichi Vendola e Claudio Fava, che raccoglie un 3% di consensi – che a Roma sale a 4% con punte di oltre il 6% -.

Insomma, l’Italia si radicalizza, così come in molte altre parti d’Europa, a cominciare da Olanda e Spagna dove i partiti conservatori riescono a farla franca sulle forze socialiste. Ma questa non è una novità: è ormai storicamente apprezzato che le crisi e le situazioni di instabilità e incertezza tendono a convogliare il consenso degli elettori verso formazioni conservatrici e autoritarie.

Ma per Berlusconi è una doccia (quasi) gelata. Non è neppure riuscito a confermare i voti che l’hanno portato sullo scranno più alto del Parlamento. E la Lega comincia a diventare un pillola troppo amara da ingoiare: la maggioranza di Governo è sotto scacco dai padani che controllano il Nord.

E intanto continua il tiro al piccione del presidente del Consiglio riguardo alle accuse mosse dal Times e dal Sunday Times nelle settimane scorse (“cade la maschera del clown”, “disprezza gli italiani”, “secondo lo scrittore e premio nobel Josè Saramago il presidente italiano è un delinquente”…). “Dietro c’è Murdoch”, ha commentato il Premier. E l’imprenditore australiano non riesce a trattenere un sorriso (così come il giornalista che lo intervista) e replica al Cavaliere: queste sono “accuse senza senso”, “non controllo il New York Times (dio solo sa se ho una qualche influenza lì…), né l’Economist” (anche questo recentemente ha attaccato Berlusconi definendolo una “disgrazia” per l’Italia).

Insomma, da Londra agli States il presidente Silvio Berlusconi non sembra godere di buona fama. Ma in Africa pare di sì. Muammar Gheddafi, in visita ufficiale in Italia, ha parlato di Berlusconi come di un “amico” che ha avuto il coraggio di aprire una nuova stagione di pace e di collaborazione con la Libia. A titolo informativo, la Libia è accusata ma molte associazioni umanitarie e Ong di trattamenti inumani nei confronti degli emigranti (rinchiusi in campi di prigionia oppure lasciati a loro stessi nel deserto del Sahara). Il patto che aveva stipulato Romano Prodi in passato, che riguardava il pattugliamento dei mari congiunto Italia-Libia per controllare l’immigrazione non è stato mai attivato dal paese africano. Oggi, invece, Gheddafi preferisce lasciare tutto com’è e promettere favoritismi all’Italia sugli investimenti in petrolio e gas (anche perché il Governo Berlusconi ha accettato di risarcire la Libia dei danni subiti dalla colonizzazione fascista: 200 milioni di dollari all’anno, per 25 anni, sotto forma di investimenti in infrastrutture, come l’autostrada costiera Egitto-Libia-Tunisia).

Un bel risultato per il Governo: non solo non si fa nulla per bloccare il flusso immigratorio, ma si va in Libia a costruire ponti e strade, creando posti di lavoro e sviluppo, sperando in qualche mollichella di petrolio e gas in più (che non ci svincoleranno comunque dalle altre commesse che abbiamo). La stessa cosa che successe con Sarkozy, all’inizio di quest’anno: Berlusconi si impegnò nella realizzazione di centrali nucleari in Francia, elemosinando nel contempo qualche briciola di energia in più. E così, come diceva Totò, “a pezzo a pezzo…” spera di salvare l’Italia!

Ma ieri Beppe Grillo ci ha dato (forse) una speranza. E’ stato accolto in uno dei “bunker” del Senato (la Commissione Affari Costituzionali) dopo quasi due anni di attesa, per la proposta di legge popolare “Parlamento pulito”. “Uno scandalo” che il Governo lasci in un cassetto per più di 18 mesi le richieste di 350mila cittadini, dice il comico ai senatori. E partono le denunce. Quelle “alla Grillo”: torrenziali, travolgenti, granitiche. Il genovese ricorda a tutti l’anomalia italiana, degna degli Stati meno progrediti, con una folta schiera di condannati, pregiudicati, accusati e non si parla di taccheggio o ingiurie ma di relazioni mafiose, corruzione, falso in bilancio, ecc. Reati apertamente contro lo Stato e gli italiani che ne pagano le conseguenze. Eppure queste persone sono là a rappresentare quello Stato che hanno imbrogliato, truffato e forse anche disprezzato. Grillo è un fiume in piena e proprio al centro del discorso si lascia scappare un commento: è stata eletta, insieme a amici e compari, anche “qualche zoccola”!

E’ troppo. Un conto è Silvio Berlusconi che prende per coglione chi non vota per lui, in una conferenza stampa ufficiale. Un conto è Beppe Grillo, un comico, che porta avanti le richieste di 350mila firmatari e migliaia di cittadini che la pensano come lui. Un conto è Silvio Berlusconi che insulta magistrati e giornalisti. Un conto è Beppe Grillo, che è riuscito a portare in piazza più gente che alle feste del Pd.

Siamo alle solite, toccati gli intoccabili.

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: Giornalista pubblicista. Laureato in comunicazione politica e istituzionale. Appassionato di segni, immagini e modelli semioculturali nell'epoca del villaggio globale. Segue la politica nazionale, il settore sociale e il sistema dei media. Dai primi anni del 2000 scrive per testate locali e regionali, principalmente in politica e cronaca. Ha collaborato inoltre con riviste del settore tecnologico e dei new media, occupandosi di sistemi di comunicazione uomo-macchina, interfacce naturali e nuovi linguaggi artistici.
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