Amaro Romano/ Il Capodanno: un bisogno di disordine che ci rende padroni del mondo!
cultura, tags: capodannoIl capodanno è la festa della “rivoluzione” per eccellenza. Rivoluzione nel senso astronomico e naturale. Rivoluzione nel senso sociale e politico. Rivoluzione nel senso umano. Non a caso si è inclini a considerare il nuovo anno come una nuova vita, e questo fatto si concreta in riti e mitologie di moltissime comunità.
Il capodanno è la glorificazione del caos, del selvaggio, del disordinato, di tutto ciò che è fuori dal nostro mondo organizzato. E l’uomo si trasforma, ritualmente, nell’essenza stessa del disordine, del rumore, della luce impazzita dei fuochi. Si addobba la casa di buffi orpelli. Si è dediti alla fuga alcoolica. Si preferisce il rosso sanguigno. Si balla. Si grida. E tutto ciò acquista valore.
Il problema è insito nella natura degli individui in società. Nelle spinte profonde e misteriose che animano l’euforia devastatrice, il godereccio senso di distruzione. Come un richiamo ad un habitat selvatico e pericoloso che abbiamo lasciato per dedicarci alla civiltà, ma al quale, negli imi anfratti dell’anima, a volte ci riconduciamo con un pizzico di nostalgia: per non dimenticare da dove veniamo!
Ma vorrei non addentrarmi troppo negli aspetti psicologici della questione, preferendo sottolineare ancora il fatto etno-antropologico che è il capodanno stesso a portare con sé disordine e distruzione. Ha radici antichissime e funzioni sociali fortemente legate al capovolgimento/smantellamento degli schemi imposti col fine ultimo di consolidarli nell’ambito della vita di tutti i giorni. Un modello secondo cui si impazzisce per scongiurare la pazzia e ritrovare la calma, si disordina per comprendere e accettare l’ordine. Come tanti altri riti del genere: il Re che diventa schiavo e viene sbeffeggiato dalla comunità, la casa il tempio o l’immagine sacra che brucia o viene distrutta, il Dio che viene fatto a pezzi e mangiato…
Tutto ciò con l’unico grande necessario immancabile e incommensurabile obiettivo di comprendere e ristabilire l’Ordine, e dare ancora una volta prova che il mondo è sotto il nostro controllo. Che vi apparteniamo e possiamo piegarlo ai nostri bisogni. Possiamo coltivarlo per sfamarci e addomesticarlo per proteggerci. Possiamo viverlo. Ma tutto ciò solo grazie all’Ordine.
“Nell’anno egiziano c’è una stagione, quella dell’inondazione del Nilo, che è effettivamente il presupposto necessario della vita del paese che, senza il Nilo, sarebbe un deserto inabitabile. [...] Il ciclo festivo di Osiride (che nel mito figura anche come annegato nel Nilo) si celebra verso la fine della stagione dell’inondazione, [...] e si chiude con una festa a carattere di capodanno, in cui il re (Osiride, nda) agisce come Hor (prototipo della sovranità del re egiziano) che sale al trono.” (A. Brelich “Il politeismo”, a cura di M. Massenzio e A. Alessandri, Editori Riuniti, 2007)
Cioè, l’annegamento di Osiride (grande personaggio semi-mitologico della tradizione dell’antico Egitto) e dunque il disordine/distruzione portato dal Nilo durante la piena è l’occasione per la festa di Capodanno dove al caos devastatore si sovappone la nascita/resurrezione di Hor/Osiride, sovrano ideale e reale d’Egitto, e cosìun altro anno di coltivazione (ordine) e benessere (vita) per la popolazione.
Fabbricando una casa, l’uomo con ciò stesso recinta una parte dello spazio, la quale, a differenza della sfera esterna, è percepita come ordinata e culturalmente acquisita. Tuttavia, questa contrapposizione iniziale acquista un senso culturale solo sullo sfondo di infrazioni continue in un senso e nell’altro.” (J.M. Lotman, “Tesi per una semiotica delle culture”, a cura di F. Sedda, Meltemi, 2006)
Ovvero, tra lo spazio ordinato interno al recinto (che sia una casa o una società strutturata e culturalizzata) e quello disordinato esterno (la giungla, il mare aperto, il quartiere malfamato o lo spazio immateriale della follia…) c’è un rapporto di scambio continuo, nel senso che se non fossimo coscienti del disordine che abbiamo intorno difficilmente potremmo accettare e acquisire l’ordine che costruiamo, e del quale ci circondiamo.
Il Capodanno ci aiuta a comprendere e accettare la struttura sociale e le leggi del nostro mondo civile, attraverso il richiamo rituale della distruzione/morte, fuori e dentro di noi…
…e allora è proprio il caso di dire: buon 2009 a tutti.
Massimiliano: Giornalista pubblicista. Laureato in comunicazione politica e istituzionale. Appassionato di segni, immagini e modelli semioculturali nell'epoca del villaggio globale. Segue la politica nazionale, il settore sociale e il sistema dei media.
Dai primi anni del 2000 scrive per testate locali e regionali, principalmente in politica e cronaca. Ha collaborato inoltre con riviste del settore tecnologico e dei new media, occupandosi di sistemi di comunicazione uomo-macchina, interfacce naturali e nuovi linguaggi artistici.
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