Nell’editoriale di Nuova Energia di questo mese – periodico su energia e sviluppo sostenibile – si cela un sinistro dubbio: che ne sarà dei tanti progetti in campo ambientale, energetico, sociale… avanzati prima che l’economia mondiale andasse in tilt?

Venivamo (ricordate?) da un dibattito pubblico europeo sull’ambiente, sulle energie rinnovabili, sui nuovi sistemi di gestione e ottimizzazione dell’energia, sul risparmio, sulla salvaguardia delle fonti non rinnovabili… Tutti i politici ne parlavano, si intervistavano scienziati, si ascoltavano pareri e strategie, si cercava di chiudere il rubinetto dell’acqua più spesso, si compravano lampadine a risparmio energetico, si conteneva la dispersione di calore dalle stanze, si apriva poco il frigorifero. Si metteva in moto l’auto con un vago senso di colpa, e ad ogni accelerata si alzavano gli occhi al cielo come a dire: “perdonami, ho dovuto!”. Le statistiche sembravano prese dalle ultime rivelazioni di Nostradamus e in tv si accavallavano le immagini sulla desertificazione, sui ghiacciai che si stanno sciogliendo, sull’ultimo animale a rischio estinzione. Avevamo paura per ciò che in poco più di cento anni avevamo fatto al pianeta… e avevamo ragione!

Poi arrivò la crisi economica e – si sa! – quando ci sono di mezzo i soldi tutto cambia. In questo periodo di fatiche e minestrine si cerca di raschiare il fondo della pentola, e anche pochi centesimi fanno la differenza. Allora, come spesso accade nelle circostanze critiche, si cerca una leva per ribaltare l’ottica di 180 gradi pur restando coerenti con sé stessi, legittimando l’illegittimabile. Il ragionamento a “spirale”.

Il ragionamento a spirale è molto semplice, e funziona così: c’è la crisi! Punto.

O meglio – permettetemi un tecnicismo – tutto ciò che non rientra nella condizione della spirale è “fuori dal mondo” e “fuori dal tempo”. Mi spiego: la nostra società/cultura è “hic et nunc”, cioè “qui e ora”; è questo che ci mette in relazione col resto della società, e quindi ci assicura l’appartenenza alla cultura, al territorio, al Paese. E’ quello che ci permette di dire “io sono italiano”, ovvero lo sono “ora” e lo sono “qui”. Chi non appartiene, “non è qui e non è ora”. E’, per l’appunto, fuori dal mondo e fuori dal tempo (oltretutto, è per questa ragione che esistono le tombe, proprio per mantenere “qui e ora” i propri defunti, per mantenerli nel nostro mondo e nel nostro tempo…). Il ragionamento a spirale gioca proprio su questo fattore profondo e imperscrutabile, dicendo “la crisi c’è qui e c’è ora”; e in questo modo tutto perde valore a confronto. E dunque non sono più ammesse eccezioni, proroghe o condoni. La crisi diventa la leva che ribalta l’ottica, e permette di legittimare qualsiasi posizione, anche la più assurda. La spirale attrae verso il centro coloro che si attengono alla condizione ed esclude tutti gli altri, li emargina, li de-storicizza.

Il miglior modo per imporre un’opinione, oggi, è ridurre al silenzio (o al ridicolo) le altre. Eliminare la possibilità di scelta, il pluralismo, l’altra voce. E ogni buon costituzionalista che si rispetti sa che la Libertà di pensiero non consiste nella possibilità di pensarla come si vuole, ma nella possibilità di NON pensarla come gli altri. La differenza è sottile, ma sostanziale.

Condividi e/o stampa
  • Print
  • email
  • Facebook
  • Live
  • Google Bookmarks
  • MySpace
  • LinkedIn
  • Twitter
  • Current
  • Technorati
  • del.icio.us

: Giornalista pubblicista. Laureato in comunicazione politica e istituzionale. Appassionato di segni, immagini e modelli semioculturali nell'epoca del villaggio globale. Segue la politica nazionale, il settore sociale e il sistema dei media. Dai primi anni del 2000 scrive per testate locali e regionali, principalmente in politica e cronaca. Ha collaborato inoltre con riviste del settore tecnologico e dei new media, occupandosi di sistemi di comunicazione uomo-macchina, interfacce naturali e nuovi linguaggi artistici.
| Leggi tutti gli articoli pubblicati da

Scrivi un Commento

Copyright Cofine Srl - ABITARE A ROMA - direttore Enzo Luciani - Reg. Trib. Roma N. 550/02 (2/10/02)